Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Persone e idee

Ultimo saluto a padre Kaswalder

Ultimo saluto a padre Kaswalder usa_questa.jpgKaswalder3.jpgusa_questa-001.jpgstudium.jpgKaswalder4.jpg
Riposerà a Gerusalemme

Gerusalemme 21 giugno 2014 - L'intera Custodia Framcescana ha partecipato ai funerali di Padre Kaswalder stroncato a 62 anni da un infarto. La notizia ha scosso il Trentino dove era nato a Roverè della Luna. Padre Pietro Kaswalder, riposerà per sempre a Gerusalemme dove viveva e studiava da quasi 35 anni. Era infatti professore alla Pontificia Università biblica di Gerusalemme. In Trentino era tornato poco tempo fa per la presentazione dei restauri della Chiesa del Getsemani co-finanziata dai trentini.
Nato nel 1952, si era laureato propriò nella città santa in Teologia Biblica allo Studium Biblicum Franciscanum (1981) e aveva conseguito un dottorato in Teologia, con specializzazione biblica (1988). A Gerusalemme era rimasto: non più per imparare ma per insegnare anche se considerava la vita un cammino di costante sperimentazione.
Ha pubblicato numerosi studi e testi storico religiosi ed era considerato un pilastro, cresciuto all'ombra di padre Piccirillo, grande archeologo della cristianità di Terra Santa. Lo avevamo incontrato a Gerusalemme per parlare del difficile cammino verso la Pace.
Ecco l'intervista:

***

Padre Kaswalder: “Non ci resta altro che pregare”
di Corona Perer

“Va sempre peggio, anzi, non c’è limite al peggio, da entrambe le parti”. Padre Pietro Kaswalder vive a Gerusalemme dai giorni della laurea, cioè dal 1981.
Palestinesi ed Israeliani li conosce bene. Di violenze e scontri, impreviste prospettive di pace e precipitosi scivolamenti verso guerra e terrorismo, ne ha visti parecchi. Lo sguardo che getta su questo spicchio di mondo così strategico nello scacchiere della pace mondiale, è estremamente avvilito e avvilente. “Dovessi davvero esprimere il mio stato, dovrei usare una frase forte: sono amareggiato. Questa è la verità”.
E’ pessimista Padre Kaswalder.  “Del resto come si può sperare che costruendo un muro diminuisca tutto l’odio accumulato in questi anni? L’unilateralismo di Israele (anche quando si ritira fissando arbitrariamente nuovi confini), non potrà mai produrre pace. Si muove da padrone, decide se e con chi discutere: non c’è una vera volontà di pace” afferma padre Pietro che di anni micidiali ne ha vissuti anche in Trentino quando - fresco di noviziato e ancora adolescente – frequentava in saio il Liceo Rosmini di corso Bettini a  Rovereto. Tra i corridoi c’erano Gloria Canestrini, oggi avvocato, Elena Manfrini, Piera Vettori e Pietro Monti. Tra i suoi docenti un quasi imberbe Giuglielmo Valduga, docente di latino.
“Doveva ancora laurearsi. Ricordo come fosse ieri quando mi deferì al Preside Tomazzoni. E credo che se lo ricordi anche lui. La prossima volta che vengo in Italia, mi piacerebbe vederlo”. Era il ’68: stare con il saio dentro ad un banco di scuola era vissuto quasi come una provocazione.
Nativo di Rovere della Luna, allievo di mons. Rogger in seminario (guarda caso la sua tesi di laurea riguardò Bibbia e Archeologia), padre Kaswalder arrivò a Gerusalemme nel 1979, due anni dopo essere stato ordinato sacerdote dal vescovo Gottardi.  Quando usa la parola “senso” capisci subito che sangue trentino doc scorre nelle vene.
“Venni qui per motivi di studio. Fu il Rettore dello Studium Biblicum Francescanum, padre Stanislao Loffreda, a fermarmi. Stava facendo campagne di scavi a Cafarnao e Macheronte. Divenni il suo aiutante e sono ancora qua”. Padre Kaswalder, conosce e insegna esegesi dell’Antico Testamento e si occupa delle escursioni bibliche. Qui arrivano studenti da tutto il mondo: le lezioni sono in italiano. Dei 70 iscritti la gran parte proviene da Asia e Africa. Camerun, Polonia, Germania e  India si danno la mano tra i banchi.  “Solo sette-otto sono gli studenti italiani. Ma non per questo l’interesse verso la Bibbia è venuto meno, semmai aumenta” dice il francescano che sottolinea l’unicum di questo istituto dove è possibile studiare le scienze bibliche nella città dove tutto iniziò.
Affacciato sulla Via Dolorosa, lo Studium è in pratica la più prestigiosa facoltà di scienze bibliche e archeologia al mondo. Padre Kaswalder fa parte del Senato Accademico ed è membro del consiglio del Decano. L’istituto dipende dalla Pontificia Università Antoniana e conduce ricerche bibliche sotto l’aspetto linguistico, storico, esegetico, teologico e ambientale. Un’accademia scientifica di alto lignaggio, si potrebbe dire, dalla quale escono esegeti e studiosi di caratura. Dall’alto del suo secolo di vita, lo Studium Biblicum (creato nel 1901 dalla Custodia Francescana) opera all’interno dell’antico convento sorto a pochi passi dal luogo in cui Cristo venne flagellato.

D.: “Come si vive, qui oggi?”
R.: “Siamo in uno splendido isolamento” spiega padre Kaswalder “studiamo, approfondiamo la Bibbia, avviamo ricerche. Il mondo fuori intanto lotta e si dibatte. La Gerusalemme storica fa a pugni con quella celeste. Non è che qui dentro tutto ciò che avviene fuori non importi. Tutt’altro. Viviamo con autentica sofferenza questa situazione”.

D.: Padre Kaswalder, qui un giovane esce con la ragazza con in spalla zainetto e mitra? C’è ancora posto per la speranza?
R.: L’ho detto: la situazione è peggiorata, ormai rinuncio a pensare, a capire. Del resto Israele non fa nulla per migliorare la situazione. E anche i palestinesi, avendo scelto Hamas…

D.: Ci sarà mai un punto d’incontro?
R.: No fino a quando Israele decide da solo, fa le regole, sposta confini, occupa e poi si ritira. Come dire: oggi non mi interessa stare qui, faccio un recinto e li metto fuori, domani magari torno. Il muro è una vergogna.

D.: Il cardinal Martini, invitava a non smettere di sperare nella pace: la Gerusalemme storica è comunque la sede della città di Dio.
R.: Martini è uomo di ampie visioni e prospettive. Ma forse è un po’ troppo ottimista. La realtà è che qui non vogliono proprio mettersi d’accordo.

D.: Con Hamas al governo in Palestina le cose peggioreranno davvero?
R.: Hamas al governo è la conseguenza dell’unilateralismo di Israele. E forse fornisce più di un alibi ad Israele per dire “vedete che con loro non si può proprio discutere?, perciò ora facciamo come diciamo noi” e via a piantare o spostare paletti di confine.

D.: E lo scacchiere internazionale per la pace come si muove?
R.: Male, direi

D.: In che senso?
R.: Nel senso che ci sono stati anni cui i contendenti sono stati aiutati a trovare un accordo, ma poi non sono state lasciate libere di individuare autonomamente le modalità. Non è così che si costruisce la pace…

D.: Martini diceva che intercedere per la pace, significa stare in mezzo ai due contendenti ma senza prendere posizione e giudicare. E’ possibile arbitrare in questo modo?
R.: La posizione del cardinale era corretta, ma è una posizione mistica. La suora di clausura che prega per la pace può farlo: prega senza parteggiare per l’uno o l’altro, e realizza questo obiettivo. Effettivamente non resta che lo strumento della preghiera, ma bisogna poi scendere sul concreto della vita di tutti i giorni. Ovvero “come” e “dove” i paletti vanno piantati. E’ questo il vero problema.

D.: L’uomo della strada dice: se Dio è onnipotente perché non ferma la guerra: qui, ora, sulla sua terra…Come risponderebbe?
R.: Dio è impotente di fronte al male che l’uomo decide di compiere: mai dimenticarlo.

Persone e idee

Persone e idee

colore_rosso.jpg 185x190.gif google_1.png boccetta_gucci_bamboo_spot_2.jpg photo.jpg banner_GIF_Sentire.gif