Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Attualitā

Medio Oriente: le mosse di Papa Francesco

Medio Oriente: le mosse di Papa Francescomuro.jpgmuro-001.jpgabu_mazen_papa.jpgmuro_palestina.jpg
Gesto altamente politico

Ambasciata Palestinese a due passi da Piazza san Pietro. Non è una notizia da poco: è anzi una notizia che fa storia. Il Vaticano riconosce di fatto uno Stato e stabilisce relazioni interazionali, che per la verità ci sono sempre state, ma l'aver autorizzato un Ambasciatore e averlo reciprocamente nominato è una mossa assolutamente senza precedenti. A due passi da San Pietro, Roma, capitale d'Italia non ha un analogo presidio. Dunque un atto preciso e politico di quel Papa che a Betlemme disse, tra il tripudio della gente: "Che le Spade si trasformino in aratri".
Nel successivo messaggio natalizio del 2015 Papa Francesco era tornato a chiedere la Pace per il Medio Oriente.

Abu Mazen che a Roma ha scoperto la targa del nuovo ufficio diplomatico è poi volato a Parigi per una conferenza che ha lo scopo di rilanciare una trattativa per la pace tra Israele e Palestina, due fratelli che finora hanno conosciuto solo i coltelli.

“Notizia che riempie di gioia” afferma. Jehad Farraj, giovane avvocato che a Betlemme è nato e cresciuto e che a differenza di tanti suoi coetanei ha avuto anche la grande fortuna di poter viaggiare nel mondo, non tace l'amarezza. Quando torna a Betlemme (lui vive a Beit-Jala) non può andare a Gerusalemme: gli serve un permesso speciale.

Suor Cecilia Impera che tanti anni ha trascorso in Terra Santa ha trovato la sua flebile voce di 90enne per ricordare che il mondo continua a non voler vedere ciò che accade. “La Comunità Internazionale è assolutamente inerme, è ora che si dica la realtà dei fatti: il popolo palestinese non può più accettare a lungo questa situazione”aveva dichiarato al nostro giornale in occasione della visita del Papa in Terra Santa.  Un appello per chiedere di non dimenticare il dramma dei profughi e l'incapacità di chi governa Israele di trovare una soluzione. La migliore è sempre la stessa: due popoli e due paesi, ma sappiamo bene che il riconoscimento dello stato di Palestina non è ancora avvenuto in gran parte dell'Occidente. Lo ha fatto in queste ore e con un gesto concreto lo Stato del Vaticano, con un gesto che non mancherà di riverberarsi nelle stanze della diplomazia internazionale.

Gli accordi di Oslo del settembre 1993 dopo una lunga e complessa serie di negoziati prevedevano di normalizzare le relazioni di israele con il mondo arabo. Davanti a Clinton, nel giardino della Casa Bianca, Rabin (che sarà poi assassinato proprio per questo) e Arafat che molti anni dopo verrà invece avvelenato con il polonio, stabilirono un cammino verso la pace. Di road-map si iniziò a parlarne proprio in quell'occasione. Ma niente anzi pochissimo è stato fatto e persino un muro è cresciuto a dividere vite e famiglie, storie e possibilità di futuro.

Tutto cominciò - va ricordato - nel 1948 con lo sfratto su esecuzione Onu per far posto al nascente Israele. Da allora non è mai stata pace ed anzi si continua a lottare per la terra dovuta lasciare. Sono migliaia i palestinesi che vivono in campi profughi.  Furono creati per accogliere i rifugiati palestinesi. L'UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione) definisce un rifugiato palestinese nel modo seguente: « I rifugiati palestinesi sono persone il cui normale luogo di residenza era la Palestina tra il giugno 1946 e il maggio 1948, che hanno perso tanto le loro abitazioni quanto i loro mezzi di sussistenza come risultato della Guerra arabo-israeliana del 1948". Lo status di profughi palestinesi è diverso da quello di tutti gli altri profughi del mondo, infatti lo status è ereditario.

L'UNRWA provvede al sostentamento di 59 campi-profughi riconosciuti in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Striscia di Gaza. Provvede altresì a soccorrere quanti vivevano all'interno dello Stato d'Israele in seguito al conflitto del 1948. Perché un campo sia riconosciuto dall' UNRWA, deve esistere un accordo tra il governo ospitante e l' UNRWA sull'amministrazione del campo. L' UNRWA non amministra alcun campo-profughi, non avendo a sua disposizione alcuna forza di polizia e non ricoprendo alcun ruolo di tipo amministrativo, provvedendo semplicemente a fornire di servizi essenziali il campo.

Il numero dei rifugiati palestinesi registrati è cresciuto dalla cifra di 914.000 del 1950 a quella di oltre 5 milioni stimati nel 2012. Ed ora Hamas ha indetto  l' 'intifada dei coltelli': incita a ripredere la terra. Quanti morti ci saranno ancora Dio solo lo sa.


LEGGI
> Speciale: I frutti del pellegrinaggio di Terra Santa
> Papa Francesco "Che le spadi diventino aratri"
> Ibrahim Faltas: "Perchè i giovani usano il coltello"
> VITA DA RIFUGIATO di Corona Perer
> Palestina su Giornale SENTIRE

 

Attualitā

Attualitā

banner.jpg DECENNALE.jpg colore_rosso.jpg apivita.jpg 1OS_5xmille_185x190.jpg banner_gusti.jpg