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Persone e idee

Michele Abbondanza ''I dream: questa volta canto''

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Teatro Danza

Ironico, malinconico, esistenziale. “I dream” andato in scena al Teatro Zandonai di Rovereto è un vero e proprio assolo in cui uno straordinario one-man-show (Michele Abbondanza) narra la danza e se stesso. Si avverte quasi la necessità esistenziale di fare il punto,  di ripercorrere una carriera che l'ha portato con Antonella Bertoni nell'assoluta eccellenza della danza italiana, l' esigenza di ragionare su ciò che davvero è avanguardia e mettere a nudo anche certi snobismi del mondo della critica.

Così mentre scorrono le stagioni e le mode (la disco dance di Gloria Gaynor con la quale lo spettacolo ha inizio e più avanti i movimenti semi-automatici e spersonalizzati degli anni Ottanta), lui con il suo corpo forgiato da anni di palcoscenico e di meditazione, pone al pubblico da un lato la domanda sull'arte (cosa sia, a cosa serva, quanto a sproposito se ne parli), dall'altro narra se stesso fino a quando non compare l'altro Abbondanza: un inquietante manichino-fantoccio con cui parte un dialogo finale e si incontra anche un uomo comune - con i suoi problemi e i suoi deficit - che di professione “danza”.

Quando tutto finisce il primo timido accenno di applauso fa breccia tra il pubblico mentre tutti ancora si chiedono - nel timore di violare una pausa di senso - se lo spettacolo sia davvero finito. Parte timido ma vorrebbe essere fortissimo si...


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