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Scatti d'autore

Norayr Kasper, perdere lavoro (e rilevanza)

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Come si de-industrializza

Norayr Kasper è canadese di origine armena. Cresciuto a Venezia e ora residente a Toronto,porta dentro sè una pluralità di ambiti culturali che ha determinato una formazione artistica ricca e multidisciplinare. Ha studiato fotografia e architettura allo IUAV di Venezia e si è laureato in produzione cinematografica e cinema a Montreal (Concordia University, 1990). La sua opera comprende fotografia artistica, film d’arte, la cura della fotografia di oltre 30 pellicole cinematografiche e televisive che hanno plasmato la sua personale cifra stilistica visuale.

Dopo la partecipazione all’ultima Biennale d’Arte di Venezia, dove ha esposto con grande successo le sue opere in un evento collaterale, Norayr Kasper, artista visivo canadese di origine armena, ha riflettuto sulla cultura dello scarto con “Loss of Relevance” curata da Carlo Polgrossi.

Con “Loss of Relevance” esplora la perdita di rilevanza delle macchine e dell’uomo nelle fabbriche ormai in sfacelo, mero fantasma di un’epoca interrotta da bruschi e travolgenti eventi geopolitici, in una mostra ispirata ai resti dell’eredità industriale dell’Armenia post sovietica. Le immagini di Kasper, sono immagini stampate su seta delicatamente sospese, protese in un dialogo con i cavalletti che le sorreggono, realizzati con acciaio di recupero. “La mia intenzione è maggiormente connessa allo stato della mente alla perdita del sogno, all’architettura e alla sua pertinenza alla società odierna” dice Kasper.

“Come non parlare del tempo”, scrive il critico Carlo Polgrossi, “quando Kasper lo ha cercato e fotografato sugli oggetti e sulle persone cogliendo, nell’attimo, su volti, corpi e cose, chiazze, graffiti e sedimenti cromatici che trasformano quei resti in fragili e straordinari monumenti di severa e malinconica bellezza. Di quell’attimo in cui la nostra precaria esistenza di casuali effimere, s’accende e subito si estingue lasciando lievi tracce. Anche qui il tempo non si è fermato e neppure ha cambiato passo, è solamente mutata la sceneggiatura”.

L’artista narra di un racconto effimero e rigenerativo, dove la fragilità della seta si oppone alla rigidità del metallo, e dove le installazioni sono sistemate in maniera tale da metterci davanti al mondo dei sogni e dell’utopia all’interno di queste strutture abbandonate.

L’opera di Norayr Kasper, unica nel suo genere, rappresenta la forza della fragilità nella sua spettrale spazialità e nel profondo silenzio del tempo sospeso. La scrittrice Antonia Arslan descrive le immagini di Kasper come "cattedrali di un tempo passato per sempre". Arslan coglie però questo dettaglio: "...una presenza umana le tinge di un disperato sorriso".



 

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