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Persone e idee

Margherita Hack, l'ultima lezione

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in ricordo

Sono passati due anni dalla morte di Margherita Hack. Nata a Firenze il 12 giugno 1922 avrebbe oggi 93 anni. La sua eredità è ancora forte, il vuoto che ha lasciato nel mondo scientifico - con la sua schietta simpatia e il suo lavoro di divulgatrice - ancora molto sentito. ''Si dovrebbe insegnare la scienza fin dalle elementari'' diceva.

L'han definita "la signora delle stelle". Credo che Margherita Hack avrebbe ritenuto un po' ruffiana questa etichetta, troppo glamour per una donna come lei che in un recente racconto autobiografico, schietto e vivace, accompagnato dalle suggestive immagini dei luoghi dove ha vissuto e lavorato, aveva fatto un ritratto intimo di se stessa.

Lo aveva intitolato "Il perché non lo so" con la stessa autoironia che l'ha sempre accompagnata. Lei che aveva per tutta la vita dato spiegazione alle infinite cose dell'infinito universo, per alcune questioni non aveva affatto risposta. Oppure l'aveva ed era un no categorico: per le religioni - ad esempio -  e per le questioni di fede. Atea convinta, era una scienziata autorevole, un'intellettuale impegnata in battaglie civili e politiche, una donna capace di scelte libere.

Non temeva la morte. "Mi sento molto epicurea da questo punto di vista" disse la scienziata che avversava ogni dottrina, soprattutto ogni visione religiosa.  E come Epicuro ricordava che il problema non è il fatto del morire, ma la paura della morte, quel sentimento che tanto ci turba e ci impedisce di raggiungere la serenità interiore.

Come combatterla? La soluzione di Epicuro è questa: “Quando ci siamo noi, non c’è la morte”. E viceversa. Margherita Hack questa regoletta l'aveva messa in ognuno dei giorni della sua ultima parte della vita e lo ricordava anche in occasione del suo 91 compleanno lo scorso 12 giugno.

"Non ho affatto paura di morire" disse con il fiato ormai corto e con quella dose di sorriso che condiva tutte le sue parole. Epicuro afferma nella famosa Epistola a Meneceo, nota come Lettera sulla Felicità che bisogna abituarsi a pensare che nulla è per noi la morte.

"Niente c’è infatti di temibile nella vita per chi è veramente convinto che niente di temibile c’è nel non vivere più. Perciò stolto è chi dice di temere la morte non perché quando c’è sia dolorosa ma perché addolora l’attenderla; ciò che, infatti, presente non ci turba, stoltamente ci addolora quando è atteso. Il più terribile dunque dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non siamo più. Non è nulla dunque, né per i vivi né per i morti, perché per i vivi non c’è, e i morti non sono più. Il saggio né rifiuta la vita né teme la morte; perché né è contrario alla vita, né reputa un male il non vivere".

Anche morendo - e raggiungendo le sue amate stelle a 91 anni dal primo vagito - ci ha lasciato qualcosa su cui riflettere. Una lezione che detta semmai una regola aurea: vivere bene il presente e spenderlo per battaglie di senso.

cp - 15 giugno 2015
 

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