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Le stanze del potere: il futuro dell'Europa

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Editoriale

di Massimo Occello - I cenacoli ristretti dei Capi di Stato e di Governo sono lontani dai Popoli. Occorre la forza della democrazia, che viene dal basso. E prima ancora una speranza comune che la coaguli. Michele Ainis, noto costituzionalista, sul Corriere della Sera ha scritto: "l'Europa deve andare avanti: se smette di nuotare annega. O la Federazione o la disgregazione". E' anche il mio pensiero.

Vertici senza risultati visibili restituiscono l'immagine esangue e contraddittoria che conosciamo da tempo. La stessa melma che non ha gestito i Balcani, le primavere arabe, il nord Africa mediterraeo, l'Ucraina, il terrorismo dopo Charlie Ebdo. La stessa che lascia agli USA il teatro del mondo, non sa trovare un rapporto con Putin e permette alla Gran Bretagna di farsi i fatti suoi, come se fosse ancora il vertice di un Impero globale e non un pezzo d' Europa. Ci sono in atto esodi biblici, che riscrivono la geopolitica dei tre Continenti antichi e noi  UE balbettiamo smarriti. E convochiamo un altro vertice più in là. Mentre i populismi erodono le fondamenta della costruzione politica comune, voluta dai Padri. Certo qualche novità viene fuori.

C'é il nuovo atteggiamento della Germania, che a sorpresa apre ai Siriani, e c'è la vergogna di altri (specie Francia e inghilterra) di fronte a questo passo di responsabilità e di governo dei Tedeschi. C'è il piano Junker sulla ripartizione di quote obbligatorie di proughi. C'é il superamento -speriamo definitivo- dei tartufeschi accordi di Dublino III (2013), ancora saldi prima dell'estate. C'è una maggiore credibilità dell'Italia, che non ha mai avuto tentennamenti sul soccorso in mare e l'accoglienza, anche a costo di gravi incomprensioni.  C'è anche un pensiero nuovo in sede ONU che -scossa forte in primavera da Papa Francesco- sembra cercare nuove regole insieme ad un nuovo Segretario.

Ma contemporaneamente c'è tutto l'Est che chiude le frontiere e cede al vento dei nazionalismi ed erige nuovi muri, mentre l'Ungheria ordina arresti d'ufficio di chiunque si muova senza salvacondotto. Dal Baltico alla Romania, quasi tutte le new entry dell'allargamento ad Est, vanto di Prodi Presidente della Commissione (1999-2004), adottano duri provvedimenti di contrasto ai profughi, indisponibili persino a distinguere tra migranti economici e perseguitati degni di asilo.  Lo fanno con la stessa forza con cui chiedevano pochi anni fa l'ammissione all'Europa, mostrando -purtroppo- di non aver ancora digerito 70 anni di comunismo reale. E di non comprendere a fondo i valori della Comunità che li ha accolti. Come se un dolore antico, ancora non disciolto, dovesse originare nuovi dolori per rigenerarsi e sopravvivere.
Ma non solo l'Est ha ombre e cadute di stile gravi. La Gran Bretagna ha un atteggiamento formale di difesa. Così l'Austria cattolica chiude ai diversi.

La Danimarca e l'Olanda sono intermittenti. La stessa Germania fa un passo indietro e parla di sospendere Schengen per regolamentare i flussi e organizzare un'accoglienza ordinata. La Francia ( storica esperta di accoglienza e di multietnie) è ora ben determinata a difendere il confine di Ventimiglia e il suo mare. Per assurdo, ma non tanto, in questa emergenza epocale, sono più civili i Paesi balcanici che non appartengono ancora nella UE (Serbia, Montenegro, Albania, Kossovo, Macedonia, Bosnia Erzegovina).

Al termine di questo quadro a pennellate larghe, concludo. Dobbiamo sbrigarci a trovare la quadra e a battere un colpo. Non solo perchè l'autunno avanza e presto il freddo complicherà le cose, specie nell'Europa continentale. Ma soprattutto perchè l'assenza politica che ho descritto crea un vuoto di potere; e la Storia ci insegna che questi vuoti vengono subito riempiti. Se non sarà l'Europa Unita a decidere, deciderà presto qualcun'altro al suo posto. E i nostri figli subiranno gli effetti di decisioni altrui, che certo non saranno nel nostro comune interesse. Dobbiamo svegliarci ed abbattere insieme il tempio di Giano Bifronte, sul cui altare abbiamo fin qui sacrificato. Il tempo delle parole, delle doppiezze, delle finte è definitivamente al tramonto. E siccome i Governi non hanno il coraggio di superarlo, è ora che i Popoli facciano sentire forte la loro voce.  Per costruire un' Europa  Federale occorre infatti che la Democrazia vinca e che i cenacoli esclusivi di tutte le risme vengano chiusi.

www.giornalesentire.it - 2016


 

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