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Medio Oriente: il Papa chiede la Pace

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Tensione alle stelle

Nel suo messaggio natalizio Papa Francesco è tornato a chiedere la Pace per il Medio Oriente.

“E' un Natale pieno di tristezza”. Jehad Farraj, giovane avvocato che a Betlemme è nato e cresciuto e che a differenza di tanti suoi coetanei ha avuto anche la grande fortuna di poter viaggiare nel mondo, non tace l'amarezza. Quando torna a Betlemme (lui vive a Beit-Jala) non può andare a Gerusalemme: gli serve un permesso speciale.

“E' uno dei Natali più tristi” afferma e anche se nella piazza della mangiatoia, nel luogo più sacro al mondo a due passi dalla Natività, campeggia un immenso albero pieno di luci, la gente sente questo come un Natale "cruciale". Da mesi la Terra Santa è sprofondata nel terrore più imprevedibile, la strategia dei coltelli ha fatto vittime, nessuno di coloro i quali ha sferrato il colpo ne è uscito vivo.

Padre Ibrahim Faltas si chiedeva proprio dalla colonne di questo giornale come mai le autorità israeliani non arrestino i colpevoli, ma li uccidano immediatamente favorendo così la folle e perversa propensione al martirio di molti giovani palestinesi. “Nessun tentativo di capire o cercare di mettersi in relazione” ha scritto e oggi in diretta da Betlemme, ha ripetuto. “Stiamo tornando indietro, e finchè non ci sarà pace su Gerusalemme non ci sarà pace nel mondo, questo lo diceva Papa Giovanni secondo”.

Suor Cecilia Impera che tanti anni ha trascorso in Terra Santa ha trovato la sua flebile voce (è ormai alla soglia dei 90 anni) per ricordare che il mondo continua a non voler vedere ciò che accade. “La Comunità Internazionale è assolutamente inerme, è ora che si dica la realtà dei fatti: il popolo palestinese non può più accettare a lungo questa situazione” ha dichiarato al nostro giornale in occasione di queste festività natalizie che ancora una volta trovano la terra in cui Dio ha deciso di farsi uomo dilaniata da odio e rancore.

Un appello il suo per chiedere di non dimenticare il dramma dei profughi e l'incapacità di chi governa Israele di trovare una soluzione. La migliore è sempre la stessa: due popoli e due paesi, ma sappiamo bene che il riconoscimento dello stato di Palestina non è ancora avvenuto in gran parte dell'Occidente. Eppure proprio in questo 2015 sono 20 anni che c'è l'Autorità Palestinese.

Gli accordi di Oslo del settembre 1993 dopo una lunga e complessa serie di negoziati prevedevano di normalizzare le relazioni di israele con il mondo arabo. Davanti a Clinton, nel giardino della Casa Bianca, Rabin che sarà poi assassinato proprio per questo e Arafat che molti anni dopo verrà invece avvelenato con il polonio, stabilirono un cammino verso la pace. Di road-map si iniziò a parlarne proprio in quell occasione. Ma niente anzi pochissimo è stato fatto e persino un muro è cresciuto a dividere vite e famiglie, storie e possibilità di futuro.

Tutto cominciò nel 1948 con lo sfratto su esecuzione Onu per far posto a Israele. Da allora non è mai stata pace ed anzi si continua a lottare per la terra dovuta lasciare. Sono migliaia i palestinesi che vivono in campi profughi.  Furono creati per accogliere i rifugiati palestinesi.

L'UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione) definisce un rifugiato palestinese nel modo seguente: « I rifugiati palestinesi sono persone il cui normale luogo di residenza era la Palestina tra il giugno 1946 e il maggio 1948, che hanno perso tanto le loro abitazioni quanto i loro mezzi di sussistenza come risultato della Guerra arabo-israeliana del 1948". Lo status di profughi palestinesi è diverso da quello di tutti gli altri profughi del mondo, infatti lo status è ereditario.

L'UNRWA provvede al sostentamento di 59 campi-profughi riconosciuti in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Striscia di Gaza. Provvede altresì a soccorrere quanti vivevano all'interno dello Stato d'Israele in seguito al conflitto del 1948. Perché un campo sia riconosciuto dall' UNRWA, deve esistere un accordo tra il governo ospitante e l' UNRWA sull'amministrazione del campo. L' UNRWA non amministra alcun campo-profughi, non avendo a sua disposizione alcuna forza di polizia e non ricoprendo alcun ruolo di tipo amministrativo, provvedendo semplicemente a fornire di servizi essenziali il campo.

Il numero dei rifugiati palestinesi registrati è cresciuto dalla cifra di 914.000 del 1950 a quella di oltre 5 milioni stimati nel 2012. Ed ora Hamas ha indetto  l' 'intifada dei coltelli': incita a ripredere la terra. Quanti morti ci saranno ancora Dio solo lo sa.

La generazione dei coltelli non è paragonabile all'intifada è odio allo stato puro e per questo ingestibile, incontrollabile, imprevedibile” ha scritto padre Faltas, da sempre attento e autorevole osservatore della situazione avendone vissuto le fasi più cruciali e delicate. Le premesse non sono buone, tuttavia l“a speranza è l'ultima a morire. E così anche Suor Cecilia Impera spera che quello che viene possa essere l'anno del miracolo: quello della pace, in una terra che non l'ha mai ancora conosciuta perchè non conosce nemmeno l'abc del perdono.

25 dicembre 2015

 

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