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Arte e cultura

Ceal Floyer, io minimalista

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La mostra di Museion

I lavori di Ceal Floyer invitano a fermarsi e acuire lo sguardo, e quindi la mente. L’artista britannica, ma berlinese d'adozione, ha aperto a Museion il programma espositivo 2014.

"Con rigorosa semplicità, sottile ironia e consapevolezza dell’assurdo, i lavori di Floyer fanno vacillare la percezione di ciò che sembra familiare. Nelle sue opere oggetti della quotidianità, cose e situazioni semplici, capovolgono le aspettative iniziali dello spettatore e aprono logiche alternative al confine tra visione, realtà e linguaggio" spiega Letizia Ragaglia, direttrice di Museion nonchè curatrice dell’esposizione.

Il suo agire esige attenzione e concentrazione da parte del visitatore – talvolta anche una buona dose di pazienza. Nelle fotografie – tratte da due negativi dello stesso soggetto - lo stesso bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto è rappresentato in due opere distinte, esposte insieme, ma separate, che costringono quindi il visitatore ad un ironico esercizio di déjà vu.

Classe 1968, Ceal Floyer ha all’attivo diverse personali nei musei di tutto il mondo e vanta partecipazioni alla Biennale di Venezia (2009) e a dOCUMENTA (13) nel 2012. Dalla metà degli anni novanta ha esposto con continuità in musei, mostre e gallerie di tutto il mondo - tra le partecipazioni si ricorda la Biennale di Venezia (2009), la Biennale di Singapore nel 2011 e Documenta13 nel 2012. Nel 2009 le è stato conferito il Nam June Paik Art Center Prize, mentre nel 2007 è stata insignita del Preis der Nationalgalerie für junge Kunst, Berlin.

Non è una novità per lei avere a che fare con gli spazi suggestivi, luminosi e minimalisti di Museion. L’artista, infatti, aveva partecipato alla mostra “Light Lab” nella precedente sede di Museion, nel 2005, ma ora si tratta di una personale.

Per questa mostra ha portato tredici i lavori esposti tra video, installazioni e fotografie provenienti da collezioni pubbliche e private, tra cui anche un’opera nata per l’occasione, “Blick”. Lo spazio di Museion Passage al piano terra è coinvolto nel progetto espositivo con l’installazione “Do Not Remove”, 2011.

Trasparenza, vastità, paesaggio mozzafiato: uno spazio espositivo cosi “presente” come quello di Museion indurrebbe a pensare a interventi artistici di forte impatto per essere bilanciato, come del resto hanno messo in atto, in passato, altri artisti. Nulla di tutto ciò in Floyer. Che all’imponenza dello spazio contrappone l’impercettibilità, la leggerezza e l’immancabile ironia che caratterizza la sua opera, per una mostra giocata sulla chiarezza e sull’ovvietà di ciò che si vede.

“Nello spazio trasparente di Museion Ceal Floyer porta, attraverso diversi lavori, ulteriore luce, uno dei suoi elementi preferiti: la luminosità come metafora per “fare luce” su alcuni dettagli percettivi del nostro quotidiano. L’invito a intraprendere logiche altre di comprensione e di percezione è esteso a tutti i visitatori della mostra, così come quello di abbandonarsi al sottile piacere estetico delle opere di Ceal Floyer” commenta ancora la direttrice di Museion e curatrice della mostra.

Spesso i suoi sono interventi sottili e impercettibili, quasi segreti– alla grandiosità del paesaggio che filtra dalle vetrate di Museion. Gli oggetti, scelti da Floyer attraverso l’operazione duchampiana del ready made, grazie al titolo acquisiscono significato e perfino una vita propria. È quanto avviene nell’installazione “Scale” (2007), opera place spefic, ovvero che si adatta di volta in volta allo spazio espositivo. In questa “scala” sui generis ogni gradino è infatti un altoparlante, che emana un suono ritmico. Ne nasce quella che possiamo definire una “onomatopea audiovisiva”, in cui forma e suono inducono a vedere una scala che viene salita e discesa.
 

 


> Il programma 2014 di Museion
> Museion su SENTIRE

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