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Arte e cultura

La Madonna del Pane di Michelangelo Perghem Gelmi

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Ritratto d'artista

La Madonna del Pane è certamente una Madonna anomala. La dipinse negli annni Ottanta Michelangelo Perghem Gelmi. 

“L’opera pittorica dell’architetto-ingegnere Michelangelo Perghem Gelmi rappresenta in modo lucido e coerente quello che la società trentina era o voleva essere, apparire, nella seconda metà del ’900, quando erano stati cancellati la stasi e i segni dovuti alla guerra. Ammirare i suoi quadri è come sfogliare le pagine della storia individuale e collettiva della provincia, tesa a darsi un ruolo ed un’identità sul piano dell’economia, della cultura, del prestigio sociale, del superamento della chiusura localistica" ebbe a dire la storica Maria Garbari, rappresentata in un ritratto della fine degli anni ’70.

A questo ciclo di opere appartiene il dipinto, di proprietà del Comune di Trento dal 1988 collocato stabilmente nel giardino di S.Marco, che rappresenta piazza del Duomo nel giorno di San Giuseppe.

Pittore e progettista, Perghem Gelmi fu vivace protagonista a livello intellettuale della realtà Trentina del dopoguerra. Come ingegnere e architetto realizzò importanti opere, tra queste le Terme di Levico ed altre importanti opere pubbliche in Trentino. Figlio dell’ingegner Guglielmo e di Rita Ramponi, Michelangelo Perghem Gelmi nasce ad Innsbruck, da genitori trentini, l’11 dicembre 1911. Nel 1912 la famiglia si trasferisce a Trento dove Perghem vive fino alla fine degli studi superiori.

Le sue innate doti artistiche vengono notate e sostenute da Luigi Bonazza, suo insegnante di disegno e di pittura. Nel 1930 si iscrive al Politecnico di Torino, dove si laurea in ingegneria civile nel 1936. Nel 1940 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Torino dopo aver sostenuto l’esame di ammissione con Felice Casorati. Richiamato alle armi per il conflitto mondiale, nel 1942 l’Aeronautica Militare lo trasferisce in Provenza costringendolo ad interrompere i corsi di pittura presso l’Accademia. L’8 settembre 1943 viene catturato e subisce l’internamento da ufficiale nel Lager di Tarnopol. Nel 1944, nel Lager di Deblin Irena, tiene la sua prima mostra personale.


< autoritratto "In Camargue"

Nel giugno dello stesso anno riesce a rientrare in Italia e vive in clandestinità a Torino fino alla fine del conflitto. In questi anni vi è nella sua pittura il passaggio a grosse pennellate di densi impasti, “la sua pittura lascia spazio da un lato alla volumetria del Cezanne e del Picasso cubista e dall’altro alle corpose pennellate vangoghiane” scrive Staudacher.

Nel 1948 emigra in Argentina nella città di San Juan dove insegna presso la Facoltà di Ingegneria della “Universitad Nacional de Cuyo”. Continua a coltivare la passione per la pittura, partecipa a numerose esposizioni aggiudicandosi vari premi. Nel lungo soggiorno argentino le figure, i paesaggi e le architetture si snelliscono e puntano all’essenziale. Nel 1956 torna in Italia e nel 1961 espone alla Mostra Provinciale d’arte figurativa dove presenta con successo “Santa Trinità” che due anni dopo sarà esposto al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Dal 1971 si dedica completamente alla pittura intraprendendo un’attività espositiva molto intensa: I suoi lavori, caratterizzati da un originale surrealismo, colpiscono favorevolmente il pubblico e la critica. Negli anni seguenti lo troviamo impegnato con le mostre a Cortina, Ferrara, Roma, Saint Tropez e Santa Margherita Ligure. Partecipa a numerose collettive e a premi anche all’estero.Scompare a Trento l’1 agosto 1992 all’età di 81 anni, mentre il suo quadro “Veermer copia Picasso”, con altre sue opere, è esposto a Kempten, città gemellata con Trento.

Dopo aver donato le tele "Golgota" , "Silenzio", entrambe del 1987 e il dipinto La Provvidenza (o Madonna del pane) del 1983 al Museo Diocesano, gli eredi dell’artista Michelangelo Perghem Gelmi (1911-1992) hanno fatto un’altra importante donazione alla Fondazione Museo Storico del Trentino nel luglio del 2014.
Solitamente gli archivi degli artisti vengono donati in toto ad un unico soggetto. In questo caso invece sono già tre le diverse entità che hanno potuto beneficiare di una donazione di opere del pittore ed ingegnere trentino: MART, Museo Diocesano Tridentino e ora la Fondazione Museo Storico del Trentino, a beneficio di un’istituzione che conserva e studia la memoria del Trentino.

< l'artista nel suo studio (Foto archivio Perghem)


La donazione si riferisce alla città di Trento, alla sua storia recente ed in particolare ad alcuni suoi personaggi, componenti della società civile testimoniata attraverso 14 dipinti in cui la stessa è raffigurata alle volte in chiave caricaturale, alle volte quasi in chiave didascalica. Tra queste
quattro grandi opere ritenute (a volte erroneamente) "divertissement" del pittore. Si tratta di tele ad olio di taglio "caricaturale" con personaggi della città degli anni ’30 e altre di volti noti della città degli anni ’70, fra i quali Marco Pola, Remo Wolf, Gian Leo Salvotti de Bindis, Efrem Ferrari.


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