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Persone e idee

Marina Salamon ''No al pessimismo: uccide l'Italia''

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Storie d'impresa

Marina Salamon con la sua energia e il suo entusiasmo e la sua storia (assolutamente eccezionale) è intervenuta a Rovereto con il professore Salvatore Abbruzzese, sociologo, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali all'Università di Trento al dibattito promosso da Associazione DxD di Rovereto nell'ambito del progetto "La Forza del lavoro" finanziato da Fondazione Caritro.
Si è discusso di autostima e integrazione sociale. Di lavoro, tra diritto e dovere, di motivazione e dello stato in cui si trova oggi la società italiana, privata dal lavoro come suo elemento strutturale, stando alla Costituzione che lo configura, all'art. 1 il fondamento basico dello stato.

Figli 5 (quattro biologici e una in affido), aziende 9. Marina Salamon è davvero unica. Una vera e propria self-made-woman che con naturalezza calca scene maschili  dominate da tristi grisaglie ( < foto a fianco: un incontro in Confindustria), senza per questo  aver mai indossato il piglio delle donne-toste-e-dure-come-gli-uomini, ma semmai rimanendo sempre se stessa: una donna di carattere e personalità che non dimentica mai di essere anzitutto una madre.

Come imprenditrice è un'ottimista abituata alla lotta. "No al pessimismo e alla paura del futuro che stanno devastando l'Italia e danneggiano soprattutto i giovani" dice.
Altana, la sua azienda di abbigliamento per bambini nonostante la crisi economica internazionale ha mantenuto il  fatturato 2013 invariato rispetto al 2012 e con un export in crescita. L'altra società di cui è proprietaria la Doxa che svolge ricerche applicate al mondo internet ed ha sede a Milano ha avuto un fatturato in crescita del 12% nel 2013 in rapporto al 2012.

"Il lavoro è stato,  per me, il luogo in cui ho potuto sperimentare il mio progetto di vita, ed il modo in cui ho imparato a crescere come persona. Non mi riferisco al 'successo' apparente o misurabile dall' esterno,  ma alla possibilità di  stimare noi stessi attraverso ciò che, ogni giorno, costruiamo. E credo che questo valga anche per un lavoro da volontari, non retribuito,  ma che sia utile agli altri (e, con ciò, a noi stessi).

Colpisce immediatamente per la franchezza. Ha poco tempo e un'agenda fittissima, è abituata a dare attenzione ad ogni richiesta ma per necessità deve selezionare e difendersi dalle molte richieste. Lei non è solo un'imprenditrice ma uno dei primi esempi di libertà femminile, di personalità auto-determinata, di self-made-woman, motivata e caparbia. Ha poco tempo perchè ha mille cose da fare, ma se la discussione sveglia la sua vivacità intellettuale è disposta a fermarsi e con lei si parlerebbe per ore perchè il suo rapportarsi è diretto, orientato allo scambio e alla scoperta.

Nata a Tradate (provincia di Varese), sotto il segno della Vergine, Marina Salamon ha anche lontane origini croate per via paterna. Spirito naturalmente ecologista, per oltre un decennio consigliere internazionale per i Wwf con delega per la gestione del patrimonio, del personale, della finanza e per l’elaborazione del budget, è stata anche assessore del Comune di Venezia nella prima giunta Cacciari. Non ha mai amato le quote rosa: «La politica dovrebbe selezionare sulla base del merito e delle competenze, non sulla base del sesso, sia tra gli uomini che tra le donne. Non voglio votare una donna perché è donna: voglio votare una persona perché la sua storia di lavoro e di impegno sociale parla per lei» ha dichiarato. E' una grande lavoratrice e come tutte le donne dotata di funzioni multi-tasking. Ai figli ha voluto dare l'educazione delle scuole Faes, l’associazione Famiglia e Scuola che si rifà al pensiero di Josemaria Escrivá Balaguer: classi rigidamente separate tra maschi e femmine, tutoraggio, e «perfezionamento della persona attraverso il rapporto con Dio e con gli altri». Nel 2013 ha pubblicato Dai vita ai tuoi sogni (Mondadori). Lei qualcuno l'ha anche realizzato.

Lei come imprenditrice da dove ricomincerebbe a ricostruire questo paese?
Dalla persona. Mi spiego: nella pubblica amministrazione si vedono spesso pessimi esempi e non ho molta fiducia delle competenze gestionali del ceto politico italiano a livello centrale. Ma se si guarda alla provincia italiana e ai governi locali, si trovano anche ottimi esempi di buon governo. Per esempio voi in Trentino. Ecco: sono convinta che sia la persona a fare il cambiamento. Non si può dire: fa tutto schifo oppure è tutto sbagliato. C'è tanta buona fede nei governi locali, c'è tanto meraviglioso volontariato che non agisce per potere. Bisogna allora mettersi in ascolto di questa umanità infinita, ascoltarla, lasciarci cambiare per cambiare.

Lei è protagonista di una storia non comune fatta di tanta volontà e coraggio. Ha fatto scelte importanti per l'educazione dei suoi figli e ha creato un sistema di imprese floride. Cosa vorrebbe dire alle donne che ancora non hanno potuto esprimere il loro ruolo?
Di puntare a ciò che ci distingue: il coraggio. Sto lavorando in questo momento con una persona meravigliosa che reduce da un dolore immenso, ha indirizzato e trasformato il suo dolore per la perdita di un figlio in progetti benefici.
“Progetti buoni”: raccoglie il cibo che andrebbe buttato via dalle mense o dai mercati generali e portandolo a chi ne ha bisogno ha prodotto economie di scala nella riduzione per la tassa di smaltimento rifiuti che questi cibi andrebbero a produrre. Ecco, lei mi ha detto “trovandomi improvvisamente con tanto tempo libero dovevo trasformare il mio dolore in qualcosa di utile. E allora: c'è così tanto da fare in questo mondo così pieno di solitudine al quale possiamo contrapporci solo condividendo, ascoltando.

La carta non giocata esiste? Quale può essere?
E' lo sguardo femminile. Soltanto se noi sappiamo ripensare la nostra vita e ci lasciamo cambiare potremo migliorarci, migliore il mondo e dare a questo mondo lo sguardo femminile così pieno di amore che ancora – purtroppo - manca.

Lei mette giustamente in primo piano il ruolo etico che possiamo esprimere nel nostro agire. Lei ha creato un sistema di imprese ed è ormai una constatazione di quanto made-in-Italy sia fatto di “Made-in-China” in un sistema fatto anche di violazione dei diritti umani. Lei si è posta il problema di produrre anche 'etico'?
Eccome, ma occorre fare una distinzione. Anzitutto per alcune delle mie linee dei livelli più alti come Gucci o Monclair io posso garantire lavorazioni al 100% made in Italy. Ma per quei prodotti dove delocalizzare era anche per me necessario, ho attivato partner e sistemi di controllo sulla produzione che mi permettono di monitorare i miei prodotti.

Come, ad esempio?
Glielo spiego raccontando le mie recenti vacanze: ad agosto sono stata in Cina con i miei figli e sono arrivata senza avvisare nelle fabbriche che producono i miei prodotti per vedere come andavano le cose. Ho potuto ripartire tranquilla, Vede, spesso gli importatori non sanno da dove arriva la roba: occorre andare a vedere, monitorare, mettere in piedi sistemi di controlli persino in concorrenza virtuosa tra loro, usando ad esempio le Ong sul territorio che devono essere pagate per questo dai produttori. Per me che ho fatto parte del direttivo del Gruppo Abele di Don Ciotti è un imperativo, quindi mi sono posta il problema, eccome!

Secondo lei quindi il problema non è che si produca in Cina, ma come lo si fa e usando quali sistemi...
Certo. In Cina producono anche Ikea, Burberry, Ralph Lauren e stiamo parlando di eccellenza. Gli svedesi hanno a cuore il problema dei diritti umani che si sono posti prima di noi e dunque tutto sta nel mettere in campo controlli severissimi. Quello che sta venendo alla luce in Cina è in effetti molto inquietante e c'è il rischio che anche la Cina per poter garantire la sua crescita prima o poi delocalizzi in paesi ancora più poveri come Bangladesh. Ma attenzione anche al Made in Italy...

Cosa intende dire?
Che è già accaduto in Veneto come nel distretto di Prato che la ditta cinese che ti garantisce lavorazioni a chilometro zero e alla quale chiedi di mostrare i contratti, abbia per ogni 20 dipendenti regolari, 80 fantasmi nascosti che magari lavorano di notte su prodotti che poi hanno marchio made in Italy...

Oggi i giovani vivono orfani di futuro e con un presente difficile da capire. Cosa la preoccupa di più come madre?
Mi preoccupa che stanno vivendo in una società che non riesce più a trasmettere speranza e questo conduce solo dentro istinti animali. Mi preoccupa che questi ragazzi viziati, protetti, vestiti bene e col cellulare non sperimentino. Ma questa società non lascia libertà di sperimentare. Tuttavia confido nella loro forza. Il mio primogenito studia negli Stati Uniti, ma si mantiene lavorando alle poste del College: fa pacchi. Uno potrebbe dirmi: ok, ma lui è privilegiato. Bene io penso che il vero privilegio sia lavorare e studiare. L'ho fatto anche io a suo tempo, fu un bene per me e ora lo sarà anche per lui.

Ma non sarà anche colpa nostra? Siamo noi infatti che li consegniamo ad una società ingiusta che noi non siamo riusciti a cambiare...
Si certamente è anche colpa nostra: li abbiamo fatti crescere portandoli magari in vacanza alle Maldive come esperienza. Ma le vere esperienze si fanno lavorando, lavorare fa bene. Purtroppo in una società come quella italiana dove le aziende si trasmettono per dinastia il sistema resterà sempre chiuso. Vedo molto male la prospettiva italiana: qui si lavora per raccomandazione e questa è una logica distruttiva.

C.Perer - riproduzione riservata

< 23 ottobre Marina Salamon a Rovereto per "La Forza del Lavoro" insieme al Prof. Salvatore Abbruzzese Università di Trento, moderatore: Corona Perer
 

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