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Persone e idee

Fabrizio Forti, l'anima della mensa della Provvidenza, non c'è più

Fabrizio Forti, l'anima della mensa della Provvidenza, non c'è più1-mensa_capuccini_20.jpg1-mensa_capuccini_11.jpgPadre_Fabrizio_Forti.jpg1-mensa_capuccini_18.jpgpadre_Fabrizio_Forti_2.jpg
Povertà e Solidarietà

La Chiesa e la comunità trentina sono in lutto: è mancato improvvisamente a 67 anni Padre Fabrizio Forti, che guidava la mensa dei Capuccini di Trento. La sua è stata una vita completamente donata ai più poveri sul percorso e sulle orme di Dante Clauser. Con il suo impegno e grazie a 460 volontari ha sfamato tante persone. Lo faceva con ottimismo e allegria come se la sua mensa fosse lo sportello di un diritto fondamentale: ad essere sfamati e trovare un pezzo di pane. La notizia ha  destato una grande commozione: era davvero un uomo di grande fede e una testimonianza di vita cristiana vissuta.
Lo raccontiamo in questo servizio realizzato nel 2013.

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"La nostra missione? Rispondere a un diritto"
di Corona Perer

"La nostra è solo una risposta ad un diritto: avere un pezzo di pane a questo mondo. Non facciamo una cosa straordinaria, ma è il frutto di questo lavoro ad essere straordinario. Perché si semina cultura della solidarietà”. Padre Fabrizio Forti ha attorno a sé un esercito di 460 volontari. Provate a immaginarli in una piazza: sono tanti. Raccordarli non deve essere stato facile, ma la Mensa della Provvidenza dei Cappuccini di Trento funziona come un orologino svizzero. Ogni giorno, sin dal pomeriggio c'è chi si alterna ai fornelli, chi alla predisposizione della sala, altri alla raccolta delle derrate, altri ancora alla gestione della dispensa. I locali sono quelli dell'antico convento dei cappuccini e si mangia proprio sotto alla Chiesa di Santa Croce.

“Siamo sotto l'altare, potevamo avere un posto migliore?” afferma sorridendo Padre Fabrizio che quando non è nella sua mensa è in carcere a portare sostegno spirituale. La macchina che ha messo in piedi funziona dal 1998 e da allora ad oggi ha distribuito più di 500.000 pasti. Il fenomeno non accenna a diminuire: basta osservare l'utenza, termine che certamente non piace a padre Fabrizio, ma che aiuta a capire gli accessi: il 45% degli ospiti è rappresentato da italiani ed il 20% sono trentini. Il restante 30% è rappresentato da cittadini Ue, mentre solo il 25% è di extracomunitari.

E sono 130 le borse familiari per i nuclei in difficoltà. Un totale di 12 quintali e mezzo di alimenti distribuiti ogni 15 giorni. Il che vuol dire che l'operoso esercito di volontari ogni mese movimenta 25 quintali di aiuti e le borse sono in aumento proprio per i nuclei familiari trentini e italiani, gente che non ce la fa più, che ha perso il lavoro, che paga la crisi con la fame. Ci sono almeno 896 persone che sono sfamate ogni mese da queste borse dove c'è tutto: pasta, olio, riso, caffè, pane, scatolame. Il che vuol dire che ogni anno 10752 persone  si aggiungono ai circa 50.000 utenti della mensa. E le derrate? Padre Fabrizio ha un furgone e due volontari autisti che raccolgono la merce ovunque vengono chiamati. Gli alimenti, ecco il bello della notizia, arrivano dai supermercati: il Sait, Italmarket e la Dao rappresentano il grosso dei donatori. Il pane arriva dai panifici Sosi che fin dal loro fondatore sono amici della Mensa.

Se prima si trattava di prelevare episodicamente qualche pacco di derrate prossime a scadenza da consumare nel giro di un mese, oggi sono gli stessi magazzinieri ad accantonare ciò che alla mensa potrà servire. “Ecco il grande dono che questa mensa ha prodotto: la cultura della solidarietà. Il resto è solo un servizio, una risposta ad un diritto e questo è un seme per il futuro. Ci sono arrivate anche delle scolaresche per conoscere questa attività e dei bambini con la loro maestra ci avevano portato una loro piccola raccolta. Questo io lo trovo straordinario” ribadisce padre Fabrizio che racconta tanti episodi di provvidenza come le centinaia di uova arrivate all'improvviso da un allevamento proprio quando si stava progettando di far fortaie ma sarebbe stato necessario acquistarle. Ma c'è un aspetto non indifferente. Gestire una mensa significa anche vettovaglie: piatti, posate, bicchieri.

A questo ci pensa Fondazione Caritro che ogni anno da sei anni, in forma continuativa, rifornisce padre Fabrizio del necessario e si tratta di materiale di ultima generazione cioè biodegradabile. “In un mese questa roba una volta usata diventa terra” afferma orgoglioso padre Fabrizio. Perché tutto ciò che la mensa produce è un aiuto che nasce dal riciclo. Parla di stupore questo frate che ogni giorno assiste alla bellezza del bene e perciò è ottimista, sorridente. “Ricordiamoci che chi è nel bisogno è anche solo. Ed è un diritto anche l'amicizia. Oggi il pericolo più grave per chi sta bene è di adagiarsi, di chiudere gli occhi. E dobbiamo ricordarci che anche se non è possibile guarire il mondo, è molto importante almeno averne cura. Cristo in fondo dove non guariva toccava e accarezzava. Lui ci ha spiegato come fare. E Dio dimora in tutti” afferma padre Fabrizio che spesso segnala chi oltre al pasto ha anche bisogno di essere curato.

“Abbiamo verificato che ci sono utenti con la scabbia”.  Si tratta del ricomparire di una malattia antica scoperta prima di 2.500 anni fa di cui si parla anche nella Bibbia (nel libro del Levitico, terzo libro di Mosè) dovuta ad un acaro che si insinua sotto pelle in condizioni di scarso igiene. Padre Fabrizio in questi casi si adopera per convincere la persona ad avviarsi al Pronto Soccorso e per far avere abiti nuovi (il primo rimedio è bruciare quelli che si indossano). Sono tante insomma le problematiche dei nuovi poveri e non vanno trattate con la “paura” ma con la volontà di sanare tanti piccoli pezzi di mondo. Perché ogni persona è un mondo e saper osservare il mondo è fondamentale per poter dire di essere “vivi a questo mondo”.

Padre Fabrizio Forti lo fa e il suo cuore è solo pieno di gratitudine. Per i suoi volontari, per chi dona, per le offerte che a volte, arrivano spontanee e inattese: un piccolo ma importante assegno da una cassa Rurale, dai volontari dei Vigili del Fuoco o dalla Croce Bianca di Mezzolombardo fino alla borsa di spesa che singoli cittadini portano per chi può averne bisogno, facendosi carico di un ignoto nella propria gestione familiare. “Non è bellissimo?” dice padre Fabrizio che indossa la traversa e che a un certo punto - pur bonario – diventa categorico. “Ora però...ho da fare. Alle cinque deve essere in tavola e sono già le tre”. In cucina un piccolo nucleo di donne e uomini sono già al lavoro. “Cosa devo fare io? Controllare che non manchi nulla: che ci sia la carne e il pane, ad esempio”.

L'ultima cosa che ci fa vedere è il pavimento. “La pulizia dei locali è per noi importantissima, ogni giorno disinfettiamo tutto. Proprio per questo dovremo rifare il pavimento. Userò i 10.000 euro che Fondazione Caritro ha deliberato per noi oltre al contributo che ci danno per comprare le vettovaglie che costano almeno 20.000 euro ogni anno. Sono pieno di gratitudine e devo essere voce per chi non ne ha: dico solo che questa è eucarestia vissuta perché la logica del Vangelo non fa correre in sacrestia, ma nella strada per spezzare il pane e dividerlo con chi non ce l'ha”.

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