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8 marzo e pregiudizi: le donne nell'antichitą

8 marzo e pregiudizi: le donne nell'antichitądida-new.jpgAdamo_ed_Eva_Duomo_di_Modena.jpg
di FRANCO MARZATICO*

Una donna - la prima - è la punizione che per il furto del fuoco Zeus impartisce a Prometeo e al genere umano. La donna è Pandora che non sa resistere alla tentazione e apre il vaso che non andava scoperchiato, scatenando tutti i mali che prima di allora l'uomo non conosceva.

E sul fondo del mitico vaso resta solo la speranza.

Del resto anche nella Bibbia Eva non sa resistere al frutto proibito del diavolo tentatore e coinvolge Adamo nella disubbidienza. Basterebbero questi due esempi per dare la misura di come nell'antichità, in termini transculturali, si sia alimentato il pregiudizio nei confronti di quella che viene definita romanticamente come  "l'altra metà dell'Universo".

L'impostazione di pensiero del mito greco e della Genesi, nonostante l'emancipazione femminile dei nostri tempi, riaffiora come retaggio atavico nella quotidianità.

Non si smette di dire che la "curiosità è femmina". Ma non scordiamoci che anche i compagni di Ulisse aprirono il sacco di Eolo con i venti, pensando contenesse tesori: ma questo resta un dettaglio.

Per la donna nel mondo greco e romano il "marchio di fabbrica" mitico è in fondo quello della seduzione e dell'astuzia scaltra. È - la metis - che possiede anche Ulisse, il Nessuno ingannatore del Ciclope e del cavallo di Troia. Pen...


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