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Persone e idee

Marco Guzzi, spunti per una vita nuova

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intervista

"Se dovessi indicare uno dei sentimenti più profondi che connota l’essenza emotiva dei nostri tempi direi che è la noia". Marco Guzzi, filosofo e scrittore, mette in guardia dalla presunta  euforia telematica che avvolge l'uomo 2.0: una valanga di parole, di immagini, e di suoni che invade i nostri video e i nostri cervelli. "E’ solo un falso movimento, come scriveva lo scrittore austriaco Peter Handke" afferma. "Se ascoltiamo meglio, se proviamo a percepire lo stato quasi fisico della sostanza dell’anima universale, allora sentiamo certamente un blocco, percepiamo uno spesso e vastissimo strato di ghiaccio, e tanto cemento armato, molto, ma molto armato". Eppure le buone notizie non mancano come spiega nel suo libro "Buone Notizie: spunti per una vita nuova" (Edizioni Messagero).

Quale è l'habitat dell'uomo di oggi?
In superficie tutto è frenetica convulsione, ma nel profondo quasi tutto è stasi.

Cosa produce questo stato?
Psicologicamente questa condizione energetica squilibrata produce un’alternanza vorticosa, tipo montagne russe, tra fasi maniacali e fasi depressive: euforie mercantili e crolli finanziari fulminanti, erotismo isterico e impotenza dilagante, attivismi incontenibili e disperazione paralizzante.

Ma è una novità o l'uomo ha già affrontato situazioni come questa?
Questa situazione in realtà è molto antica, è anzi in un certo senso una struttura esistenziale permanente dell’uomo terrestre,  segnalata infatti già da Qoèlet e da Buddha. Ma essa sembra aggravarsi col passare dei millenni, e diviene paradossale e poi insostenibile negli ultimi secoli della modernità.

Ci sono state voci che hanno lanciato un allerta?
Furono alcuni poeti che indicarono per primi e meglio di tutti questo vertiginoso aggravamento, a partire dalla Rivoluzione Industriale. Questi poeti si chiamavano Hoelderlin e Leopardi, per esempio. Baudelaire poi, alla fine de “I fiori del male” (1861), evoca addirittura la morte come unica via di salvezza dalla noia mortale in cui stava precipitando l’intera civiltà delle macchine.

Vuol dire che non c'è più nulla di Nuovo da scoprire su questa terra?
Sembrerebbe che non ci sia più nulla da incontrare, e per cui entusiasmarci. E diventa sempre meno credibile la  subdola Sirena della pubblicità che reclamizza – straziandoci appunto di noia - l’ultimo aggeggio telematico di plastica, come fosse la porta del paradiso, mentre reiterate e petulanti Brutte Notizie ci raggiungono da ogni fonte di informazione.

Eppure lei dice che le Buone Notizie ci sarebbero...
Eccome! Anche se quasi nessuno ce le comunica. Queste Buone Notizie infatti le troviamo solo se scaviamo molto più in profondità dentro le Brutte, interpretandole meglio. E oggi i minatori del pensiero scarseggiano, come l’ossigeno d’altronde, o l’acqua pura delle sorgenti, o il più elementare gusto estetico.

Cosa dobbiamo fare per vederle o sentirle?
Non dobbiamo cercare le Buone Notizie distanziandoci o distraendoci dalle Brutte, ma, proprio al contrario, approfondendo.
Se è evidente che ogni livello della vita personale e collettiva, dal matrimonio alla politica, dalla religione all’arte, vive una crisi senza precedenti, che a volte sembra addirittura terminale, dobbiamo scavare alla radice di queste crisi, dentro la loro sostanza a volte ripugnante, per scoprire il più segreto senso evolutivo che pure le attraversa.

Stiamo cioè evolvendo...
Sì e lo definirei l'estratto: come un’essenza profumata dal torchio di tutte le crisi e di tutte le putrefazioni che stiamo attraversando, questa è l’unica Buona Notizia oggi seriamente concepibile. Ed è proprio l’estrazione di questo senso l’arduo compito che anima il nuovo libro che ho scritto.

intervista di Corona Perer
 

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