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Arte e cultura

La Venere di Urbino per sollevare le Marche

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arte solidale

La Venere di Urbino, celeberrimo dipinto di Tiziano, acquisito proprio per abbellire le stanze del Palazzo Ducale di Urbino e giunta nelle collezioni medicee grazie al matrimonio di Vittoria della Rovere, ultima erede della dinastia urbinate, è restata nelle Marche fino all’8 gennaio 2017. Ora è tornata agli Uffizi.
Un gesto di solidarietà teso a favorire il turismo nell’Italia centrale colpita dal recente terremoto e che desidera inviare un messaggio a tutti coloro che si troveranno a favorire questa regione da un loro soggiorno o passaggio in direzione di altre mete.
Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt ha commentato positivamente la scelta. “Privare gli Uffizi di questo significativo quadro ci è apparso niente a confronto di quanto questa prolungata permanenza nelle Marche potrà restituire alle sue popolazioni in termini di maggiore attrattività turistica per i visitatori e di conforto per gli abitanti. Intorno alla celebrazione delle maggiori festività ruota una grossa parte dei flussi di spostamento che attraversano la Penisola da nord a sud e viceversa. Dotare una fra le regioni centrali, colpite dalla recente calamità, di una carta in più per fortificare il suo già significativo appeal, è il minimo che potevamo fare, insieme al collega Peter Aufreiter, direttore della Galleria Nazionale delle Marche e del Polo Museale Regionale”
www.giornalesentire.it - 10 gennaio 2017

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Tiziano, nella sua Pieve

Chi vuole studiare Tiziano sa dove andare: a Pieve di Cadore, suo paese natale.
Lì infatti si trova il prestigioso nucleo di 150 stampe tizianesche dal XVI al XIX secolo raccolte nel corso di un decennio da un collezionista e antiquario padovano che è stato acquisito nell'agosto 2013 dal Centro Studi Tiziano e Cadore.
Si tratta di un patrimonio artistico e storico-documentario di grande valore che è arrivato a Pieve di Cadore paese natale del maestro, in occasione della mostra “Tiziano Venezia e il papa Borgia” .

Ruolo sicuramente determinante nella consacrazione della fortuna e nella diffusione della conoscenza dell’opera di Tiziano è quello svolto dalle opere a stampa e dalla riproduzione incisoria dei lavori del Vecellio, che ha consentito nei secoli di diffonderne e consacrarne ulteriormente la fama nel mondo e tra i posteri.
Il corpus, di notevole entità e prestigio, presenta pezzi che vanno dalla fine del Cinquecento a tutto l’Ottocento coprendo un arco assai ampio della fortuna iconografica del maestro - che giunge ad integrare in maniera massiccia il nucleo di incisioni tizianesche conservate presso la sede della Magnifica Comunità cadorina.

I materiali acquisiti sono stati oggetto di attento studio (in un incontro pubblico studiosi tizianeschi come  Francesca Cucchiara, Enrico Maria Dal Pozzolo, Lionello Puppi e Luigi Sapienza svoltosi nell’ambito dell’Estate tizianesca 2013, ne hanno descritto l'importanza).
Secondo gli ersperti sono estremamente importanti per la loro eterogeneità inoltre non mancano esemplari di notevole rarità come le due precoci riproduzioni cinquecentesche - l'una incisa da Martino Rota, l'altra edita dal Bertelli – della "Uccisione di San Pietro Martire", il capolavoro distrutto dal fuoco nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo a metà Ottocento o le due stampe di Valentin Lefebre ( una certamente di primo stato del 1680, l'altra di secondo datata 1749) dell' "Omnia Vanitas".
Grazie a questa acquisizione Pieve di Cadore è diventata uno dei centri più importanti nella ricerca e nella divulgazione dell’arte di Tiziano. 

www.giornalesentire.it - agosto 2015

 

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