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Operazioni Umanitarie: si possono fare!

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Esodo incontrollabile

La cifre sono eloquenti: 4400 migranti salvati nella sola giornata di ieri, 22 agosto 2015.Qualcosa si deve pur fare.
Massimiliano Lauretti, un capitano della Marina italiana, ha dichiarato ad Amnesty International che un’operazione umanitaria potrebbe essere organizzata in pochi giorni se si ricevesse un ordine in tal senso. "La Marina italiana è pronta. Abbiamo procedure ben collaudate. Abbiamo sviluppato la nostra esperienza. Se ci viene chiesto, siamo in grado di riavviare un’operazione umanitaria in un tempo molto breve, 48-72 ore, più o meno".
Amnesty International pubblica un piano d'azione che invita i governi europei ad adottare misure immediate ed efficaci per porre fine alla catastrofe in corso, che ha causato la morte di migliaia di rifugiati e migranti.
Il documento "L'Europa affonda nella vergogna. Il mancato soccorso di rifugiati e migranti in mare" documenta le testimonianze dei sopravvissuti ai naufragi. Descrive le sfide e i limiti delle attuali operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale e stabilisce modalità attraverso le quali possono essere risolti. Chiede il lancio immediato di un’operazione umanitaria per salvare vite umane in mare con navi, aerei e altre risorse adeguate, che pattuglino dove le vite sono in pericolo.

"I leader europei che si riuniscono a Bruxelles devono cogliere quest’occasione storica per porre fine a una tragedia umanitaria di proporzioni titaniche e che cresce a dismisura", ha dichiarato John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l'Europa e l'Asia centrale.
"La negligenza dell'Europa nel non riuscire a salvare migliaia di migranti e rifugiati in pericolo nel Mediterraneo è simile a quella di pompieri che rifiutano di salvare le persone che saltano da un palazzo in fiamme. La responsabilità dei governi 'deve essere evidentemente non solo quella di spegnere il fuoco, ma anche di afferrare coloro che si lanciano dal davanzale della finestra."

L'Unione europea si era impegnata a rafforzare la propria capacità di ricerca e soccorso e gli stati membri devono ora tradurre questa promessa in azione. Il documento di Amnesty International mostra come la decisione di porre fine all’Operazione umanitaria della Marina militare italiana, Mare Nostrum, alla fine del 2014, abbia contribuito a un drammatico aumento delle morti di migranti e rifugiati in mare. Se i dati dei più recenti incidenti sono confermati, ben 1.700 persone sono morte quest'anno, 100 volte di più rispetto allo stesso periodo del 2014.

La teoria mai provata secondo la quale Mare Nostrum abbia agito come un "fattore di attrazione" è stata ormai confutata anche dai dati che mostrano come il numero di rifugiati e migranti che hanno tentato di attraversare l’Europa via mare sia aumentato dalla fine dell'Operazione. Infatti, il 2015 ha già visto un numero record di rifugiati e migranti tentare di raggiungere l'Europa via mare, di cui oltre 24.000 sono approdati in Italia. Dopo la chiusura di Mare Nostrum, i governi europei hanno incaricato l'agenzia Ue per il controllo delle frontiere, Frontex, di istituire l’Operazione Triton.


< nella foto l'ex ministro della difesa italiano
Erano i giorni in cui il governo Letta
garantiva che "Triton era un passo avanti"




Tuttavia, Triton non è un’operazione di ricerca e soccorso. A differenza delle navi di Mare Nostrum, la cui operatività era estesa a sud di Lampedusa fino a circa 100 miglia nautiche, Triton è limitata a un pattugliamento di frontiera fino a 30 miglia nautiche al largo delle coste italiane e maltesi, lontano da dove la stragrande maggioranza delle imbarcazioni entra in difficoltà.
La stessa Frontex ha ammesso che le sue risorse sono "adeguate al suo mandato, che è quello di controllare i confini dell'Unione europea, non di pattugliare 2.5 milioni di km del Mediterraneo". Gran parte delle operazioni di ricerca e soccorso ricadono quindi sulle navi della Guardia costiera italiana. L’Ammiraglio Giovanni Pettorino, capo dei reparti operativi della Guardia costiera, ha dichiarato ad Amnesty International che le sue navi "non saranno in grado di prenderli tutti, se rimaniamo gli unici ad andare là fuori."

Anche le navi mercantili svolgono un ruolo importante nelle operazioni di salvataggio in corso, anche se non sono progettate, equipaggiate o addestrate per il soccorso marittimo. Tuttavia, nonostante gli sforzi di tutti gli attori citati, e il salvataggio di almeno decine di migliaia di vite quest'anno, non ci si può aspettare che questi affrontino l'ampiezza della crisi umanitaria in corso da soli. Il 18 aprile 2015 oltre 800 migranti e rifugiati sono annegati durante il tentativo di salvataggio da parte di una nave mercantile. Il 31 marzo 2015 i rappresentanti delle principali associazioni del settore di trasporto europeo e mondiale e i sindacati dei marittimi hanno descritto la situazione attuale come "insostenibile" e hanno dichiarato: "...è inaccettabile che la comunità internazionale faccia sempre più affidamento sulle navi mercantili e sui marittimi per intraprendere sempre più salvataggi su larga scala".

L' 8 febbraio 2015 a seguito di una richiesta di soccorso, la Guardia costiera italiana aveva sfidato l’alto mare e le temperature glaciali per salvare 105 persone da un gommone sovraffollato. Salvatore Caputo, un infermiere a bordo di una delle navi della Guardia costiera, ha detto ad Amnesty International: "Per tenerli al caldo li abbiamo fatti ruotare all'interno della cabina, ma è stato tutto molto difficile... Ero così infuriato: salvarli e poi vederli morire così".
E in questi giorni: 4400 migranti salvati nella sola giornata di ieri, 22 agosto 2015.
Qualcosa si deve pur fare !
E.Luzza

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