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Ambiente

Muse, progetto Life Franca

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clima e alluvioni

E' stato presentato al Muse LIFE FRANCA, progetto di comunicazione del rischio alluvionale in ambiente alpino che coinvolge oltre al Museo, l’Università degli Studi di Trento e l’Università degli Studi di Padova, ed ha l’obiettivo di sviluppare una cultura del rischio alluvionale attraverso un processo partecipato tra i soggetti interessati: cittadini, tecnici e amministrazioni.
LIFE FRANCA, è l' acronimo di Flood Risk Anticipation and Communication in the Alps, è un progetto triennale focalizzato sulla comunicazione del rischio alluvionale e sull’applicazione delle tecniche di anticipazione agli eventi calamitosi.
L’obiettivo che si pone è di favorire la crescita di una cultura dell’anticipazione e prevenzione dei fenomeni alluvionali nella realtà alpina del Trentino, attraverso l’analisi e la modifica mirata dei comportamenti socioculturali collettivi e delle modalità decisionali.
Il progetto è coordinato dal prof. Roberto Poli, Cattedra UNESCO sui sistemi anticipanti e direttore del master in previsione sociale. Gli enti partner del progetto sono: Università degli Studi di Trento - Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale e Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica; Università degli Studi di Padova - Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali; Servizio Bacini Montani della Provincia Autonoma di Trento; Autorità di Bacino del Fiume Adige; MUSE, Museo delle Scienze di Tento e Trilogis Srl, azienda italiana specializzata in geografia informatica. Per raggiungere l’obiettivo, LIFE FRANCA agirà su diversi fronti, coinvolgendo pubbliche amministrazioni, cittadini e categorie professionali che operano nel campo del rischio alluvionale come geologi, ingegneri, architetti, ma anche giornalisti o assicuratori. I partner del progetto saranno impegnati su più fronti per concorrere a sviluppare una cultura del rischio alluvionale e migliori strumenti di comunicazione.

www.giornalesentire.it - 24 novembre 2016

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Clima e Alluvioni: Lynmouth insegna...
di Manuel d'Elia

Quante volte, ultimamente, ci capita di ascoltare notizie relative ad eventi atmosferici eccezionali? Un'alluvione come non si vedeva da quasi un secolo, una nevicata che non ha precedenti, grandinate d'agosto, bombe d'acqua... sono ormai fatti quasi quotidiani.
Abbiamo già espresso in un precedente articolo l'opinione che questi episodi, o almeno alcuni di essi, siano il risultato di esperimenti di controllo climatico, non necessariamente mal riusciti (dal punto di vista dei "mandanti").

E' allora in quest'ottica interessante riportare alla memoria un evento che risale alla prima metà del secolo scorso, forse il primo della serie registrato dalle cronache, per cercare similitudini con quanto accade ai nostri giorni.
Era il 16 agosto 1952 quando un'alluvione spazzò via un villaggio inglese, Lynmouth, dopo che nelle 24 ore precedenti caddero quasi 23 cm di pioggia. Il bilancio finale fu di 34 morti, 420 persone rimaste senza casa, 100 edifici distrutti o seriamente danneggiati, 28 ponti su 31 persi, 38 automobili inghiottite dal mare.

Forse è un caso (ma noi, si sarà già capito, ci crediamo poco), che proprio all'inizio degli anni '50 il Governo Inglese, in accordo con l'Areonautica Militare, aveva dato il via al Progetto Cumulus, con l'obiettivo di sperimentare il controllo del clima, in particolare attraverso l'inseminazione delle nubi al fine di provocare la pioggia. Il progetto, come riporta Wikipedia, è stato ufficialmente attivo tra il 1949 e il 1952.
on bisogna quindi probabilmente stupirsi nello scoprire che già all'epoca del disastro, come riportato recentemente in un documentario della BBC, alcuni testimoni affermarono di aver notato aerei militari in formazione sorvolare la zona di Lynmouth poco prima dell'alluvione.

Dalla stessa fonte apprendiamo altresì che i sopravvissuti chiesero insistentemente un'indagine ufficiale per chiarire le responsabilità di queste operazioni nella tragedia, ma il Ministero della Difesa non l'ha mai autorizzata.
Nuove evidenze emerse in anni più recenti sembrano però confermare con forza questa ipotesi.
Sarebbe utile ricordarci di questo episodio, la prossima volta che ascolteremo la notizia dei danni causati da un evento atmosferico eccezionale. Non sarà comunque un'attesa lunga. Purtroppo.
giugno 2014


L'autore suggerisce di consultare queste fonti:

> Il progetto Cumulus
> Ritoccare il clima, si può?
> Una data un disastro
 

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