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Persone e idee

Maria Maly, la decana dei giornalisti

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Corona Perer

“Scrissi un articolo sul Rosmini e pochi giorni dopo mi proposero l’assunzione”.
Cose che non accadono più. Margherita Angelini Maly prima giornalista professionista iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige, raccontava l’aneddoto per dire che in fondo ci vuole anche un pizzico di fortuna. E naturalmente carattere: quella volta infatti accettò ma ponendo come condizione di essere iscritta all’Ordine.

Ho incontrato la decana delle giornaliste, prima donna ad entrare in un mondo allora rigorosamente maschile, 10 anni fa. Ne aveva 84 portati splendidamente nella casa di riposo di Via Saibanti. ”Sono molto fortunata e qui mi trovo benissimo” disse. Sulla sua scrivania c’era un notes: era quello a righe, tipico del cronista. E poi molti libri di carattere religioso.

“Sto leggendo “Dio non ha paura” di Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di sant’Egidio. Poi passo il mio tempo leggendo i quotidiani” mi disse indicando alcune foto dei prigionieri torturati in Iraq. “Ai nostri tempi una foto del genere non sarebbe stata pubblicata”.

Chiederle un parere sul giornalismo contemporaneo era stato arduo. La tipica tendenza trentina del non volersi mai sbilanciare, o totale straniamento da un mondo ormai lontano? La sua risposta fu: “Non voglio giudicare, mi chiedo solo come il lettore possa leggere ogni giorno 50 pagine. Vale davvero la pena di stamparne così tante? Forse più che sulla quantità bisognerebbe puntare sulla qualità”.

E il pensiero corse subito al suo primo direttore Flaminio Piccoli che peraltro aveva conosciuto dalle Canossiane quando da volontaria andava a dare la minestra ai soldati che tornavano dalla prigionia e dal fronte della seconda guerra mondiale. “Con lui avevo un rapporto ottimo. Era così umile che spesso ci leggeva i suoi pezzi per essere sicuri che il lettore avrebbe compreso”.

Ecco l'intervista raccolta in occasione della pergamena che il sindaco dell'epoca Roberto Maffei le consegnò. “Devo dire che è assolutamente esagerato premiarmi per 50 anni di professione. Io in realtà ho solo fatto il mio dovere! E il mio mestiere” mi disse tagliando corto e andando subito sui ricordi della sua tanto amata professione.

D.: Ricorda il taglio dato a quel primo pezzo sul Rosmini?
R.: Commentai le tre parole a lui care: adorare, tacere, godere. Piacque e mi proposero di entrare in redazione. Io allora insegnavo ma non ero a mio agio nella scuola. Quindi fu il mestiere ad incontrare me e fu una gran fortuna perché ho amato moltissimo questa professione.
D.: Come era il rapporto con una redazione interamente maschile?
R.: Sono stati tutti dei gentiluomini mai battute allusive, barzellette spinte, parolacce o scortesie. Ma era in fondo lo stile che lo stesso Piccoli aveva impresso alla redazione. Ero venuta a sapere che prima del mio ingresso aveva fatto un discorsetto ai colleghi richiamandoli alla responsabilità di avere in redazione una donna.
D.: Di cosa si occupava?
R.: Mi diedero la terza pagina, cioè la cultura. Radunai i migliori docenti di Trento come collaboratori. Ricordo con gioia la pagina che avevo ideato per i ragazzi, una sorta di concorso a tema il cui materiale finì anche in due mostre organizzate alla Camera di Commercio. Ma erano altri tempi, si lavorava con una generazione vergine non compromessa dalla televisione!
D.: E i ritmi di lavoro come erano a quell’epoca?
R.: Assolutamente stressanti come oggi. Tardare di 10 minuti era il caos per la tipografia. Col tempo era passata alla cronaca dalle valli. Un lavoro immane, dovevo passare tutti i pezzi, qualche volta rifarli anche di sana pianta. Ma è stata una pagina entusiasmante.
D.: Quale fatto di cronaca le è rimasto maggiormente impresso?
R.: Fui impresionata dai numerosi suicidi della Val di Non.
D.: Davate la notizia?
R.: Sì, ma con toni molto sfumati senza mai fare sensazionalismo. Arrivava don Onorio Spada che collaborava con noi e faceva 10 righe di commento in punta di penna.

Margherita Angelini Maly, si è spenta a 93 anni. Lavorò bene come giornalista ma ci teneva a far presente anche la sua seconda vita: quando  si sposò smise di fare la giornalista a tempo pieno e aprì con il marito di origine cecoslovacca la Libreria Rosmini. E anche come libraia voleva essere ricordata. Facciamolo anche oggi.
 

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