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Sinai: al monastero il futuro resta incerto

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Le assurde contese egiziane

Al Monastero di Santa Caterina nel cuore del Sinai si custodiscono reperti di un valore inestimabile come l'antichissima icona del Cristo Pantocrator. La sua biblioteca è la seconda per importanza al mondo, dopo quella del Vaticano. Visitarlo per intero è privilegio concesso a pochi. E dopo gli attentati sono sempre meno i turisti che si avventurano nel deserto per raggiungerlo. Tanto meno ora gli italiani, dopo il caso Regeni.

Per chi - come noi - l'ha visitato più volte, è però un orrendo delitto solo aver concepito l'idea di poter fare del male ad una sola delle pietre che costituiscono le possenti mura che lo cingono,  eppure qualcuno lo vorrebbe addirittura demolire. E' un generale in pensione dell'esercito egiziano, Ahmed Ragai Attiya, che denuncia la minaccia alla sicurezza nazionale dell'Egitto causata dai monaci greci ortodossi che lo gestiscono. Una piccola comunità di 25 pacifici monaci che l'ex militare considera e definisce con ostilità soltanto degli ''stranieri''.

Il più antico monastero del mondo, quello di Santa Caterina sul Sinai, costruito nel 328 circa dall'imperatrice Elena, madre di Costantino (che volle costruire una cappella votiva, vicino al Roveto Ardente, dove Mose' - secondo la tradizione - parlo' con Dio), dovrebbe per lui essere raso al suolo.

Naturalmente la minaccia si commenta da sè. Ma la polemica in Egitto è rovente. In una conferenza stampa svoltasi al Cairo un anno fa alcuni rappresentanti del mondo politico e accademico egiziano hanno respinto le false accuse di infedeltà alla nazione egiziana e di collusione con entità straniere rivolte in tempi recenti contro i monaci di Santa Caterina, il complesso nel Sinai conosciuto e apprezzato come uno dei più antichi monasteri cristiani del mondo.

Ahmed Ragai Attiya,  accusa i monaci di aver modificato la toponomastica dell'area, di aver nascosto i cosiddetti 12 ruscelli di Mosè (quelli che secondo tradizione dissetarono il popolo ebraico durante il suo Esodo verso la Terra Promessa), di essersi impossessati del 20 per cento della terra del Sinai meridionale, di aver issato sul Monastero in alcune ricorrenze speciali la bandiera greca e di aver trasformato il monastero in un'area occupata dalla Grecia e dall'Unione Europea.

Non è tutto: con una pubblicazione auspicava la creazione di un “Fronte per la difesa del Sinai meridionale” e descriveva i monaci greci come occupanti. Prendendo spunto da questi attacchi, alcuni organi di stampa vicini ai salafiti hanno accusato il Monastero di connivenza con i servizi d'intelligence israeliana. E quindi di rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale.

Le smentite sono state affidate al monaco di Santa Caterina Gregorios al-Sinawi (nella foto sotto), il giurista e ex parlamentare Ehab Ramzy, il consulente Rifat al Said e i rappresentanti di alcune tribù locali coinvolte nella sicurezza del Monastero. Tutti gli intervenuti hanno respinto le accuse anche sulla base dei documenti che definiscono lo status della comunità monastica e i suoi rapporti con la nazione egiziana.

"Stanno tentando di fomentare attraverso le menzogne l'ostilità popolare contro il Monastero" affermano a Santa Caterina, area dove si concentrano gruppi islamisti armati. L'area di proprietà del monastero include altri 71 giardini e siti monastici di minore entità. I monaci che vi vivono non fanno che pregare dalle 3 alle 8 del mattino ed esclusa la parentesi dedicata al turismo (il monastero apre ogni giorno alle 9 per richiudersi alle 12), la loro occupazione è conservare i patrimoni del loro museo, custodire la fede, praticarla.

< foto: il roveto ardente sarebbe il luogo
dove si nasconderebbe un
pozzo (C.Perer, 2001)


Il turismo in zona ha peraltro subito un pesante arresto dopo aggressioni da parte di predoni che hanno rapinato e a volte sequestrato turisti, rilasciandoli dopo poche ore. Continui scontri armati, in corso da mesi tra polizia, esercito e gruppi armati che il governo accusa di terrorismo, hanno portato al blocco delle visite. Ricordiamo che la Farnesina sconsiglia di recarsi nell'area.

Il monastero conta diciassette secoli di storia, risalente all'imperatore Giustiniano ed è patrimonio Unesco dal 2000. Situato ai piedi del monte Horeb (Monte Sinai), la cima del monte dove Mosè ricevette le tavole dei Dieci Comandamenti, è una magnifica cittadella dotata di uno splendido museo ricco di tesori inestimabili che persino Maometto pose sotto tutela.

Entrando, la prima rarità che si ammira è l'editto con il quale il profeta dell'Islam ordinava ad una delle sue tribù di provvedere alla sicurezza del monastero, che tuttora procede ininterrottamente. Tant'è che il complesso contiene anche una moschea a testimonianza della convivenza pacifica tra cristiani e musulmani perfettamente integrati con le tribù del deserto. Le antiche e possenti  mura l'hanno sempre protetto nei secoli dalle scorrerie dei predoni del deserto e la sua ricchissima biblioteca custode di centinaia di manoscritti antichi è la meta di tanti studiosi. Un monaco californiano provvede da anni alla loro digitalizzazione. Tra i tesori vi sono papiri di grande valore, inclusa una copia della prima Bibbia e svariate edizioni delle Bibbie più antiche in greco nonchè testi in aramaico.

Da almeno tre mesi questi tesori sono blindati, i monaci non ricevono più un turista e vivono barricati. Si è incrinata anche l'armonia con gli abitanti autoctoni (berberi del deserto) con i quali avevano sempre convissuto in armonia.La questione è davvero seria, non soltanto la semplice boutade e la folle idea di un generale folle.
(C.Perer)


> Farnesina ai turisti: evitate il Sinai
> al suo interno anche monaci artisti
< a fianco il monaco Gregorio impegnato nella difficile diatriba al Cairo. Le altre foto di questa pagina: Corona Perer, 2001

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