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Ambiente

I Licheni di Ridanna, importanti antenne sulla salute del bosco

I Licheni di Ridanna, importanti antenne sulla salute del bosco1-veronika_fontana__universit__di_innsbruck__juri_nascimbene__univ._trieste_e_daniel_spitale_mappano_i_licheni_in_pusteria.jpg1-analisi_di_licheni_su_un_tronco.jpg1-veronika_fontana__universit__di_innsbruck__juri_nascimbene__univ._trieste_e_daniel_spitale_mappano_i_licheni_in_pusteria-001.jpg
Progetto di ricerca

Nei boschi dell'Alto Adige crescono centinaia di specie di licheni, alcune delle quali si trovano in pericolo d'estinzione o sono comunque molto rare. Dal 2011 un progetto del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige studia i licheni epifiti in territorio altoatesino come importanti componenti degli ecosistemi e indicatori della salute delle foreste. Coordina il progetto Juri Nascimbene dell’Università di Trieste.

Juri Nascimbene è autore di numerose pubblicazioni di livello internazionale e conduce attività didattica e seminariale in ambito universitario. I licheni epifiti (quelli cioè che crescono sugli alberi) sono una componente funzionalmente rilevante e ricca di specie degli ecosistemi forestali, che comprende molti licheni minacciati d'estinzione.

I licheni sono componenti molto importanti dell'ecosistema forestale, sia per il loro ruolo nel ciclo dell'acqua e dei nutrienti, sia per la loro funzione: essi costituiscono degli ottimi indicatori dello stato di salute delle foreste, tanto da essere utilizzati ad esempio per monitorare gli effetti dell'inquinamento atmosferico.

Tra esse Rinodina papillata, una specie fino ad oggi nota solo in Nordamerica, ma che ora i risultati preliminari del progetto di ricerca "Biodiversità, biomonitoraggio e conservazione dei licheni epifiti negli ambienti forestali della provincia di Bolzano" hanno svelato.

Un querceto nei pressi di La Costa nel Comune di Laives ospita una specie nuova per il continente europeo. L'equipe di studio ha rilevato diverse altre specie nuove: cinque per la flora lichenica d'Italia (tra esse, Cetrelia monachorum e Rinodina degeliana), dieci finora mai trovate in Trentino-Alto Adige (tra cui Catillaria alba e Pachyphiale fagicola, e ben venti non ancora registrate nel territorio altoatesino (ad esempio, Agonimia opuntiella e Lecania hyalina).

Il progetto sui licheni epifiti (cioè quelli che crescono su altre piante) è partito nel 2011. Il Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige lo ha varato assieme ad altri quattro concernenti diverse tematiche naturalistiche, promossi nell'ambito del primo bando per la ricerca scientifica della Provincia di Bolzano (Ripartizione Diritto allo studio, Università e Ricerca scientifica).
Coordinatore scientifico del progetto è Juri Nascimbene, ricercatore e noto specialista di licheni, del Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Trieste, dove lavora nello staff diretto dal professor Pier Luigi Nimis.

Dai primi risultati del lavoro - sono stati condotti rilievi su quasi 500 alberi in boschi di vario tipo distribuiti in tutta la provincia di Bolzano, per un totale di 2440 rilievi, in cui sono state rinvenute oltre 200 specie diverse - emerge che l'Alto Adige è, per quanto riguarda i licheni, una terra particolarmente ricca di biodiversità.

Queste particolari forme di vita sono difatti estremamente sensibili al disturbo umano e alle trasformazioni dell'ambiente, tanto da essere utilizzate ad esempio per monitorare gli effetti dell'inquinamento atmosferico.

Uno degli obiettivi del progetto, tuttora in corso, è proprio quello di utilizzare tale peculiare sensibilità dei licheni come indicatore della biodiversità e funzionalità degli ambienti forestali nella provincia di Bolzano.
Una popolazione lichenica vitale, con la compresenza di numerose specie diverse, è indice di un bosco sano e ricco in biodiversità.Presenza e varietà delle diverse specie licheniche sono infatti legate anche a fattori esterni, come ad esempio il tipo di bosco, la gestione e le condizioni climatiche.
Il progetto si prefigge infine di aggiornare l'inventario della flora lichenica nel territorio altoatesino, in modo da poter meglio conoscere quali specie sono presenti, in che misura, e come sono distribuite.

Il direttore del Museo, Vito Zingerle, sottolinea che gli esemplari raccolti costituiranno la nuova collezione lichenologica del Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige, mentre l'imponente massa di dati accumulata nel corso delle ricerche sul campo integrerà la banca dati sulla biodiversità provinciale finora molto carente per quel che riguardava i licheni ma preziosa per la loro tutela.

 

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