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Persone e idee

Mauro Corona, confessioni di un malandrino

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di Corona Perer

Di essere premiato se ne fa un baffo: non ama i premi e lo ha detto chiaro e tondo. Ma il Premio Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi 2014...l'ha gradito. Corona lo ha ricevuto per "La voce degli uomini freddi" (ed. Mondadori).

"Per me questo premio ha un valore diverso – ha affermato Corona – e non solo perché Mario Rigoni Stern e le sue pagine mi hanno commosso. La mia scalata è stata una scalata al contrario e per me, questo premio dedicato a Mario, è il riscatto da una vita scellerata. Quando questa notte tornerò a casa e mi guarderò allo specchio, dirò: "forse ce l'ho fatta a uscire dall'inferno".

Il libro verte sulla società attuale e il "senso del limite". Corona ha ribadito più volte l'importanza dell'educazione per la "costruzione di una società nuova". Bisogna dunque partire dai giovani genitori che crescono i bambini e costruire da zero una società nuova. Bisogna insegnare ai bambini la passione e la curiosità dice lo scrittore che predica il valore della semplicità e la capacità di accontentarsi.

Gli han dato del reazionario (in)consapevole e c'è chi lo preferisce brutto, sporco e cattivo piuttosto che intellettuale. Lui se ne frega di ogni etichetta anche perché a mettergliela addosso son quelli che lui definisce "soloni" o "decisori del bello e del brutto" che lui amabilmente ricambierà con una bestemmia o un esplicito invito ad andare in quel posto. Le etichette per lui si son sprecate: scrittore anti-moderno, predicatore pop, Tiziano Terzani de noantri. Ma anche lui ha pronta una bella etichetta per chi tenta di ingabbiarlo in una definizione. Lui è l'in-catalogabile.

In "Confessioni Ultime" (ed. Chiarelettere), Mauro Corona si era tolto qualche bel sassolino: verso qualche politico malamente governante o qualche donna malamente respinta. Verso gli editori, verso la critica e chi tiene in mano le redini dei salotti tv o dei premi letterari. Quel che scrive, mettendo nero su bianco pensieri e parole di un dialogo con Giorgio Fornoni, giornalista di Report, suona pesante e maledettamente vero.

Si è vero: leggendo il libro ci si trova di fronte a un personaggio irrisolto e scontento, incazzato perenne, più preoccupato per gli amici perso che gli amori sciupati. In una parola ci si imbatte in una persona in-felice. E' davvero un libro libro-testamento? C'è la spinta che ebbero un Sant'Agostino o un Casanova?

No. C'è il desiderio di raccontarsi senza filtri. Corona di sé dice molte verità tipo:  «Nella mia vita sono stato un uomo antipatico, orgoglioso, vanitoso». Di tanta arroganza (che spesso nemmeno lui sopporta) è colpevole un'infanzia penosamente sofferta, con genitori inesistenti, nella brutalità di un vivere rozzo e povero. Eppure certe sue frasi, una volta  scolpite in pagina - suonano di poesia. Ma la sua zucca solo momentaneamente può trasformarsi in carrozza. Il brutto sporco e cattivo Corona prende sempre il sopravvento e così l'orco riappare.

La personalità dell'Homus Ertanus fa specie a sé. Sembra poco credibile quando in questo ultimo libro parla di fragilità, timidezza e tenerezza (che senza desiderare o avere tiene però in debito conto), più credibile quando parla dei suoi "voltastomaco" perché Corona dice sempre pane al pane e vino al vino. Soprattutto il vino.

Svela di dormire all'aperto per stare in compagnia delle anime dei morti. E cita qua e là, i suoi amati: Pessoa, Borges, Brodskij, De Andrè, basta aprire il libro a caso e la citazione ti aspetta. E' un suo tratto specifico, lo fa  sempre: che scriva che parli. Troppe volte a nostro umile e modesto parere: chi abbonda in citazioni ha bisogno delle idee degli altri non avendone di proprie, disse qualcuno notevolmente notevole (che non citeremo).

Ma l'irascibile Corona si dichiara pacifista. Tempo fa si era scagliato contro Fazio che non lo chiama in tv, che decide e filtra "chi" e "cosa". Nel suo ultimo libro Mauro Corona svela i dietro le quinte di chi alla fine decide cosa è cultura e cosa non lo è. Dei "soloni" scrive. "Si definiscono intellettuali, uomini di cultura. Ma cambiamo discorso che mi viene il voltastomaco".

Mauro Corona è durissimo verso la critica e chi-decide-cosa soprattutto quei giurati di tanti premi letterari. Lui li chiama "i convenitori di ciò che è bello e ciò che non lo è". E nell'ultimo libro afferma "...a volte parlano troppo. Sapevo molto prima chi avrebbe vinto il premio Strega . Sapevo molto prima chi avrebbe vinto il Campiello, lo avevo detto e ci sono testimoni. I premi non li vinci i premi te li danno. Sapevo un mese prima che vincevo il Bancarella, tra l'altro con il più brutto dei miei brutti libri".

A Corona sono indigeste tutte le giurie. "Ogni tanto chiamano anche me,  non so su che base ma se c'è una cosa che aborro verbo che usa Giampiero Mughini, sono le giurie. Chi sono io per dire: questo lo scarto e questo no?". E racconta che di recente gli han chiesto di far parte di una giuria chiamata a giudicare dei ragazzi, a un premio letterario per i 50 anni del Vajont.

"Posso dire di un quadro, un libro o una cosa mi piace o non mi piace ma il problema è personale e viene dalla mia educazione dalla civiltà in cui sono cresciuto. Magari non mi piace un dipinto ma è un capolavoro. Le giurie non dovrebbero esistere".

E i grandi fenomeni alla Faletti? "Io Giorgio Faletti l'ho conosciuto e non l'ho mai reputato un comico, certo si guadagnava da ridere facendo da ridere, ma lui non rideva. Per la gente rimarrà un comico a vita come dicono di Grillo. La fortuna di Faletti sai quale è stata? Che uno dei convenitori di quello che è bello e quello che non è bello ha scritto 'ci troviamo di fronte al più grande scrittore italiano'. Questa notizia ha catturato il popolo che si è rivolto a Faletti, il quale scrive ottimi libri ma se non avesse avuto dalla sua quel giudizio, come scrittore sarebbe sconosciuto". Tace però che fu Magris a dargli la spinta decisiva. O forse dice queste cose perché è accaduto anche a lui. Di certo bisogna dargli atto della sua inimitabile franchezza. E alla fine ci si rende conto che un tipo così, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo e magari preparagli un posto al museo.
Accanto ad Otzi forse dormirebbe sereno.

aprile 2014


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