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Persone e idee

Angelo Branduardi si racconta

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di Angelo Branduardi

Artista coerente, positivo, intenso e sempre attratto dalla ricerca musicale oltre che dalla storia della musica. Angelo Branduardi ha messo in musica il Ciclo dei Mesi del Castello del BuonsonSiglio e in questa pagina...si racconta come uomo e come musicista.
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SONO UN UOMO ANTICO

«All’inizio degli anni ’70 ero un ragazzo secco come un chiodo, con una gran testa di capelli ricci… ero diplomato in violino al Conservatorio di Genova e suonavo la chitarra alle sfilate di moda, con un improbabile look da paggio rinascimentale.

A Milano frequentavo la facoltà di Filosofia alla Statale e lì incontrai Luisa. Lei scriveva poesie…io componevo musica: ci completavamo a vicenda. Così nacquero le mie prime canzoni e la nostra complicità: per quello che ho cercato di rubare alla vita, lei mi ha sempre tenuto il sacco.

Il mio primo progetto discografico non vide mai la luce, nonostante contenesse già delle canzoni che fecero poi la mia fortuna, una per tutte: “Confessioni di un malandrino”.
A vent’anni, come è giusto che sia, molto spesso in me il cuore aveva la meglio sulla ragione e così, nelle lunghe ore che passavo al bar della mia casa discografica, in attesa che qualcuno là in alto si ricordasse di me, presi una decisione: la persona giusta per me era Paul Buckmaster.

Paul in quel momento era il più grande e non solo per me; era l’arrangiatore che aveva inventato il suono del primo Elton John, stravolgendo in senso ritmico l’uso degli archi. Mi procurai l’annuario di Billboard, trovai il contatto, gli scrissi e lui venne a Milano. Così…semplicemente perché, leggendo la mia lettera aveva “sentito” che io ero “donato” e che lui doveva venire da me…questa fu la sua sola motivazione e la mia fortuna.

Ovviamente la presenza di Paul mi spalancò ogni porta e la mia carriera ebbe inizio.
E dopo Paul venne Maurizio…. Maurizio Fabrizio è stato per la mia musica il compagno più importante: ha arrangiato i miei dischi ”storici” e, in varie riprese, ha suonato con me sui palchi di tutta l’Europa. Io non amo in modo particolare la chitarra, ma il mio “accrocchio” con lui è perfetto: musicalmente parlando, Maurizio è l’altra metà della mia mela.

Una sera, a Roma mi venne a cercare Dori Zard e mi presentò in seguito suo fratello Davide. I fratelli Zard, con la loro grande famiglia, produssero i miei concerti più grandiosi: dalla “Fête dell’Humanité”, 200.000 spettatori a Parigi nel 1979, alla “Carovana del Mediterraneo” dell’80. Con loro ho girato in lungo e in largo e con grande successo tutta l’Europa, ponendo le basi per quella che è ancora oggi la mia attività al di fuori dell’Italia.

In quegli anni, per tradurre ed adattare i miei testi, venne da Londra Pete Sinfield dei King Krimson, “very british”, colto e raffinato. E da Parigi venne Étienne…Roda-Gil, guascone, grande e grosso, sempre esagerato…purtroppo non c’è più…e mi manca.

Nell’83 cominciai a lavorare per il cinema e così incontrai Luigi Magni, grande regista e grande esperto della Roma dei tempi andati. Gigi mi ha insegnato come si lavora ad una colonna sonora e lo ha fatto così bene che con lui ho vinto, in un colpo solo, il “David di Donatello” ed il “Nastro d’Argento”.

Poi, sempre lavorando per il cinema, Michael Ende, il sognatore di “Momo” e della “Storia Infinita” e poi il grande maestro Ennio Morricone che mi ha fatto l’onore di scrivere per me la musica del “Salmo” e di volermi in concerto con lui…e poi… e poi …Faletti. Giorgio, che per me ha scritto testi e poi è diventato l’amico al quale voglio bene, cosi bene da fargli da cavia per l’anteprima dei suoi libri.

Ora leggo la mia vita come un viaggio…un viaggio su di un treno che ancora sta correndo. Su questo treno io sono salito al volo, ormai trent’anni fa…, ad ogni fermata qualcuno è salito, ha percorso un tratto di strada con me e poi…è sceso. In questi anni sono stati molti i compagni di viaggio:qualcuno forse risalirà, qualche fermata più in là. Qualcuno non lo rivedrò più…purtroppo o, a volte, per fortuna.

Non sono tutti buoni compagni. Comunque sia io, da solo o in compagnia, continuo ad andare perché, come dicono i veri viaggiatori, quelli con poco bagaglio ed il taccuino sempre in mano….

L’importante non è la meta: quello che conta è il viaggio, perché è lì che tutto succede.»





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