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Arte e cultura

Tąpies, lo sguardo dell'artista

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Corona Perer

La statua che a Barcellona ricorda e celebra Picasso, è sua. Antoni Tapies la realizzò nel 1983 quando anche lui era ormai già un celebrato genio dell'arte catalana. Pochi anni dopo, sempre a Barcellona, ricevendo una laurea honoris causa, Antoni Tàpies scosse il mondo accademico parlando della funzione sociale dell'arte come mezzo di trasformazione del comportamento e della coscienza.

Così gettare uno sguardo nel “suo” sguardo è pari ad un'immersione carnale e fisica. Si entra nel mondo colto e sensibile di Tàpies, una sorta di biblioteca della memoria che tocca l'anima. La mostra inaugurata a Palazzo Fortuny dalla Fondazione Musei Civici di Venezia rientra nel cospicuo programma 2013 del Muve Contemporaneo. In quella che fu la casa del catalano Mariano Fortuny riprende ad agire quello sguardo che - dopo aver dominato il mondo dell'informale a livello internazionale – chiuse gli occhi circa un anno fa.

Era catalano anche Tapies e quello che Venezia offre in questa estate dominata dalla Biennale è un unicum: perché si tratta delle opere che l'artista aveva in casa. Alcune dunque sono esposte per la prima volta. L'allestimento ha cura di contestualizzare il genio ed il suo tempo e così accanto a opere che nascono, vivono, muoiono facendo i conti con la terra e la carne, ci sono opere di Picasso e di Mirò,ma anche quelle istintuali di Jackson Pollock .e Jannis Kounellis, proposti accanto a sculture tribali o d’arte orientale e ai dipinti del grande pittore catalano.

Nella mostra veneziana si non solo importanti lavori, ma le "sue" cose più care della sua personale collezione nonché i libri d’arte con suggestive litografie, realizzati da Tàpies in collaborazione con scrittori e poeti. Da qui anche il titolo centrato sullo sguardo dell'artista perché in quegli oggetti e opere Tàpies trovava stimoli culturali e risposte ai molteplici interrogativi sull’universo, sul mistero della vita, sul senso dell’arte, che costantemente si poneva, influenzato sia da filosofi, studiosi di scienza e religioni, che dai grandi pittori del passato o suoi contemporanei.

Un’esposizione, co-prodotta dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dalla Vervoordt Foundation e realizzata in stretta collaborazione con la famiglia Tàpies – curatori Daniela Ferretti, Natasha Hébert, Toni Tàpies, Axel Vervoordt.

“Tapies – Lo sguardo dell'artista” nasce anche da una profonda rilettura del geniale maestro catalano figura chiave dell’informale e da un lavoro di ricerca di Daniela Ferretti (insieme a Natasha Hebert, Toni Tapies e Axel Vervoordt) che sfocia in un catalogo raffinatissimo ed esperienziale: una volta tanto l'opera ha il posto d'onore sulla parola sopravanza, anticipa e post-pone qualsiasi razionalizzazione.

Quasi un messaggio: Tapies va sperimentato con l'istinto. E in questo è perfettamente coerente con quanto l'artista affermava “...Il senso di un'opera non si trova, per così dire, nell'opera stessa. Ogni opera infatti si pone in relazione con molte altre dello stesso autore o di altri artisti. Spiegare un'opera, quindi, è un po' come illustrare la storia dell'arte contemporanea” disse Tapies.

Era nato nel 1923 in una famiglia di elevato rango culturale e sociale in contatto con il melieu della società spagnola che gravitava su Barcellona. Appena adolescente (aveva 12 anni) entra in contatto con il mondo dell'arte contemporanea osservandola da libri e riproduzioni. Vede il meglio: cosa facevano Picasso, Kandinsky, Duchamp, Braque, Mirò, ma la guerra civile spagnola apparentemente devia la sua attenzione.

Un breve impiego governativo, la salute instabile, la situazione politica che sfocerà nel franchismo dominano la sua gioventù. Da autodidatta inizia a disegnare e dipingere: inizialmente fa copie di Van Gogh e Picasso, ma è anche appassionato di musica, letteratura e filosofia: da Proust a Stendhal, da Nietzsche a Ibsen, da Wagner a Brahms il suo è un vivere in continua immersione.

Avvocato mancato, lascia gli studi poco prima di laurearsi, inizia il suo autonomo percorso artistico a metà degli anni '40. E' il 1950 quando viene allestita la sua prima personale a Barcellona. L'anno dopo incontra Picasso. Sono gli anni in cui il pensiero marxista lo interessano e lo spingono verso opere di tematica sociale.

Nel 1952 è alla sua prima Biennale di Venezia. Il cammino internazionale procede senza sosta tra premi, esposizioni, contatti intellettuali ad altissimo livello, un cammino proseguito senza soste fino al 2011 anno della sua morte.

26.6.2013
 

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