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Persone e idee

Caso Regeni, ritorsioni sul turismo

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diritti e...vacanze

Mercoledì 25 gennaio sarà trascorso un anno esatto dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo. Nonostante siano passati 365 giorni, la verità sull’arresto, la sparizione, la tortura e l’uccisione del giovane ricercatore italiano è ancora lontana.

Per continuare a chiedere "Verità per Giulio Regeni" Amnesty International Italia ha organizzato una manifestazione a Roma all’Università La Sapienza.

La manifestazione si aprirà alle 12,30 con il saluto del Rettore, prof. Eugenio Gaudio, e sarà condotta da Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3.

Le ritorsioni sono state sinora di natura economica, ma pare siano state eluse. "L’Egitto è un paese meraviglioso, che offre grandi attrattive culturali e grandi emozioni a chi vi compie un viaggio o vi trascorre una vacanza. Ma un viaggio ed una vacanza non sono possibili in un contesto di dolore e di indignazione" afferma in una nota l’Associazione Italiana Turismo Responsabile che, in pieno accordo con i propri soci, ha deciso la sospensione di tutte le attività in Egitto, in particolare, la programmazione di viaggi, fino a quando non sarà chiarita la tragica vicenda dell’omicidio Regeni.

AITR auspica che si faccia chiarezza su quanto è accaduto e che l’onesta collaborazione porti alla verità. Ciò permetterà di ristabilire tutte le relazioni, in un quadro di rispetto e fiducia reciproci e, speriamo, anche di sicurezza. Gli operatori turistici aderenti ad AITR hanno già sospeso tutta la loro attività verso l’Egitto.

Alla Bit 2016 c'era anche l'Egitto, ma lo stand era frequentato solo da Egiziani. Il mercato del turismo ha avuto un crollo verticale dopo l'attentato e la morte e la morte di 224 persone a bordo dell'airbus precipitato nel Sinai. Poi c'è stato il caso Regeni. E a poco vale che i rappresentanti del Tourism Board abbiano ricordato a giornalisti e buyers che c'è un piano da cinque miliardi per assorbire le perdite, che comprende anche una vasta campagna pubblicitaria.

In un'intervista al Wall Street Journal, Zaazou non ha negato il calo registrato negli ultimi mesi: "se paragoniamo i dati del 2010 con quelli dello scorso anno non posso negare che si sia un problema. Nel 2010 abbiamo avuto 14,7 milioni di turisti con entrate pari a 12,5 miliardi di dollari, mentre nel 2013 circa 9,5 milioni di visitatori con entrate pari a 5,8 miliardi di dollari".

Il turismo "e' malato, ma non e' destinato a morire", aveva aggiunto il ministro. Ma forse c'è qualcosa di ben più grave: la malattia civile a cui il paese è esposto dopo gli enfatici giorni della primavera araba.

www.giornalesentire.it - 2017


 

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