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Arte e cultura

Ceal Floyer, io minimalista

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mostra all'Aspen Art Museum

Ha appena terminato una mostra in Colorado all'Aspen Art Museum che l'ha accolta con ovazioni, presentando una selezione di 13 lavori realizzati tra 1993 e 2015, con la curatela di Nancy and Bob Magoon e di Heidi Zuckerman. La mostra aperta ad ottobre 2016 e chiusa a fine gennaio 2017 ha riscosso un autentico successo di critica. Avevamo visto iI lavori di Ceal Floyer a Museion nel 2014. La sua azione chiede la capacità di fermarsi e acuire lo sguardo, e quindi la mente.Il suo agire esige attenzione e concentrazione da parte del visitatore – talvolta anche una buona dose di pazienza.In questa pagina la recensione del 2014 a firma di Corona Perer.
www.giornalesentire.it - gennaio 2017



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Ceal Floyer, l'agire "semplice"
di Corona Perer
(2014)


Classe 1968, Ceal Floyer ha all’attivo diverse personali nei musei di tutto il mondo e vanta partecipazioni alla Biennale di Venezia (2009) e a dOCUMENTA (13) nel 2012. Dalla metà degli anni novanta ha esposto con continuità in musei, mostre e gallerie di tutto il mondo - tra le partecipazioni si ricorda la Biennale di Venezia (2009), la Biennale di Singapore nel 2011 e Documenta13 nel 2012. Nel 2009 le è stato conferito il Nam June Paik Art Center Prize, mentre nel 2007 è stata insignita del Preis der Nationalgalerie für junge Kunst, Berlin. L’artista britannica, ma berlinese d'adozione, é stata protagonista di una bella mostra a Museion nel 2014. Non è una novità per lei avere a che fare con gli spazi suggestivi, luminosi e minimalisti.

"Con rigorosa semplicità, sottile ironia e consapevolezza dell’assurdo, i lavori di Floyer fanno vacillare la percezione di ciò che sembra familiare. Nelle sue opere oggetti della quotidianità, cose e situazioni semplici, capovolgono le aspettative iniziali dello spettatore e aprono logiche alternative al confine tra visione, realtà e linguaggio" spiega Letizia Ragaglia, direttrice di Museion nonchè curatrice dell’esposizione.

Floyer all’imponenza dello spazio contrappone l’impercettibilità, la leggerezza e l’immancabile ironia che caratterizza la sua opera, per una mostra giocata sulla chiarezza e sull’ovvietà di ciò che si vede. Uno dei suoi elementi preferiti è la luminosità come metafora per “fare luce” su alcuni dettagli percettivi del nostro quotidiano. Nelle fotografie – tratte da due negativi dello stesso soggetto - lo stesso bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto è rappresentato in due opere distinte, esposte insieme, ma separate, che costringono quindi il visitatore ad un ironico esercizio di déjà vu.

"L’invito a intraprendere logiche altre di comprensione e di percezione è esteso a tutti i visitatori della mostra, così come quello di abbandonarsi al sottile piacere estetico delle opere di Ceal Floyer” commenta ancora la direttrice di Museion e curatrice della mostra.
Gli oggetti, scelti da Floyer attraverso l’operazione duchampiana del ready made, grazie al titolo acquisiscono significato e perfino una vita propria. È quanto avviene nell’installazione “Scale” (2007), opera place spefic, ovvero che si adatta di volta in volta allo spazio espositivo. In questa “scala” sui generis ogni gradino è infatti un altoparlante, che emana un suono ritmico. Ne nasce quella che possiamo definire una “onomatopea audiovisiva”, in cui forma e suono inducono a vedere una scala che viene salita e discesa.
www.giornalesentire.it - riproduzione riservata
 

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