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Persone e idee

L'insostenibile leggerezza del costruire

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di Corona Perer

L'insostenibile leggerezza del costruire. Un museo senza porte, senza finestre, senza oggetti da conservare, dove però tutto si ritrova e si riposiziona. Dove il dialogo è memoria e dove la memoria scaturisce in un nuovo dialogo con se stessi.

E' il Museo dell'Uomo dove ci si perde... per potersi ritrovare. Pensato per un luogo fisico reale (gli altipiani Cimbri) è  rimasto nella dimensione dell'Utopia.  Chi lo ha pensato, descritto, progettato, e virtualmente edificato è l'architetto Luca Valentini che tuttavia non ha mai fatto veramente nulla per “venderne” il concept che oggi  potrebbe tornare funzionale alle celebrazioni per il Centenario della Grande Guerra.

Il "Museo dell'Uomo" è infatti la sua tesi di laurea in architettura a Venezia, ma contiene una forza e una novità che impone una riflessione. Anzitutto scaturisce  da una ricerca personale e professionale che affonda le radici in una esperienza tra le più drammatiche vissute dallo stesso Valentini, che lo ha prima sentito nella propria pelle e poi disegnato tracciando una croce e immaginando un visitatore che lo percorra in silenzio: è un museo per passi solitari nell'eco del vuoto e nell'essenza dell'architettura.

Un museo per un cammino che però non è solitario: installazioni interattive e sonore  popolano il luogo di presenze “altre”. Il visitatore è Uomo tra gli uomini, alla ricerca del senso. Raggiungendo il centro della croce, punto topico del progetto, ne viene trafitto: il percorso è studiato per condurre ad una rivelazione sul senso del vivere. Alla fine di un'esperienza sensoriale il  visitatore si perde ma ritrova il proprio centro ed il senso ultimo.

Sogno? Utopia? Filosofia dell'architettura?

Luca Valentini spiazza ogni categoria perché la sua risposta è inusuale in bocca ad un architetto.  "E' Amore, puro e vero atto d'amore per l'architettura e per l'atto del costruire. Ho in sostanza immaginato che si possa dare all'uomo uno spazio in cui, in assoluta libertà, egli sperimenti se stesso, nelle sue luci e nelle sue ombre, confrontandosi non solo con il suo passato e il suo futuro ma anche con passato e futuro di chi nel percorso ha virtualmente incontrato".

Il luogo dove lo ha calato è l'altopiano che ha negli occhi sin da bambino. Nato e cresciuto a Tenna, dove oggi ha anche il suo studio (lo ha chiamato proprio "X Architettura Atto d'Amore") racconta di aver sempre abbracciato con lo sguardo quel confine lontano e fitto di memorie della Grande Guerra. Finché - divenuto adulto e già studente di architettura -  ha deciso di sperimentarne, in solitudine e in pieno inverno, il carico di dolore che quei posti narrati in tante memorie dovevano aver ospitato.

"Fu un' esperienza drammatica perchè mi persi realmente. Avevo deciso di percorrere quei boschi e quei luoghi per sentirne l'anima e ho davvero sentito il respiro affannoso dei soldati in fuga o di quelli feriti, il parlare sommesso di qualcuno appostato. Ho sentito la fatica, lo sprofondare nella neve, quel sentirsi disperso che tanti soldati avranno provato. Era freddo. Senza cellulare e con abiti non idonei al luogo ad un certo punto ho temuto per la mia vita.

Fisicamente ero perso per davvero. Oggi penso anche la paura era un seme, credo che sia stata quella la volta in cui ho davvero concepito il museo dell'Uomo come un luogo a disposizione di tutti per raccogliersi e sentire l'anima ed il respiro  della terra insieme alla propria esistenza. Un luogo che è bivacco, riparo e rifugio".

Questo sogno abita nelle tavole presentate alla facoltà di architettura di Venezia il giorno della laurea, fra lo stupore dei colleghi e il cipiglio poco convinto dei docenti.  Oggi Luca Valentini con il suo staff (Raffaele Cetto, Mattia Giuliani, Ilaria Postal) è un professionista affermato che ha recentemente ottenuto anche una menzione speciale dalla Giuria del Premio "Costruire il Trentino".

A Pergine ha firmato il restauro di Casa Paoli, ardito nelle soluzioni che hanno rivoltato come un calzino un edificio storico, rivestito di contenuto e stile,  dove il cemento dialoga a perfezione con architetture di luce, scale rovesciate e illusioni ottiche tra il dentro e il fuori. Frequenti anche le sue incursioni nel mondo dell'arte con installazioni dove il problema della gravità viene risolto con originalità. Per Pergine Spettacolo Aperto, festival da sempre dedicato al tema della Follia, ha pensato di rifare il cielo, rivestendo una piazza di palloncini bianchi ( > clicca qui)

"In realtà era l'eco dell'altro palloncino solitario che avevo posizionato all'ingresso dell'ex-ospedale psichiatrico per richiamare il concetto di individuo e comunità, di solitudine e di socialità. Un elogio alla leggerezza che è al tempo stesso emblema del peso del vivere e della leggerezza che ha a che fare con la dimensione della Follia" spiega  Valentini al quale però preme parlare dell'amore che deve animare chi incide nel territorio.

E così si scopre che, nel dialogo necessariamente complesso con il committente, la libertà  del pensiero architettonico non viene mai compressa se l'atto creativo è preceduto da un  primo approccio fondamentale: l'osservazione del luogo per poterlo percepire come era nel passato e come potrebbe diventare in futuro.
Per questo ogni atto fondativo è preceduto da una sorta di preghiera e dal simbolico risarcimento di un albero per la terra che sarà ferita. Ma c'è anche una proiezione trasversale tra passato e futuro.

"Mi trovo spesso a ragionare sulle rovine, a cercarle quasi, o a intuirne le tracce sul terreno perché solo ragionando sulla storia del luogo sei in grado di interpretarne la vocazione futura" dice Luca Valentini che tuttavia resta con i piedi per terra e nel suo Trentino vede dinamiche che potrebbero snaturare il senso del territorio.

“Anche una radura è un tempio. Rincorrere l'high.tech ha senso solo se migliora la vita, perché  l'uomo ha in realtà bisogno di spazi naturali dove l'uomo, come diceva Heidegger, possa farsi luce. Oggi invece lo spazio serve per costruirci sopra. Dovrebbe esserci più politica della bellezza perché questo, come diceva Hillman ci aiuta ad essere migliori”.

E come si può risolvere il classico dilemma tra committente ed esecutore? “Io dico sempre che il committente è un padre e l'architetto una madre: viene sempre fecondato dal cliente. Io mi sento il traduttore di un desiderio e di un bisogno. Al tempo stesso ho la responsabilità di fare vedere al mio committente soluzioni di pensiero. L'architettura funziona se va all'essenza, se è coerente ed anche coraggiosa, se diventa portatrice di significati”.

Sull' operazione delle Albere a Trento, uno dei più grandi interventi degli ultimi anni,  Valentini afferma - non senza un pizzico di coraggio - che si poteva fare diversamente. E ce lo ha spiegato in un'intervista dove afferma che raggiungere l'insostenibile leggerezza del cxostruire deve avere un fine ultimo: elevare l'Uomo.


LUCA VALENTINI su SENTIRE
> Ragionar di Architettura - Incontro con Luca Valentini
> Elogio della Leggerezza a Pergine Spettacolo Aperto
< Le foto: restauro di casa "Paoli" a Pergine

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