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Salute

Speranze per la cura del melanoma uveale

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20/08/2016

Il melanoma uveale è una rara malattia intraoculare con un’incidenza annuale di cinque casi per milione di persone. Benché il tumore primario sia spesso trattato efficacemente, allo stato attuale non esiste un trattamento efficace per le sue metastasi. Si conosce ben poco delle metastasi di questo tumore a causa della sua rarità e dell’accesso limitato al tessuto metastatico. Molti pazienti con melanoma dell’uvea sono inseriti in sperimentazioni cliniche per il melanoma cutaneo, anche se le due tipologie sono molto diverse in termini di caratteristiche molecolari e cliniche.

Il CIBIO dell’Università di Trento  rappresenta l’Italia nella sfida lanciata a livello europeo per trovare una nuova cura, mirata ed efficace, per i pazienti metastatici di melanoma uveale, una forma rara e subdola di tumore oculare.

«Si tratta di una malattia che frequentemente sfugge a una diagnosi tempestiva e dà origine a metastasi, rendendo il tumore incurabile» chiarisce Marina Mione, responsabile del Laboratorio di Biologia sperimentale sul cancro (Laboratory of Experimental Cancer Biology) al CIBIO di Trento. La sua unità di ricerca è partner di UM Cure 2020, progetto europeo finalizzato a trovare nuove terapie per il melanoma uveale (New therapies for uveal melanoma). Il progetto, avviato a maggio e che si concluderà a fine 2020, prevede un finanziamento totale di oltre 6 milioni di euro (304 mila euro la quota assegnata al team trentino) nell’ambito del programma quadro europeo per la ricerca e l'innovazione Horizon 2020. Il consorzio UM Cure 2020 – coordinato dall’Institut Curie di Parigi – riunisce gli sforzi di quatto centri ospedalieri di riferimento europeo, tre istituti di ricerca, due biotech, una fondazione e un network di pazienti.

«Purtroppo – riprende Mione – non esiste una cura per il melanoma uveale dopo lo sviluppo delle metastasi, che spesso sono già presenti al momento della diagnosi. UM Cure 2020 concentrerà i propri sforzi nell’identificare gli aspetti genetici che predispongono alle metastasi, scoprire le alterazioni dei segnali coinvolti, sviluppare farmaci specifici e testarli nei modelli sperimentali e, una volta approvati per l’uso nell’uomo, anche in pazienti».

Ma qual è il ruolo del team trentino? «Il compito dell’unità di ricerca del CIBIO – spiega – sarà generare modelli genetici altamente predittivi dell’evoluzione del tumore». Con la prospettiva di fare diventare l’Università di Trento leader nel settore.

«Le metodologie utilizzate – racconta Mione – sono quelle della genetica, biologia molecolare e farmacologia. I modelli, una volta generati, saranno usati per lo screening farmacologico pre-clinico, combinazioni terapeutiche e per escludere possibili effetti tossici. Tra gli obiettivi di UMCure 2020 c’è quello di iniziare un trattamento sperimentale dei pazienti nei quattro centri ospedalieri di riferimento già nel 2018. I farmaci da somministrare saranno identificati grazie alla loro efficacia nei modelli sperimentali, inclusi i modelli sviluppati nell’Università di Trento».

Trento, 20 luglio 2016
 

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