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Libia, dentro il caos e fuori (UE)...confusione

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Mediterraneo infuocato

Il deterioramento della situazione in Libia, potrebbe dar luogo a un conflitto ancora più ampio, con pericolose conseguenze a livello regionale. La situazione dal punto di vista umanitario e drammatica. La situazione in LIbia è di autentico caos. I combattimenti hanno anche provocato la penuria di scorte di medicinali e di personale negli ospedali pubblici, alcuni dei quali sono stati evacuati dopo essere stati colpiti. Tutte le scuole restano chiuse.

Gli egiziani premono al confine con la Tunisia. Amnesty International chiede urgentemente l’adozione di sanzioni mirate e l’avvio di procedimenti giudiziari, anche attraverso la Corte penale internazionale, per porre fine alla serie di sequestri, torture, uccisioni sommarie e ulteriori abusi, equivalenti in alcuni casi a crimini di guerra, commessi dalle forze rivali che si contengono la città di Bengasi.

Il documento, intitolato “La discesa di Bengasi nel caos”, descrive una serie di terribili abusi commessi dai combattenti del Consiglio della shura dei rivoluzionari di Bengasi – una coalizione di milizie e di gruppi armati islamisti – e dalle forze che portano avanti la cosiddetta “Operazione dignità” lanciata dal generale Khalifa Haftar nel maggio 2014.

Con la scusa di combattere il terrorismo e riportare l’ordine, il 15 ottobre 2014 le forze dell’Operazione dignità hanno lanciato un’operazione militare per riprendere il controllo di Bengasi. Tre mesi intensi di scontri e bombardamenti indiscriminati contro le zone residenziali, oltre agli attacchi aerei dell’Operazione dignità, hanno provocato ampi danni in alcune aree, in particolare quelle del porto commerciale e del centro della città, come il quartiere al-Sabri. Numerose abitazioni di persone sospettate di essere legate ai gruppi islamisti sono state saccheggiate, vandalizzate, incendiate e in alcuni casi rase al suolo.

Secondo la Mezzaluna araba della Libia, civili e combattenti sono risultati scomparsi tra giugno e novembre del 2014. Molti rapimenti sono stati eseguiti dai gruppi affiliati al Consiglio della shura dei rivoluzionari di Bengasi. Nella maggior parte dei casi, le vittime sono state prelevate dalle loro abitazioni o in strada da uomini armati dal volto travisato. Gli stessi operatori sanitari sono stati presi di mira, spesso per essere costretti a curare i feriti del Consiglio della shura dei rivoluzionari di Bengasi negli ospedali da campo.
Editing E.Luzza

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Sfollati d'oro (in Tunisia)
di C. Perer

(24.10.2013) - La stampa tunisina ha dato gran rilievo ai 25 chili di oro riconducibile alla famiglia Gheddafi transitato dentro i suoi confini con direzione Algeria. L'esilio dorato dei discendenti del Rais è assicurato.

Sempre in Tunisia,  all'Hotel Regency della capitale staziona una Ferrari ultimo modello. Non si può dire fiammante perchè il capriccio del suo proprietario l'ha voluta... bianca. Voci dello staff sussurrano che l'abbia solo parcheggiata, che di tanto in tanto arrivi nella camera che si è riservato nell'hotel (e che naturalmente paga anche quando è assente durante i suoi frequenti viaggi tra la Turchia, la Tunisia e l'Egitto). Poco sotto la Ferrari un Suv con carrozzeria color oro e targa analoga, forse dell'entourage.

Ci sono dunque sfollati d'oro e ce ne sono di piombo che pagano quella rivoluzione ad un prezzo ancora altissimo. E sono la maggioranza: si calcola siano 65.000 gli sfollati interni della Libia. I tawargha, i membri della tribu’ mashashya delle montagne di Nafusa, abitanti di Sirte e Bani Walid e tuareg di Ghadames. I thawarga, libici neri, sono tra coloro che hanno patito le peggiori sofferenze.

Centinaia di detenuti bambini inclusi, si trovano nelle prigioni di stato da oltre due anni, senza accusa ne’ processo, in condizioni misere, senza cure mediche adeguate ne’ visite regolari dei familiari. In occasione del secondo anniversario della fine del conflitto in Libia, Amnesty International ha chiesto alle autorita’ di Tripoli di trovare una soluzione duratura per porre fine allo sfollamento forzato di decine di migliaia di persone appartenenti al gruppo tawargha e ad altre comunita’, costrette a lasciare le loro case nel 2011.

Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International afferma che Tawargha e’ una citta’ fantasma. I combattenti anti-Gheddafi, cercando vendetta per i crimini di guerra subiti a Misurata e attribuiti alla comunita’ tawargha, hanno saccheggiato e incendiato le abitazioni. Nei mesi successivi alla fine del conflitto, la caccia al tawargha e’ proseguita cosi’ come gli arresti arbitrari, le torture e le uccisioni. "Le richieste degli abitanti di Misurata che qualcuno paghi per i crimini di guerra subiti e’ giustificata, ma la giustizia non puo’ essere selettiva e una comunita’ intera non puo’ subire una punizione collettiva" ha concluso. Mentre restano impuntiti quelli che con le loro Ferrari si sono assicurato un dorato esilio negli hotel extra lusso del Magreb.

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