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Laura Boldrini e le guerre mediterranee

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Qui non si parla di art.11

Laura Boldrini è stata per ventiquattro anni impegnata nelle Agenzie delle Nazioni Unite, di cui gli ultimi quindici come portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati, prima di essere eletta presidente della Camera dei Deputati italiana. Si è scagliata in ogni modo contro guerre e violazioni dei diritti umani. Quando venne al festival dell'economia parlando di "interventismo" affermò che è possibile ed è giusto limitare la sovranità degli Stati (ad esempio per tutelare i diritti dei rifugiati, oppure per impedire che i diritti umani vengano scandalosamente violati dalle dittature o nel corso dei conflitti), ma intervenire non deve significare automaticamente usare le armi.

Ebbene, dopo aver dato una piccola sforbiciata ai costi del Parlamento (ora un semplice usciere della Camera prenderà 9.900 euro al mese) e dopo averli commentati ricorrendo all'esempio di San Francesco (sic!)  ha partecipato in una blindatissima Catania ai lavori del “Gruppo speciale sul Mediterraneo e il Medio Oriente” (GSM) dell’Assemblea parlamentare della Nato: è il luogo dove si discutono le strategie di guerra dei generali del Pentagono e dell’Alleanza Atlantica all’interno dei Parlamenti dei Paesi membri.

Dal 1996 i forum dei parlamentari del GSM analizzano le politiche di sicurezza Nato nell’area mediterranea e mediorientale; dal 2004 gli inviti sono stati estesi ai “membri associati” e ai “partner regionali” dell’Alleanza Atlantica, in particolare Malta, Cipro, Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Marocco, Tunisia e Consiglio legislativo Palestinese. E dai temi più squisitamente, gli incontri del Gruppo speciale si sono via via estesi all’analisi delle migrazioni e delle differenti implicazioni politiche delle dinamiche economiche e sociali in nord Africa e Medio oriente.

Ai lavori partecipavano anche i ministri Federica Mogherini (Esteri), Angelino Alfano (Interni) e Roberta Pinotti (Difesa) oltre a un centinaio di parlamentari di Stati Uniti ed Europa e vari esponenti politici e rappresentanti dei Governi dei Paesi mediterranei “associati”.

Le sessioni di lavoro - stando al programma -  riguardavano il consolidamento dello Stato libico, la sfida delle migrazioni trans mediterranee (tra i relatori il capo di Stato Maggiore della Marina militare italiana, ammiraglio Giuseppe De Giorgi), e l’evoluzione del Movimento jihadista.

A fare gli onori di casa alla composita delegazione dei parlamentari pro-Nato, il sindaco Pd del capoluogo etneo Enzo Bianco, ministro dell’Interno nei governi bis di Massimo D’Alema e Giuliano Amato, successivamente presidente del Comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti e infine membro della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato. Bianco ha esercitato sapientemente la sua azione di lobbying a Bruxelles per far tenere il GSM 2014 a Catania. Dalla riuscita dei lavori dipenderà sicuramente l’iter del grande sogno-progetto del primo cittadino: il trasferimento da Varsavia a Catania della sede centrale di Frontex (l’agenzia europea di contrasto alle migrazioni) o perlomeno la creazione in Sicilia di una dependance Ue per il controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo e nell’Africa sub-sahariana.

con la collaborazione di Antonio Mazzeo
Catania 4 ottobre 2014

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