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Il parco archeologico dell'antica Rudiae

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scavi in corso

Lecce è la città di Tito Schipa, al secolo Raffaele Attilio Amedeo Schipa, di origini modeste ma dal talento vocale eccezionale. Facendo un salto nel tempo è anche la patria del poeta latino Quinto Ennio di origini messapiche che nacque a Rudiae nel 239 a.C. In pieno ellenismo. Arruolatosi nella seconda guerra punica contro Cartagine, fu notato da Catone per le sue doti da linguista, poeta e scrittore.

E forse è anche per l'autore delle Satire e Tragedie di argomento mitologico nonchè degli Annales, in cui si celebrava la grandezza di Roma, se con un balzo di 2000 anni, la terra di Puglia ed il Salento danno i natali anche al più geniale attore e drammaturgo della storia teatrale italiana: Carmelo Bene stimato in tutto il mondo per la sua arte, prima ancora che per le sue provocazioni.

Lecce città è piena di storia e di fascino. Aveva già un teatro e un anfiteatro romano. Ma da queste parti la storia è stata grande e ne è venuto alla luce un terzo. Anticamente Lecce aveva in Rudiae, oggi parte integrante della città, la sua prima interlocutrice. E non è un caso se proprio l'abbondanza di reperti romani abbia dato origine in questa parte d'Italia alla più prestigiosa facoltà archeologica, l'università del Salento grazie alla quale di recente è stato individuato un anfiteatro romano posto nella prima cintura urbana dell'odierna Lecce. Il Comune da qualche anno sta lavorando ad un nuovo parco archeologico che va ad arricchire il già cospicuo patrimonio storico del capoluogo salentino.

Responsabile scientifico degli scavi di Rudiae è il professore Francesco D'Andria, archeologo di fama internazionale uno dei massimi studiosi del settore, vanto dell'Ateneo pugliese, che ha messo sul campo un gruppo di giovani ricercatori molto preparati. Dario Corritore è il vicepresidente della spin off dell'università del Salento Arva (Archelogia, Ricerca Valorizzazione) che dal 2012 lavora sull'area  su iniziativa del prof. D'Andria con l'obiettivo di dare supporto tecnico e scientifico agli scavi con rilievi topografici che si avvalgono delle più avanzate tecnologie: rilievi Gps, immagini satellitari, fotogrammetria e laser scanner che hanno consentito anche di poter intuire come doveva essere all'epoca l'anfiteatro e che cosa – con molta probabilità - celi ancora tutta l'area oggi destinata a parco archeologico. La fortuna di questi studiosi è che al loro fianco hanno anche le istituzioni.

Luigi Coclite assessore alla cultura e al turismo del Comune di Legge, tiene a sottolineare che l'amministrazione ha puntato in questi anni soprattutto sul turismo culturale "Noi da cinque anni stiamo registrando un trend di costante crescita, abbiamo usato tutti i fondi dell'Unione Europea per il recupero di chiese e palazzi. La nostra è una città di 90000 abitanti, con un centro storico di almeno 15.000 residenti che vivono in un'area quasi tutte recuperata" dice con motivato orgoglio.
Il progetto del Comune sul parco di Rudiae è condotto con la Soprintendenza Archeologica della Puglia.

Si lavora su un insediamento risalente al IV-III secolo avanti Cristo, di origine messapicale che presenta  le tracce di un anfiteatro. Sarebbe stato costruito nel luogo ove esisteva una cisterna all'aria aperta, terrazzata da madre natura e dove veniva raccolta l'acqua. E' qui che l'ignoto progettista messapico individua il posto ideale per costruire un anfiteatro, donazione di una benefattrice facoltosa del tempo: Ottacilla Secundilla, figlia del senatore Marco. Aveva ereditato dal padre una cospicua fortuna, così nel 266 avanti Cristo (Quinto Ennio deve ancora nascere...) viene costruito un anfiteatro al posto del laghetto e la conferma che qui ci fosse un bacino idrico, sta negli strati di limo depositati sul pavimento roccioso che dimostrano l'essicamento del Lago avvenuto tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo.

Gli archeologi si mettono al lavoro e viene anche trovato un tesoretto di monete con un'iscrizione in lingua latina che data l'anfiteatro. Vengono alla luce anche statue in marmo di togati, la testa di Agrippina ed è quindi possibile documentare l'esistenza di un Foro in tutta l'area, che con lungimiranza è stata acquisita dal Comune. “C'è ancora molto da scavare – ci dicono gli studiosi - abbiamo scoperto solo un terzo di quel che pensiamo ci sia e nell'arco di un anno e mezzo pensiamo di scoprire l'intero anfiteatro del quale restano segni importanti: testimonianze di accessi laterali, corridoi tra i vari settori della coclea, persino locali sotterranei. Infatti da un'indagine geofisica è venuta agli occhi degli studiosi un'anomalia posta proprio al centro dell'area che fa pensare ci possano essere vani ipogei come del resto sarebbe tradizione degli anfiteatro dove si svolgevano giochi: sotto l'arena c'erano spesso locali per gli animali, persino prigioni.

Il fascino di Lecce, così bella e monumentale nel suo centro storico, sta quindi anche nelle sue aree archeologiche a testimonianza di un passato in cui ha certamente giocato un ruolo da protagonista.
(Corona Perer) - 2016



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www.arvarcheologia.it


 

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