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Scienza e ricerca

Jonathan Kingdon, lo scopritore dell'Homo Naledi

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Incontri al Muse

E' stata un’occasione unica per conoscere i dettagli di una tappa cruciale raggiunta dalla paleontologia contemporanea: la scoperta dei resti fossili di Homo Naledi. La nuova specie è stata rinvenuta in Sudafrica, in un luogo particolarmente impervio, una grotta a una cinquantina di chilometri da Johannesburg.

L’eccezionalità del ritrovamento è data dalla grande quantità di elementi fossili presenti, più di 1.500, appartenenti ad almeno 15 esemplari diversi.  La sua scoperta aggiunge un ulteriore tassello alla teoria che lega le origini dell’uomo al continente africano.

Jonathan Kingdon è stato fra i primi a postulare il Sud Africa quale possibile luogo di origine del genere Homo. Ne ha parlato al MUSE nel corso della conferenza  "L’Africa negli occhi di chi guarda: osservare ed esplorare la natura".

L'Homo Naledi era alto un metro e mezzo, aveva un cervello minuscolo, ma forse seppelliva già i morti: le sue caratteristiche hanno convinto gli studiosi a ricomprenderlo nel genere di cui noi stessi facciamo parte. Al MUSE Kingdon porterà la prima replica del cranio, della mano e del piede di Homo Naledi, nostro antichissimo antenato.

Il prof. Kingdon è autore di una guida ai mammiferi africani (The Kingdon Field Guide to African Mammals), con più di 650 illustrazioni realizzate con rigore scientif...


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