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Ambiente

A Lampedusa alto inquinamento elettromagnetico

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di Antonio Mazzeo

(riceviamo e pubblichiamo) - Sistemi radar e impianti di telecomunicazione militari, ripetitori radio-televisivi, stazioni radio-base della telefonia cellulare, ecc.. Innumerevoli sorgenti elettromagnetiche, pericolose per l’uomo e l’ambiente naturale. Lampedusa non è più il paradiso decantato dalle brochure turistiche. Ospita impianti di origine militare le cui radiazioni sono potenzialmente pericolose. Lampedusa infatti è al centro dei programmi di guerra nell’area mediterranea e in nord Africa delle forze armate italiane e Nato. Lampedusa, un avamposto di guerra nel Mediterraneo. La punta più avanzata nel Mediterraneo del dispositivo bellico italiano e Nato, centro d’intelligence e spionaggio e potenziale trampolino di lancio per i raid aerei in Nord Africa. L’isola delle Pelagie è stata segretamente convertita in uno degli avamposti militari e strategici più moderni e aggressivi.

Lo scalo aereo civile, recentemente ampliato e ammodernato, è utilizzato dai velivoli cargo, dai cacciabombardieri e dagli elicotteri delle forze armate italiane e dagli aerei-spia di Frontex, la famigerata agenzia europea di sorveglianza e “contenimento” dei flussi migratori. Le aree portuali e le coste sono presidiate da navi da guerra della Marina e dalle imbarcazioni veloci della Guardiacoste, della Guardia di finanza e dei Carabinieri. Jeep e furgoni blindati scorazzano per le vie del centro e i sentieri tracciati all’interno delle aree naturali e paesaggistiche d’incomparabile bellezza; gli innumerevoli cartelli gialli con la scritta Zona militare Divieto di Accesso Sorveglianza armata sui portoni di antichi edifici trasformati in caserme; i fili spinati e le reti che delimitano presidi e impianti vetusti o super sofisticati per le guerre elettroniche; selve – ovunque - di tralicci, antenne di telecomunicazione e radar che bombardano l’etere di pericolosissime onde elettromagnetiche.

La zona più intensamente militarizzata, con ben quattro grandi infrastrutture destinate alle operazioni d’intelligence, è senza alcun dubbio la punta occidentale di Lampedusa. A Capo Ponente ci sono antenne radar, ponti radio e telecomunicazione; nella contigua area di Albero Sole, una serie di fabbricati che ospitano attrezzature top secret e centrali elettriche, la grande base radar dell’Aeronautica (oltre 2,900 metri quadri di superficie), una stazione della Marina militare, le postazioni di avvistamento avanzato (reporting post) per intercettare e analizzare le frequenze, le caratteristiche e le procedure delle trasmissioni radio, vocali e radar “nemiche” e “alleate”.

La Stazione della 4^ Squadriglia AES (Analisi ed Elaborazioni Speciali) dell’Aeronautica Militare, preposta all’individuazione e alla raccolta di tutte le emissioni elettromagnetiche d’interesse strategico e alla guerra elettronica. Nello specifico, le sofisticate apparecchiature in dotazione sono in grado di rilevare i segnali elettromagnetici emessi dalle strumentazioni nemiche (Signal Intelligence), identificare le emissioni diverse dalle comunicazioni radio (Electronic Intelligence), ottenere informazioni su come operano i sistemi di guerra elettronici e testare le loro capacità di risposta. “Le attività sono ad alto livello di segretezza e comprendono pure la raccolta di dati relativi alle emissioni radar, dei centri di comando e controllo, dei sistemi di difesa aerea e di guida missili installati a terra o imbarcati su aerei o navi”, riportano i manuali delle forze armate. I dati intercettati a Lampedusa sono poi inviati per la loro elaborazione al Reparto Supporto Tecnico Operativo Guerra Elettronica di Pratica di Mare, transitato dal 1° dicembre 2013 alle dipendenze della neocostituita 9^ Brigata Aerea Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance - Electronic Warfare. Come specificato dal ministero della Difesa, questa importante brigata dell’Aeronautica ha il compito di “fornire il supporto operativo di guerra elettronica attraverso attività tecniche ed addestrative finalizzate a migliorare l’autoprotezione degli aeromobili e ad assicurare una tempestiva risposta alle evoluzioni della minaccia presente in uno scenario operativo”.

Sempre nel settore dell’intelligence militare, dal 12 gennaio 2007 opera a Lampedusa il 9º Nucleo controllo e ricerca  che ha assorbito le attività sino ad allora svolte dal 7° Distaccamento autonomo interforze. Il 9° N.C.R. dipende dal Centro Intelligence Interforze di Castel Malnome, Roma, a sua volta subordinato con la Scuola interforze intelligence-guerra elettronica al 2° Reparto informazioni e sicurezza dello Stato maggiore della difesa che ha unificato e posto sotto il proprio controllo le diverse strutture di spionaggio delle forze armate italiane.

L’Aeronautica militare è presente a Lampedusa dal 1958 con un Teleposto Telecomunicazioni e una Stazione di Meteorologia. La prima grande installazione radar è entrata in funzione nel 1983, mentre tre anni dopo, a seguito della crisi Usa-Libia, fu costituita nell’isola la 134ª Squadriglia Radar, con lo scopo di garantire la sorveglianza e il controllo dello spazio aereo in ambito nazionale e Nato. Da qualche mese l’Aeronautica ha sostituito il suo radar di sorveglianza con due diversi modelli di radar RAT realizzati dall’industria italiana Selex (Finmeccanica) che emettono impulsi di microonde molto brevi e di elevata potenza potenzialmente dannosi secondo el valutazioni del prof. Massimo Coraddu, fisico sardo co-autore dello studio del Politecnico di Torino che ha documentato i gravi rischi per la salute umana e il traffico aereo delle emissioni del sistema satellitare MUOS di Niscemi.

Nell’isola ci sono però altri pericolosi dispositivi emittenti: ripetitori radiotelevisivi e per la telefonia cellulare, trasmettitori VHF per le comunicazioni in mare e per quelle aeroportuali, il radar per la sorveglianza costiera avanzata. “Il radar di Capo Grecale emette un’energia estremamente concentrata in un fascio ristretto” afferma Coraddu.
Lampedusa, la sua popolazione, la flora e la fauna sono quindi a mio avviso vittime inconsapevoli di un insostenibile inquinamento elettromagnetico, colpevolmente ignorato  dalle autorità militari e sanitarie e dagli amministratori locali e regionali.

 

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