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Persone e idee

Amedeo Gazzini, il fondatore di One social etico

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di Corona Perer

Diciamolo subito: non ha un nome facile e crea pure una lieve allitterazione nel pronunciarlo: si chiama www.oneworldoneword.org, cioè "un mondo una parola".

Ma ha un vantaggio perchè nella sua formula breve è graficamente efficace perchè sta tutto in un numero: 1.  E perciò sichiama 1world1word. O più brevemente...1W

Amedeo Gazzini e la moglie Francesca Grandi trentini di nascita, ma residenti in Svizzera, l'hanno ideato per produrre cose buone e fatti concreti. Il modello che hanno sviluppato è il frutto di uno studio teorico dal quale é emersa una serie di problemi quali: la qualità  dell’informazione su internet (spesso scadente), la debolezza delle associazioni spesso escluse dai fondi e la constatazione che l'agenda politica abbonda di promesse, quasi mai rispettate. Abbiamo chiesto ai promotori di spiegarci cosa intendono fare e a chi vogliono rivolgersi.

Innanzitutto volete presentarvi?
Siamo insieme da 15 anni, abbiamo tre figli e viviamo a Ginevra. Dopo tanti anni abbiamo sentito la necessità di fare insieme qualcosa di socialmente utile per cercare di fare qualcosa di ambizioso ma sostenibile, innovativo, che genera il donare tempo o risorse materiali partendo dai valori “del sistema”: il profitto non è fine a se stesso ma remunerazione per la creazione di utilità sociale, da reinvestire a questo fine.

Il nome del social significa "un mondo, una parola": a quali requisiti risponde?
Nasce dalla insoddisfazione piuttosto diffusa nei confronti delle discussioni ed incontri inconcludenti a cui spesso assistiamo in tv.

Quale è il cuore della vostra idea?
Miriamo a creare una fonte di informazione indipendente e di qualità che attraverso la democrazia diretta  crei una lista di priorità sociali da realizzare concretamente con i fondi che saranno raccolti. Il nostro è un social network sociale, nel quale si parla di problemi sociali: è principalmente rivolto alle associazioni e a chiunque abbia a cuore le problematiche contemporanee. Si presentano in modo sintetico le idee sotto forma di "domanda". Un comitato etico fa da filtro.

Dunque un social network che orienti a progetti realmente utili...
Certo, avrà sponsor etici e intendiamo anche redistribuire la maggior parte dei fondi raccolti alle associazioni e ai volontari coinvolti in modo meritocratico e trasparente.

Quale il vostro utente tipo?
Il membro di associazioni sociali, ossia una persona che ha dedicato tempo e risorse alla soluzione dei problemi concreti (ad esempio adozioni a distanza di bambini, attività culturali). Sono le persone che hanno sensibilità  sociale e le competenze pratiche che solo le persone che lavorano giornalmente su determinati problemi riescono a maturare. Inoltre noi chiediamo loro di votare le domande sul sito partendo da quella da essi stessi proposta. Inoltre il meccanismo della domanda del mese consente di unire le forze di tutto il terzo settore sulle priorità scelte in base ad un processo realmente democratico.

A quali aree di mondo vi rivolgerete?
Siamo partiti dall'italia e stiamo sviluppando l’Europa ma il nostro obiettivo è di fare un portale a livello globale (abbiamo alcune persone in Brasile e Tanzania).

Avete fatto un sondaggio per capire se questa domanda emerge dalle communities che frequentano i social?
Si, Il modello che stiamo sviluppando è il frutto di uno studio teorico dal quale é emersa la scarsa qualità  dell’informazione (su internet spesso si confondono fonti qualificate e chiacchiere da bar sport) e la non completa indipendenza delle associazioni che non hanno la forza necessaria per attaccare a fondo problematiche non gradite agli sponsor.

E sui temi?
E' sentito il tema dei fondi alle associazioni: le piccole ne sono praticamente escluse e poi l’agenda dell’azione politica: le promesse elettorali non vengono quasi mai rispettate e di fatto l’azione politica non viene decisa dalla gente.

Avete svolto dei contatti diretti?
Abbiamo contattato moltissime associazioni di diversi ambiti (alcune si occupano di immigrazione, etica, diritti dei bambini di spessore locale, nazionale o globale e abbiamo raccolto le loro domande: sintetiche e con argomenti chiari. Anche se è presto per avere dei trend, abbiamo notato che le piccole associazioni periferiche sono molto interessate e vedono nel nostro portale uno strumento utile e innovativo.

Attualmente in quale fase di lavoro vi trovate nella strutturazione di questo social?
Il portale é pronto e in fase di test: si può visitare su www.oneworldoneword.org. E’ molto semplice ed intuitivo: basta iscriversi indicando l’associazione beneficiaria del proprio voto. Poi si possono votare le domande e invitare il proprio network a fare lo stesso.

Cosa vi augurate?
Di aiutare possibilmente a cambiare i propri modelli di consumo verso prodotti etici e da ultimo di essere sostenuti in questa prima fase, sperando in questo modo di risolvere un mese dopo l’altro i problemi sociali che affliggono la nostra società.

Quale sarà  il business etico che questo social potrà  generare? O meglio: per finanziare progetti, come introiterete i fondi?
L'idea é che, una volta a regime e con un numero interessante di utenti, si venda la pubblicità come fanno gli altri social networks, ma solo di sponsor etici o che vogliono diventare etici. Una persona veramente interessata al sociale dovrebbe percepire l’importanza anche economica della partecipazione e quindi allontanarsi progressivamente dai social classici. All’inizio abbiamo bisogno che le associazioni ci diano fiducia, ma nel momento in cui gli user aumentano, saranno i risultati economico/sociali che avvieranno il processo.

Avete già  delle adesioni istituzionali?
Si, diverse e si vedranno sul sito.


15 dicembre 2014 - C.Perer  riproduzione riservata
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