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Forconi, divisi alla meta

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Emilio Luzza

Un flop la manifestazione di Calvani, che guida l'ala romana del movimento, in dissenso con veneti e siciliani che proseguono i loro presidi ma hanno disertato la marcia su Roma per motivi di ordine pubblico.

Gli scontri a Roma non ci sono stati ma l'anima arrabbiata dei seguaci di Calvani, vicina agli ambienti della destra, è emersa. La genesi e geografia del movimento ancora sfuggono ma su una lettura ormai si concorda: è lo sbocco di mesi e mesi di antipolitica vera, quella fatta nei palazzi con furti, ruberie, inequità sociali.

Come si può pensare che non abbia un effetto sociale un presidente di regione (leghista per di più) che dopo essersi comprato persino le mutande a spese del contribuente afferma "Non ho nulla da rimproverarmi e di cui vergognarmi" ? 

Mariano Ferro, che nel gennaio 2012 animò la protesta siciliana, si è dissociato dalle violenze e dalle intimidazioni.

Intanto si muove la magistratura: devastazione e saccheggio è uno dei reati ipotizzati dalla procura di Torino nel quadro delle indagini sugli episodi avvenuti in città negli ultimi tre giorni in occasione della protesta dei forconi. Il fascicolo è a carico di ignoti.

Nel fascicolo sono destinate a confluire le varie segnalazioni sui numerosi episodi avvenuti negli ultimi giorni.

E il Palazzo? Letta li ha definiti una minoranza. Quelli del movimento non l'hanno presa bene e ribattono: "siamo dei cittadini che hanno a cuore il paese e vogliono che quelli che lo hanno mandato in rovina se ne vadano a casa" affermava ieri in tv, uno di loro. Ritengono abominevole la politica dei talk show in un paese fermo dove la povertà avanza.

Ha fatto il giro del web la foto di Danilo Calvani, 51 anni, contadino della provincia di Latina, punto di riferimento del movimento che in Jaguar raggiungeva i presidi. Ai media non è sfuggito il dettaglio.

Calvani - che in passato ha militato in Dc e Psi - si dice un "pentito" di quella era e quindi non nega di aver votato in seguito sia per Forza Italia  che per i Verdi. Dice che il movimento raccoglie  i delusi.

"Eravamo un centinaio, ora aumentiamo con una tale frequenza che non riesco più a farne il conto".  Chiede una nuova sovranità nazionale con rappresentanti scelti ed eletti e un paese non svenduto ai poteri forti dell'Europa.

E anche a Roma lo ha ripetuto.  "Non siamo nè violenti, nè estremisti, siamo solo arrabbiati. Hanno violentato la Costituzione, stanno uccidendo la Repubblica e distruggendo le famiglie". Ma a Roma al di là di un "via tutti" non c'era traccia di cosa fare quando questo accadesse. Ed è su questo vuoto di proposte che ci si interroga.

(Roma 19 dicembre 2013 - Emilio Luzza)
 

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