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Persone e idee

A Tiso con Paul Fischnaller, il cacciatore di cristalli

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Val di Funes

Un bel giorno ha deciso che il suo tesoro doveva essere patrimonio di tutti. Cercar pietre, la passione di una vita, è la molla che ha permesso di creare a Tiso località della Val di Funes in Alto Adige (provincia di Bolzano), un piccolo ma eccezionale museo dove non è raccolta solo la storia geologica della Val di Funes, ma la storia del Pianeta.

Chiamato "il cercatore di cristalli" Paul Fischnaller oggi 80 enne, vive tra Panama e la Val di Funes che raggiunge ogni anno per 6 mesi per godersi la primavera, i disgeli, la buona stagione e il primo arrivo dei colori autunnali. Vive con la moglie e i suoi animali al «Mulino Gostner», a Mulino di Mezzo, perchè è evidente che per un altoatesino doc come lui la meraviglia di quei luoghi non permette di resistervi, anche se il caldo sole invernale di Panama riscalda e rende l'inverno lieve.

Grande collezionista di minerali, ha iniziato da bambino a guardarsi intorno. Ha raccolto tutti i pezzi che sono oggi in esposizione nel museo dove si possono ammirare i meravigliosi geodi della zona di Tiso, e quelli di altre regioni da lui visitate, come ad esempio la Svizzera, la Valle d’Aosta, la zona del Monte Bianco e Idar Oberstein, il Palatinato renano.

Nato nel 1934, ha dedicato ogni momento libero per cercare i suoi amati cristalli fino a quando con il Comune di Funes ha deciso di presentare il lavoro di una vita. Quello esposti al Museo sono pezzi da lui trovati e raccolti, non acquistati.

< foto: www.giornalesentire.it
(riproduzione riservata)


"Tuttora Paul Fischnaller aggiorna costantemente il museo con l’aggiunta di nuovi, interessanti minerali" ci raccontano al museo che è gestito dalla Associazione Turistica di Tiso impegnata  con i suoi volontari a fornire ogni informazione scientifica al visitatore.

"I geodi possono raggiungere anche un diametro di venti centimetri. Come le amigdale di agata, sono incastonati nella roccia madre, un tufo di quarzo porfirico" spiega al museo il responsabile dell'associazione.

Nelle teche illuminate i tesori risplendono di una bellezza immutata nei milleni: i pezzi più datati hanno 290.000 anni. Le cavità di questi sassi ricavati dalla roccia ("druse") racchiudono a volte fino a sette differenti minerali. Tra questi spiccano l’ametista e i cristalli di quarzo, con la loro trasparente purezza, e l’agata, con i suoi geometrici anelli colorati.

Ogni cavità di geode racchiude il suo piccolo segreto di cristallo. 

"Questo museo mineralogico è già piccolo" ci dice Roberto Messner, al suo terzo ed ultimo mandato di sindaco. "Lo amplieremo presto utilizzando gli spazi della attuale caserma dei Vigili del Fuoco che presto a loro volta avranno una nuova centrale operativa".

Ed è un'ottima notizia perchè questo museo è un assoluta perla, incastonata in Tiso che - guarda caso - è a sua volta una delle 29 Alpine Pearls delle Dolomiti, parte cioè di quella comunità di realtà che avendo saputo promuovere un turismo sostenibile si è guadagnata il certificato di "perla alpina". 

Grazie alla sua favorevole posizione climatica, Tiso è un paese di antichissima origine abitato sin dai tempi della preistoria cocci risalenti all’età del ferro furono trovati nel Colle del S.Sepolcro, una collinetta che offre uno splendido panorama. Qui furono ritrovate anche tracce degli antichi “Kreidefeuer” (tradizionali falò di montagna del Tirolo), cui gli abitanti ricorrevano per trasmettere dei messaggi da un paese all’altro.

Il primo documento ufficiale risale al 1157 dove si legge della comunità di “Tisis”. Nel Medioevo vi viveva una famiglia di cavalieri, i “Signori di Tiso”. Ancora oggi, da Turnerhof si vedono i resti delle mura di un antico castello.

Come molti altri paesi di queste valli, il Novecento ha avuto il tragico compito di portare la Prima Guerra Mondiale: trincee e  bunker (oggi accessibili ai visitatori) furono costruite dell'armata dell’imperatore d'Austria. Fino al 1929, Tiso era una comunità autonoma; in seguito, l’amministrazione fascista unì Tiso al comune di Funes.

Sotto la dittatura del fascismo la scuola tedesca era proibita ed anche altre attività culturali furono duramente limitate. A causa della difficile situazione economica, molti contadini persero i loro masi. Quando Mussolini e Hitler si accordarono sula famosa "'opzione", ovvero sulla possibilità della popolazione di scegliere, se rimanere in patria o trasferirsi nell’impero tedesco, gli abitanti di Tiso decisero quasi all’unanimità per l’emigrazione.

La Seconda Guerra Mondiale pose poi fine alla dittatura a nord e a sud del Brennero. Gli abitanti del luogo erano ancora per lo più piccoli contadini che vivevano di quanto producevano, coltivavano cereali, ma anche vino e mele per il proprio fabbisogno. Nella zona di Milleins e Nafen, situata a quote più basse, furono piantati vigneti e frutteti.

Nei luoghi più alti, ancora oggi i contadini vivono principalmente di allevamento del bestiame e di diverse attività secondarie.

Negli anni sessanta con la costruzione delle strade che da Außermühl e Mittermühl portano a Tiso, gli abitanti di Tiso hanno avuto nuove opportunità di lavoro.

Il primo autobus di linea viaggiava verso Tiso nel 1969.  "Oggi siamo comodamente raggiungibili da Bressanone e Chiusa e facciamo di tutto perchè chi arriva da noi lo faccia con mezzi pubblici. Abbiamo ereditato questo meraviglioso ambiente montano  dai contadini che l'hanno preservato, noi abbiamo il dovere di fare altrettanto" dice il Sindaco.

E  ha ragione.
(Corona Perer, 2014)

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