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Persone e idee

Luciano Canfora, il tempo degli oligarchi

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Economia & Storia

I movimenti storici sono nati dal “basso” o dai pochi “grandi” della civiltà?

“Il corso degli eventi della storia dell'umanità segue entrambi questi moti, anche se di frequente è dal cuore della società che è nata la spinta creatrice e il vero fattore della storia stessa” afferma il latinista Luciano Canfora docente all'Università di Bari, che all'evoluzione nella storia di due modelli antitetici di governo, oligarchia e democrazia, ha dedicato studi approfonditi.

Analizzando il conflitto Atene/Sparta, intese come città simbolo dei due modelli politici antitetici fra loro, e la repubblica romana fino ai giorni nostri Canfora,  segnala il sottile confine tra oligarchia e democrazia. L'insigne studioso (che tra l'altro è membro dell'Accademia degli Agiati di Rovereto) spiega che entrambi i modelli traggono origine nell'antica Persia ma vengono pienamente avallati ai tempi di Sparta, detentrice del primo modello, e di Atene, culla del secondo.

"Il modello oligarchico sta in quello democratico e viceversa"  afferma il professore spiegando che se a Sparta il governo era in mano a pochi ma vigeva, paradossalmente, anche il concetto di uguaglianza e di ricchezza condivisa fra tutti, ad Atene comandava sistematicamente un ristretto numero di famiglie egemoniche che si tramandavano il potere in forma dinastica e ottenevano parimenti anche il consenso “democratico” del popolo.

"Il passaggio alla repubblica dei Romani è quasi d'obbligo, visto che – in una prima fase fino al IV secolo – vigeva l'oligarchia, in cui il governo era nelle mani di pochi ricchi (i nobili ed il Senato) che non accettavano il confronto con altre classi sociali e la designazione tramite elezioni pubbliche, ma accentravano su di sé tutte le cariche e il potere. Con il I secolo Cicerone rivoluziona questa impostazione e introduce l'inedita figura pubblica dell'“l'homo novus”, inaugurata da lui stesso che non aveva né antenati nobili, né predecessori con cariche ai vertici dello Stato. La sua ascesa è stata quindi voluta con il favore delle masse, delle alleanze familiari e dei legami di amicizia (come non citare il trattato politico “De amicitia” di Cicerone), lasciando ai margini la cosiddetta “classe dirigente”.

E si scopre che va come è sempre andata.
A dirlo è lo stesso Canfora. “In varie epoche storiche il successo di un leader è stato in realtà voluto e sostenuto dal popolo e non dalle élite o dall'aristocrazia".
Negato - come almeno sembra - ogni dirigismo esterno...vien da chiedersi: sarà vero anche per il recente passato degli ultimi governi italiani?
Chissà.

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