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Scatti d'autore

Un guerriero, ricordato mentre lottava

Un guerriero, ricordato mentre lottava19._Greame_Williams_-_South_Africa_Soweto.jpg20_Jurgen_Schadeberg_Nelson_Mandela_processo_per_Tradimento_1958.jpg
parla Okwui Enwezor*

Un guerriero va ricordato mentre lottava. E così questo ritratto di  Eli Weinberg, di un giovane Nelson Mandela che racchiude negli occhi il pensiero della lotta che gli sta di fronte, è tanto quieta quanto agitata. Motivo sufficiente per tornare - oggi più che mai - sui pensieri di Okwui  Enwezor che curò la mostra "Rise And Fall, Apartheid". A partire dalla definizione di quel regime. Cosa fu?

"Uno dei sistemi politici più repressivi e detestati mai messi a punto, l’apartheid si sviluppò in Sudafrica subito dopo la Seconda guerra mondiale, nel momento stesso in cui i movimenti indipendentisti locali stavano inferendo il colpo di grazia al colonialismo" così Okwui Enwezor curatore di Rise and Fall of Apartheid.

"Essenzialmente di cultura neofascista, l’apartheid venne adottato nel 1948 dopo la vittoria a sorpresa del Partito Nazionale Afrikaner guidato da D. F. Malan. Tra il 1948 e il 1955, il partito introdusse una serie di leggi razziali draconiane che si ridussero sempre di più a meccanismi politici restrittivi. La rete delle leggi sull’apartheid aveva un unico scopo preciso: la segregazione assoluta lungo direttive razziste ed etniche"

Ci fu resistenza? Certo, la resistenza all’apartheid comportava spesso l'inosservanza delle sue leggi.

"Sulla scia di queste leggi e dei sistemi utilizzati per farle rispettare (ciò che possiamo chiamare la burocratizzazione della vita quotidiana), un movimento di resistenza forte e ben organizzato, formato da tutte le classi sociali ed etniche del Sudafrica e rappresentante di tutti i credo politici, si mobilitò in quella che divenne una battaglia epica contro il regime dell’apartheid e di quanto questo comportava" scrive in catalogo  Okwui Enwezor.

Nel 1990 il regime "cade" dopo una lotta lunga che riunì lavoratori e sindacati, studenti e insegnanti, attivisti, la chiesa, artisti, scrittori, fotografi e gente comune intorno a linee politiche, sociali, razziali e di classe.

Rise and Fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday Life racconta questo squarcio temporale, ma il curatore precisa che non si trattava di fare la storia dell’apartheid o della sua fine in sé, ma un’analisi critica dei simboli e delle immagini attraverso le quali si esprimeva.

"Tramite la produzione fotografica e artistica presenta riflessioni sulle rappresentazioni della cultura dell’apartheid e documenta la lotta contro le sue regole e norme. Tuttavia la mostra mira soprattutto a esplorare il ruolo della fotografia nel dare forma non solo a un’immagine ma anche a un ritratto del popolo sudafricano negli anni tra il 1948 e il 1994" afferma Okwui  Enwezor.

Il suo progetto è stato organizzato con la consapevolezza che la maggior parte degli studi precedenti sull’apartheid si erano incentrati sulla sua brutalità, e specialmente sulle umiliazioni meschine e violente che aveva imposto alle comunità di neri e di non bianchi. In termini visivi, la tradizione di rappresentare l’apartheid in questo modo tendeva a trattare gli africani più come vittime che come agenti della propria emancipazione. "Mentre libri e mostre avevano già fatto luce su questo aspetto, il modo in cui l’apartheid in quanto sistema sociale si era inserito nelle istituzioni, nella burocrazia e nella vita quotidiana era stato esaminato solo raramente. Questa mostra raccoglie la sfida nel tentativo di offrire una rilettura del racconto illustrato del regime".

Rise and Fall of Apartheid ricorda dunque oltre cinquant’anni di produzione fotografica che forma ormai parte del vissuto storico della moderna identità del Sudafrica. Con la notevole eccezione di alcuni artisti occidentali tra cui Dan Weiner, Margaret Bourke-White, Hans Haacke, Adrian Piper e Ian Berry, la mostra si basa quasi esclusivamente sul lavoro di Sudafricani. "La decisione è dovuta al potere visuale e alla forza eccezionale delle immagini prodotte da questi fotografi. Nessuno meglio di loro ha saputo fotografare il Sudafrica e la lotta contro l’apartheid, dimostrando un più elevato senso critico e una maggiore attenzione illustrativa. Lo scopo è quindi quello di farli conoscere e tributare un omaggio al loro straordinario lavoro documentario". Obiettivo perfettamente riuscito nell'anno del 95° compleanno di Madiba, che è stato anche l'anno della sua morte.
(Corona Perer - 7 dicembre 2013)

*Curatore di Rise and Fall of Apartheid

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