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Aspettando Godot

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il commento

Un'Europa a tre che diventa in breve tempo l'Europa dei due: Merckel e Hollande. Dopo Ventotene è venuto il gelo di Bratislava. Ecco il commento del direttore Massimo Occello.

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VENTOTENE E DINTORNI

di Massimo Occello

Viviamo un tempo sospeso. Tutto si stempera nell'attesa, e irride il presente. Ma una ragione c'è, e va cercata. Penso alle migrazioni epocali che sconvolgono i nostri equilibri e fanno montare i consensi a chi promette soluzioni facili di "difesa sociale". Sappiamo da anni che dobbiamo invece trovare soluzioni equilibrate, capaci di contemperare accoglienza, fraternità, rispetto della nostra cultura e sicurezza. Ma quasi tutto rimane sfumato nel vago.

Bisogna distinguere i richiedenti asilo dagli altri migranti, che hanno titolo a trattamenti molto diversi: non lo facciamo in modo trasparente, veloce, rigoroso e uniforme. Bisogna condividere lo sforzo dell'accoglienza di chi fugge dalle guerre e dalle catastrofi (i rifugiati) tra i Paesi europei: sembrava raggiunto un accordo, ma Brennero, Ventimiglia e Chiasso sono di fatto chiusi e l'Italia e la Grecia sostengono il peso migratorio di tutto il Continente dopo lo sbarramento della via balcanica. L'accordo con la Turchia (che prevede anche un parziale rimpatrio dei non aventi diritto) funziona a singhiozzo, specie dopo che Erdogan ha scelto Putin come Lord protettore, mentre tiene l'altro piede  nella scarpa della Nato.
La Brexit sottolinea il pieno disimpegno del Regno Unito da questi temi  (nel momento del bisogno maggiore), ma gli si consente di diluirla nel prossimo biennio, in attesa dei grandi eventi elettorali (Usa, Francia, Germania ecc). Intanto noi rimaniamo con il cerino in mano, mentre  altri lucrano tempo e certezze.

Penso al terrorismo, e all'evidenza che la difesa dei Cittadini europei passa attraverso una collaborazione piena tra le Politiche, le Istituzioni e gli Apparati di sicurezza dell'Unione. Da Charlie Ebdo sono trascorsi 17 mesi, ma -al di là dei discorsi roboanti- siamo in alto mare. Vogliamo curarci da soli. E non mi pare che la consapevolezza e la responsabilità dei Popoli d'Europa sia maggiore di allora. Anzi è regredita, perchè con le parole forti e le dichiarazioni di guerra si potenziano i nazionalismi, non l'integrazione. Occorre ben altro!

Penso alla guerra di Siria e di Libia, all'Isis, al groviglio degli interessi in gioco, ai teatri bellici che vedono presenti pezzi di Islam radicale, grandi potenze, potenze regionali, multinazionali dell'energia e delle armi, popoli soli, povera gente. Anche gli esperti migliori alzano le braccia: non si sa cosa fare per ridurre quelle risse sanguinose. Abbiamo persino pudore a definirle "guerre", per la paura che il nome  trascini con sè l'aggettivo "mondiale". Ma lì -dobbiamo dircelo- si scontrano le più radicate culture imperiali del mondo: non solo quella USA e Russa, ma anche quelle Britannica, Francese, Germanica e Turca. Noi, se non aumentiamo la nostra comprensione (e preparazione), rischiamo davvero di scoprirci come vasi di coccio tra vasi di ferro, perchè il "sistema" sta cambiando velocemente.

Penso all'economia. Quella greca non è più sulla ribalta, ma non è meno compromessa dell'anno scorso. Ci illudiamo che l'economia italiana sia fuori pericolo, ma il debito è molto aumentato, le tasse sono al limite del tollerabile e il Governo è costretto a una manovra autunnale da 30 miliardi di Euro. Sappiamo tutti da almeno dieci anni che non si esce dall'eccesso di debito senza una patrimoniale, ma nessuno ha il coraggio di farla. Perchè chi la fà va casa. Così Renzi (come chi lo ha preceduto) spinge per aumentare la "flessibilità" dell'Europa, avere margini di cassa e vincere le prossime elezioni. Ma intanto il debito procede verso l'insostenibilità.

Così vivacchiamo: non si capisce in attesa di che. Perchè i governanti hanno paura dei governati, e anche la democrazia è sospesa. Per evidente  mancanza di fiducia reciproca. Lì in mezzo, nel buco  vuoto della fiducia mancante, quelli che urlano più forte raccolgono a piene mani i  consensi degli scontenti. In Europa e in America.
Per le cose che precedono, noi viviamo un tempo sospeso e (in apparenza) inconcludente; e queste sono, a mio parere, le ragioni principali  dell'attesa priva di senso che percepiamo.
In questo quadro  "al limite della disintegrazione" (come ha  affermato ieri George Papandreu, già premier Greco), fatto di attese tattiche, furbate, sgambetti, riposizionamenti, colpi bassi e finte, irrompe il vertice che è in corso oggi a Ventotene. l'Isola dove alcuni confinati antifascisti nel 1941, in piena guerra, scrissero il manifesto dell' Europa federale, che conteneva principi e valori per un futuro pacifico comune. Il luogo è laicamente mistico, è portatore di un messaggio politico dirompente e  ha un raro potenziale di fascino etico.
L'incontro tra Merkel, Hollande e Renzi a Ventotene è stato importante, nonostante la situazione in cui versiamo; e tutti i temi qui toccati sono su quel tavolo. Speriamo che gli spiriti grandi di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Ursula Hirschmann, che scrissero quel documento (e che conoscevano bene gli orrori delle ideologie totalitarie e le loro violenze) ispirino questi nostri Capi, cui la sorte ha riservato, dopo 70 anni, il compito primario di conservare la pace e costuire un futuro prospero per figli e nipoti (senza aver mai patito la guerra ). Non sono importanti i comunicati e le dichiarazioni con cui ciascuno di loro cercherà di dire ai propri elettori ciò che questi vogliono udire, ma sono importanti le cose grandi che essi potranno "sentire" di poter fare insieme -se saranno capaci di stare insieme- mettendo i loro interessi dietro a quelli comuni.

Hanno l'occasione di trasformarsi -nel tempo- in Padri della comune Patria europea, mentre ora sono solo piccole persone, incapaci talora di prevedere come andranno le cose a Natale in casa propria.

 

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