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Serve metanoia per uscire dalla paranoia

Serve metanoia per uscire dalla paranoia1-dida.jpg1-GoingToStCath.jpg1-dida-001.jpgSalvadorDeBahia.jpg
di Marco Guzzi*

E' un famoso pensiero di Einstein: “Non possiamo risolvere i nostri problemi con il pensiero che avevamo quando li abbiamo creati”.
Credo che questa intuizione dovremmo applicarla con cura sia alle nostre crisi personali che a quelle della cultura, dello stato nazionale, del governo mondiale, e della stessa Chiesa.
Questo è il tempo infatti in cui i problemi che incontriamo a tutti i livelli possono essere risolti solo se modifichiamo radicalmente le forme del nostro pensiero, anzi se cambiamo proprio la nostra forma mentis.
Questo rovesciamento della mente si chiama in greco metànoia.
La meta-noia universale è oggi l’unica via di uscita dalla para-noia globale, e cioè dalla fissazione mentale sostanzialmente suicidaria in cui ci stiamo paralizzando.
Viviamo infatti questi anni con la sensazione davvero inquietante di un mondo in preda ad una vertigine senza più controllo. Questa società planetaria iperconnessa e delirante ci appare come una sorta di valanga che precipita a valle portando con sé e travolgendo tutto ciò che incontri: case, villaggi, ecosistemi, strutture mentali, codici morali, sacrosante verità.
Meno male che possiamo già da ora e in ogni momento spostarci su diverse e ben più alte e aerate frequenze di pensiero rispetto al misto di angoscia, noia, ossessione economicistica, criminal minds, oscenità e pubblicità offertoci notte e dì dalla comunicazione di massa.
Non dimentichiamocelo: in ogni istante l’anima può cambiare punto di vista, elevarsi, sganciare le zavorre mentali, tutto il chiasso e la violenza di questo mondo, e lasciarsi assorbire dal Respiro dell’Eterno: anche adesso.
Il filosofo morale statunitense Michael Sandel dice che siamo passati da una economia di mercato a una società di mercato, in cui cioè tutto ormai è in vendita: i corpi, gli uteri, gli stessi diritti: possiamo pagare per saltare la fila o per tatuare addosso a qualche povero ragazzo spot pubblicitari o per affittare il corpo di una donna indiana e impiantarci dentro un figlio, magari con lo sperma di un “donatore” sudafricano, o ancora per affittare persone che si sottopongano a sperimentazioni farmacologiche pericolose o semplicemente per farci uccidere.
Questo mercato globalizzato delle carni umane in realtà sta per deflagrare: ci sono 600.000 miliardi di dollari di ricchezza fittizia in giro, e cioè qualcosa come 12/15 volte il PIL mondiale, che prima o poi manifesteranno la loro natura di buco nero, smascherando i crimini di decenni di speculazione e di consumi istericamente gonfiati.
Ma ancor più ci sono ormai milioni di persone fuori di testa, sballottati dentro esistenze economicamente e psicologicamente insostenibili, vittime anch’esse, insieme ai disoccupati e agli emigrati, di un mondo disumano, la cui vera natura è quella di una Matrix vampiristica universale.
La nostra civiltà occidentale ha superato da tempo la linea mortale, la deadline di uno sviluppo ancora pienamente umano, ha smarrito da tempo addirittura il senso comune e unificante di cosa sia l’umano.
Viaggiamo infatti da decenni in zone psico-culturali ben poco umane: osservate, vi prego, con attenzione da questo punto di vista il flusso pubblicitario che ingoiamo ogni giorno, la sua minuziosa educazione, rivolta in specie ai bambini, a uscire appunto dalla sfera dell’umano…
L’economista francese Serge Latouche arriva perciò ad invocare esplicitamente una radicale conversione: “Noi occidentali dovremmo trovare l’ispirazione per realizzare una metànoia, cioè un ritorno a noi stessi”.
La nostra civiltà ormai catastroficamente trionfante e planetarizzata, non ha altre vie di evoluzione umana se non quella di riscoprire in modo del tutto originale la propria matrice cristiana, l’ispirazione cristiano-messianica di tutta la modernità, della scienza come della democrazia moderne, e, purificandone le tendenze nichilistiche, proseguirne la traenza storica.
Al contempo però questo processo rivoluzionario richiede anche una purificazione rigenerativa ed un grandioso rilancio della stessa esperienza di fede: l’attuale crisi della fede cristiana infatti sta in realtà alla radice della crisi di civiltà in cui stiamo precipitando.
Non usciremo mai da questo precipizio nell’inumano e nell’antiumano se non riscopriremo la nostra sostanza spirituale ebraico-cristiana; e al contempo non riaccenderemo mai questo fuoco di luce sulla terra se non rinnoveremo profondamente e seriamente la nostra esperienza di fede, il senso cioè di una liberazione che superi ogni schiavitù, anche quella della morte.
Le donne e gli uomini ancora vivi in questo Occidente sconsolato dovrebbero perciò occuparsi con entusiasmo e determinazione soltanto di questo duplice rinnovamento: della propria cultura (anche politica) e della propria fede.
Di questo immane compito devono occuparsi le Chiese cristiane in primo luogo e  anche quei partiti e quei movimenti culturali e politici che non diano per scontato questo progressivo ed estenuante esaurimento nervoso dell’intera civiltà umana.

* filosofo



Le foto di questa pagina: Lucia Baldini (in alto), C.Perer (al centro), Francesco Zizola (a fianco)
 

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