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Bring Back Our Girls: appello dimenticato

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Inferno in Nigeria

La vicenda delle 276 studentesse rapite a Chibok nell’aprile 2014 ha avuto risonanza mondiale grazie anche alla campagna #BringBackOurGirls. Ma si tratta solo di una piccola parte delle donne, delle bambine, degli uomini e dei bambini rapiti da Boko haram.

A tre anni circa dal rapimento delle ragazze della scuola di Chibok, restano inascoltati gli appelli di Amnesty International che già nel 2015 parlava di almeno 2000 donne e bambine rapite da Boko haram dal 2014 ridotte in schiavitù sessuale e addestrate a combattere. Almeno 5500 civili uccisi nel nord-est della Nigeria a partire dal 2014.

Il rapporto di Amnesty International rivela nuovi particolari sui metodi brutali usati da Boko haram: uomini e bambini regolarmente arruolati a forza o sistematicamente uccisi; donne e bambine rapite, imprigionate e in alcuni casi stuprate, costrette a sposarsi o a partecipare alle azioni armate, a volte contro i loro villaggi e le loro città.
“Le prove contenute in questo raccapricciante rapporto, un anno dopo l’orribile rapimento delle ragazze della scuola di Chibok, mettono in evidenza la dimensione e la depravazione dei metodi di Boko haram” – ha dichiarato Salil Shetty.

“Uomini e donne, bambini e bambine, cristiani e musulmani, sono stati uccisi, sequestrati e brutalizzati sotto il regno del terrore di Boko haram, che ha investito milioni di persone. I recenti successi militari possono anche essere l’inizio della fine per il gruppo armato, ma c’è ancora tantissimo da fare per proteggere i civili, risolvere la crisi umanitaria e rimarginare le ferite” – ha aggiunto Shetty.

Di solito, Boko haram porta le donne e le bambine rapite nei suoi campi collocati in zone remote o in centri improvvisati di transito come quello istituito nella prigione di Ngoshe. Da qui, le vittime vengono spostate in città e villaggi e indottrinate sulla versione dell’Islam seguita dal gruppo armato, in vista del matrimonio.

Aisha, 19 anni, ha raccontato ad Amnesty International di essere stata rapita nel settembre 2014 durante una festa di matrimonio. Con lei sono state portate via sua sorella, la sposa e la sorella di quest’ultima. Aisha è stata stuprata ripetutamente, talvolta da gruppi di sei combattenti. Ha visto uccidere oltre 50 persone, tra cui sua sorella:

Dall’inizio del 2014, Amnesty International ha documentato almeno 300 raid e attacchi compiuti da Boko haram contro i civili. Durante questi attacchi, dapprima i combattenti hanno dato l’assalto alle basi militari e alle stazioni di polizia saccheggiando armi e munizioni, poi si sono rivolti contro la popolazione civile uccidendo chiunque tentasse di fuggire, radunando ed eliminando tutti gli uomini in età da combattimento.

Il 14 dicembre 2014 Ahmed e Alhaji, 20 e 18 anni, erano seduti a terra con altri uomini in attesa di essere sgozzati. Boko haram aveva appena preso la città di Madagali. Ahmed ha raccontato ad Amnesty International che l’istinto era quello di alzarsi e fuggire ma non poteva farlo. Si è salvato solo perché uno dei due boia ha dovuto fermarsi per affilare la lama del coltello.

Immagini satellitari della distruzione di Bama mostrano almeno 5900 strutture danneggiate o distrutte a Bama (circa il 70 per cento della città) da Boko haram nella sua ritirata prima che l’esercito riprendesse, nel marzo di quest’anno, il controllo della città. Testimoni hanno riferito di strade piene di cadaveri e di persone arse vive nell’incendio delle abitazioni. Una donna ha raccontato:

Il rapporto di Amnesty International descrive il regno del terrore imposto da Boko haram. Appena conquistato un centro, il gruppo armato raduna la popolazione per annunciare le nuove regole sulla limitazione dei movimenti, in particolare delle donne. Molte famiglie si trovano così a dipendere dai bambini, che escono per cercare cibo, o dalle visite dei membri di Boko haram che passano a offrire cibo precedentemente saccheggiato altrove.

Boko haram fa rispettare le sue regole con punizioni feroci. Chi non prende parte alle preghiere quotidiane rischia le frustate in pubblico. Una donna di Gamborou che ha trascorso cinque mesi sotto il controllo di Boko haram ha dichiarato ad Amnesty International di aver visto una donna subire 30 frustate per aver venduto i vestiti dei suoi figli e una coppia messa a morte in pubblico per adulterio.

Il rapporto di Amnesty International descrive inoltre la crescente tensione tra i cristiani e i musulmani. Molti cristiani intervistati da Amnesty International ritengono che i musulmani passino informazioni su di loro a Boko haram o non condividano le notizie sugli attacchi imminenti. È così subentrato un clima di sospetto tra alcune comunità che in precedenza vivevano fianco a fianco in piena armonia. Boko haram ha distrutto chiese e ucciso cristiani che rifiutavano di convertirsi all’Islam ma ha anche preso di mira musulmani moderati. Amnesty International continua a chiedere a Boko haram di porre fine alle uccisioni dei civili e al governo nigeriano di prendere tutte le misure di legge per garantire la loro protezione e ripristinare la sicurezza nel nord-est del paese. La comunità internazionale, a sua volta, dovrebbe continuare ad assistere il nuovo governo nell’affrontare la minaccia costituita da Boko haram.

“Il cambio di potere in Nigeria è l’occasione per un nuovo approccio in tema di sicurezza dopo i clamorosi fallimenti degli ultimi anni” – ha sottolineato Shetty. Le informazioni raccolte da Amnesty International su Boko haram dovrebbero essere prese in considerazione dalla Corte penale internazionale nell’ambito dell’esame preliminare che sta compiendo sulla situazione nel nord-est della Nigeria.

Il rapporto di Amnesty International si basa su 377 interviste, tra cui 189 con vittime e testimoni oculari degli attacchi di Boko haram, 22 con autorità locali, altre 22 con fonti dell’esercito e 102 con difensori dei diritti umani. Le testimonianze provengono da uomini e donne, cristiani e musulmani.Quasi tutte le persone intervistate hanno chiesto di non essere identificate per ragioni di sicurezza, pertanto quasi tutti i nomi usati nel rapporto sono pseudonimi.
                                                            

> Le immagini satellitari documentano l'inferno

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