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Stile nuovo in politica, il ''caso'' Rovereto

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di Massimo Occello

Intorno c'è un mondo agitato, l'Italietta che si divide per il referendum costituzionale, senza una classe dirigente all'altezza e con poche risorse.  Attende un Risorgimento, che prima di essere economico deve essere ideale, etico e civile, per il quale bisogna partire dal basso, ricamando comunità, riaprendo sentieri di buon senso, dando buoni esempi. E' compito di tutti noi, ma soprattutto è "il compito" della politica.

Parliamo del Trentino: la società dà segni di vitalità e partecipazione nuove. lo si vede nel sociale, nella cooperazione, nell'associazionismo, nel volontariato, nei giovani. Si è messa in funzione una sorta di centrifuga, che comincia a espellere pezzi di vecchio, incrostazioni, opportunismi ed opportunisti. Un rinnovamento che parte dal basso.
La "grande politica" mi pare meno attenta e vitale. E' di certo in movimento (e si vede), ma attenta al potere e ai suoi equilibri più che alla gente, che sembra talora più mezzo che fine; più oggetto che soggetto. E noi ci sentiamo spesso pozzo di voti, piuttosto che Cittadini partecipi di un processo democratico vivo.

Questo quadro a Rovereto sembra un pò diverso; la città avverte un che di nuovo: sobrietà, cultura, un certo rigore antico più conforme alla sua storia. C'è un rapporto diretto con il cittadino al quale ogni mese si rendiconta dell'operato. Il recupero di aree a lungo abbandonate; l'ascolto delle voci che vengono dalle Persone (non dalla piazza, dai potentati, dai sindacati, dai partiti); la promozione forte di un Welfare di comunità; un bilancio ambizioso, tessuto su un disegno di largo respiro, ma puntigliosamente spiegato a tutti (dando di tutto "conto e ragione").

Per un giornale che - pur guardando al mondo - è  roveretano nelle radici, questo è un segnale molto buono, da sottolineare e amplificare: é bello sentire che questa fase politica della città è in sintonia con la gente. Tanto da sperare che l'esperienza si allarghi, come qualcuno ha già scritto, e in molti pensato. Un altro segnale politico a mio parere importante. In un contesto (anche trentino) dove le poltrone contano più delle persone e l'italico manuale Cencelli regola anche le cose di casa, registriamo con piacere la nomina di  Mauro Amadori a direttore generale del Comune: che rivoluziona subito e scompagina le carte con una rotazione dei dirigenti alla quale la struttura non metteva mano da 30 anni!

Un bel curriculum pulito e denso, il suo. Una bella figura giovane e gioiosa, a fianco di un sindaco - Francesco Valduga eletto con una civica di area centrista -  che nomina un direttore generale di storica formazione Pd (area della precedente amministrazione).

Qui, finalmente, si superano gli steccati e si guarda al talento.  Amadori ha esperienza consolidata nel campo istituzionale: ha fuso comuni, ha costruito servizi partecipati, ha fatto il commissario negli enti che andavano a rinnovo...può realizzare quel principio della relazione fra comuni che sta alla base del programma valdughiano.

Sembra evidenziarsi la logica del "non ragiono con nessun diktat di partito, neanche del mio", che è quanto speriamo per un Risorgimento vero, e che Valduga sembra confermare  come sua cifra  stilistica. Cose non solo dette. Come di questi tempi è raro vedere.

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< Mauro Amadori, direttore generale del Comune di Rovereto

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