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Arte e cultura

Gli Argonauti della collezione Jatta

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Ruvo di Puglia (Bari)

Una rappresentazione soave della morte, non c'è che dire: Talos, ritratto in questo antichissimo cratere realizzato 600 anni prima della nascita di Cristo, sta andando a morire per colpa di Medea durante la spedizione degli Argonauti,  partiti alla conquista del vello d'oro.

Il magnifico vaso riporta il mitico gigante posto a guardia dell'isola di Creta (per impedire l'approdo degli stranieri), sorretto dai Dioscuri e ormai in punto di morte. E' il pezzo più importante della collezione Jatta, oltre 2000 reperti dell'antichità classica custoditi a Ruvo di Puglia  nel museo nazionale. 

Il Museo e la stessa città di Ruvo devono la loro fama proprio a questo vaso considerato uno dei più importanti capolavori ceramografici attici per via dell'innovazioni artistiche presenti come le ricerche coloristiche e prospettiche del V secolo a.C.

L'episodio di Talos, opera del cosiddetto pittore di Talos, è  narrato da Apollonio Rodio nelle Argonautiche, il morente è tra le braccia di Castore e Polluce. Nella stanza inoltre ci sono oggetti di metallo e parti di armature.

Una collezione che lascia con il fiato sospeso e mette il visitatore a cospetto dell'arte antica dal V secolo avanti Cristo al III secolo dopo Cristo. Ottocento anni a portata di mano, con tutto il fascino eterno del quale sono straordinari vettori. Ottocento anni che portano nel breve arco di un'ora di visita al rischio di una sindrome di Stedhal.

Nel museo pugliese, infatti, tutto è  disposto  in solo quattro sale, al piano terra del palazzo, piene zeppe di reperti dal valore incommensurabile, collezionati ed esposti dagli eredi Jatta. Nulla è stato toccato da come Giovannino, nipote di Giovanni Jatta, dispose quelle teche e gli scaffali. Si tratta di vasellame, monili, arredi funebri, bronzi e porcellane di rara bellezza.

I reperti conservati nel museo furono raccolti dall'archeologo Giovanni Jatta nei primi anni dell'Ottocento, successivamente venne arricchita dall'omonimo nipote e venne ceduta allo Stato nel Novecento.

La scoperta fortuita nel 1820 che nel sottosuolo di Ruvo vi erano tesori di inestimabile bellezza, scatenò una vera e propria caccia al tesoro e tutta Ruvo fu messa a soqquadro non tanto con l'interesse di costituire un museo o di ricavare informazioni storicamente utili, ma con l'intento di vendere i pezzi pregiati al fine di un personale tornaconto.

Due anni dopo si verificò il boom degli scavi e anche i primi intellettuali cominciarono ad interessarsi ai reperti. I Caputi, Fenicia, Jatta, Lojodice erano le faniglie più in vista e cercarono di accaparrarsi i pezzi istituendo musei privati, Ma nessuno, ad eccezione degli Jatta, seppe conservare davvero. Il patrimonio archeologico venne vendutio e disperso all'estero.

Invece Giovanni Jatta, magistrato del foro di Napoli, finanziò vari scavi privati con l'intento di allargare la sua piccola collezione, per lo più composta da monete.Passione condivisa col fratello Giulio.

L'erede di questo ingente patrimonio fu il nipote Giovannino, figlio di Giulio. Ma nel testamento dello zio le ricchezze dovevano essere cedute al Re in modo da conservarle nel Museo Archeologico di Napoli. Con il re la famiglia trattò la possibilità che i reperti restassero a Ruvo a condizione di creare un museo per la collettività. Così fu.

Nella terza sala, contenente oltre quattrocento pezzi, spicca il busto marmoreo di Giovanni Jatta junior al quale si deve la fondazione del Museo.




< foto: tutti i reperti sono esposti
così come li ha lasciati il collezionista



Di incredibili valore e bellezza i vasi conservati. Tra  crateri protoitalioti del quarto secolo avanti Cristo: Eracle e Cicno, la biga di Ares, Bellerofonte su Pegaso, Atena e Poseidone.

Il tutto era opera del ceramografo anonimo chiamato "pittore di Ruvo".

Un terzo cratere di Licurgo riporta ben tre scene: il giardino delle Esperidi, il sacrificio ad Apollo ed Eracle contro il toro mentre un rito dionisiaco adorna il collo del vaso.

Nelle vetrine ci sono tesori di straordinaria originalità e bellezza come i "rhyta", bicchieri con forma di teste umane o animali che costringevano a bere tutto il contenuto prima di essere posati.

Il tutto regala un corto-circuito emozionale ed un viaggio nel tempo, per un incontro ravvicinato del terzo tipo: con i grandi miti della storia e dell'antichità classica. Ruvo merita di essere vista, anche per questo.
Corona Perer, 25 ottobre 2014


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