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Arte e cultura

Luca Coser, Vicino ma non qui

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di Daniela Ferrari

"Vicino ma non qui" si intitola la nuova mostra personale dell’artista trentino Luca Coser. L’idea di luogo è una delle costanti nella poetica di Coser: luoghi della memoria ad esempio, ma anche luoghi reali, del suo vissuto quotidiano che si divide tra Trento, Roma e New York, dove l’artista ha concluso di recente una residenza ARPNY (Artist Residency Program New York) e dove ha già esposto nella personale The History Of White e nella collettiva Come Together presso la Molly Krom Gallery.

In questa mostra allestita alla galleria Effearte a Milano, dal 21 novembre 2014 al 16 gennaio 2015, Coser presenta opere recenti nelle quali riconosciamo i temi portanti del suo lavoro e della sua ricerca artistica che si potrebbe descrivere come uno scrutinio nella memoria, e in ciò che essa trattiene delle nostre esperienze estetiche e culturali, e come un lento e paziente lavoro di stratificazione e cancellazione di queste tracce per far sì che ne affiori l’essenza.

Che si tratti della citazione di un libro, dell’immagine tratta dal frame di un film, di una foto sbiadita nel tempo, del ricordo di un oggetto d’infanzia, oppure del ritaglio di un giornale di appena ieri, per l’artista ha poca importanza. Egli sovrappone il tutto nel crogiulo dell’azione creativa e lascia che lentamente le suggestioni emergano, alcune con prepotenza ed evidenza formale o cromatica – stemperata poi da colori un po’ imbigiti che sono diventati ormai una cifra stilistica riconoscibile e personalissima del suo lavoro – altre più velatamente, come una musica di sottofondo che accompagna le nostre sensazioni.

Ciò che contraddistingue il nuovo corso della sua ricerca è l’uso del bianco che conquista uno spazio maggiore, rispetto al passato, nella superficie della composizione, sia che si tratti di pittura sia che si tratti di collage. Coerentemente con la sua poetica, che Coser spiega come “una sorta di ridefinizione dell’immagine attraverso la sua cancellazione, il suo oblio”, l’artista ammanta di bianco le immagini, come accade per il grande dipinto intitolato “Una Rosa”.

Intuiamo la costruzione di uno spazio, riusciamo quasi a percepire in quel bianco steso a pennellate ampie e generose, a tratti liquide e gocciolanti, il freddo di una neve abbondante appena caduta. Nel quadro si riesce a udire il silenzio. Ma una scritta rossa dipinta con un lettering elegante, corsivo, ci riporta a un significato misterioso: una rosa. E così vengono a galla ricordi, pensieri, interpretazioni che forse nulla hanno a che vedere con l’idea primigenia da cui il dipinto è nato; ma il senso del lavoro di Coser è racchiuso anche in questo aspetto: far riaffiorare ciò che si scorda.

La dimenticanza riemerge, strato dopo strato, ma la chiave di lettura non è facile da individuare. Nell’opera i segni si intrecciano e si celano a vicenda. Talvolta l’artista è generoso e concede un indizio che il visitatore può arricchire a sua volta di significati personali. Come accade con la poesia, talvolta ermetica ma così evocativa da amplificare la nostra capacità percettiva e sensoriale.

Chiudiamo così citando a nostra volta dei versi sublimi, che ben si addicono alla modalità di raccondo di Luca Coser: “Dì tutta la verità ma dilla obliqua” ci raccomanda Emily Dickinson; lei che del bianco aveva fatto una divisa, palese nel colore delle sue vesti, ma soprattutto una divisa interiore. Quel bianco la cui essenza ricorre nella sua poesia, e che probabilmente Coser ha già nascosto nella sua pittura come citazione suprema alla bellezza di immagini e parole.
1 dicembre 2014

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