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Scienza e ricerca

Ítzi, le novitÓ a 25 anni dal ritrovamento

Ítzi, le novitÓ a 25 anni dal ritrovamentorekonstruktion_oetzi_ng_03_2011.jpgoetzi_viene_esaminato_dal_dott._egartervigl_foto_museo_archeologico_dellalto_adige.jpghomo_logo_detail.jpg
Nuove acquisizioni

19 settembre 1991: una data a suo modo storica per l'Alto Adige. Quel giorno, infatti, sul Giogo di Tisa, i coniugi germanici Erika ed Helmut Simon trovarono i resti di un uomo. Poco più tardi si scopri che si trattava di una mummia risalente ad oltre 5mila anni prima: fu l'inizio della storia di Ötzi, l'uomo venuto dal ghiaccio.
In occasione dei 25 anni dalla scoperta della mummia del Similaun, il Museo archeologico, l'Istituto per le mummie e l'Iceman dell'EURAC e l'Associazione turistica della Val Senales che ospita l'archeoParc, hanno organizzato una serie di eventi e manifestazioni. Sono emerse molte novità.

Il rame con cui è stata costruita l’ascia di Ötzi potrebbe non provenire dalle Alpi, come ritenuto finora, ma dai giacimenti della Toscana meridionale. Ötzi non si dedicava alla lavorazione del rame, come invece avevano fatto pensare le tracce di arsenico e rame trovate nei suoi capelli. Il suo assassinio potrebbe essere legato ad una situazione di conflitto accaduta qualche giorno prima della sua morte. Nonostante avesse un peso che rientrava nella norma e facesse molto movimento, l’Uomo venuto dal ghiaccio soffriva di arteriosclerosi. Ecco alcuni dei principali risultati scientifici che ricercatori di tutto il mondo hanno presentato al convegno che celebra questo venticinquesimo.

< la ricostruzione del volto realizzata
dai gemelli artisti Kennis & Kennis




Da quando l’Uomo venuto dal ghiaccio è stato ritrovato, il 19 settembre 1991, il suo studio ha catalizzato l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Nessuna mummia è stata studiata così nel dettaglio. “Per gli scienziati il ritrovamento di Ötzi non è paragonabile a nessuna altra scoperta di un corpo antico: l’Iceman è un tipico europeo, vissuto oltre 5000 anni fa. Il suo studio fornisce risposte continue ed entusiasmanti” spiega l’antropologo Albert Zink di EURAC Research, direttore scientifico del congresso.

La conservazione ottimale della mummia ha consentito di eseguire nel 2013 una nuova tomografia computerizzata dell’Uomo venuto dal ghiaccio all’ospedale di Bolzano. Per questo esame i radiologi altoatesini Paul Gostner e Patrizia Pernter hanno utilizzato un apparecchio CT di nuova generazione che, grazie a un’ampia apertura, ha permesso ai medici di scannerizzare Ötzi completamente dalla testa ai piedi, nonostante la posizione delle sue braccia.

Oltre alla già nota arteriosclerosi, che interessava le arterie dell’addome e delle gambe, grazie alla migliore qualità delle immagini i due medici hanno evidenziato per la prima volta tre piccole calcificazioni in prossimità del tratto di efflusso cardiaco. Questa scoperta conferma la validità dei risultati ottenuti dai microbiologi di EURAC Research ovvero la presenza di una forte predisposizione genetica allo sviluppo di malattie cardiocircolatorie, da identificare come principale causa della sua arteriosclerosi.

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Ötzi, l'uomo che affascina la scienza
di C.Perer


Per oltre cinque millenni Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio, è rimasto celato in un ghiacciaio sul Tisenjoch in Val Senales, fino quando 25 anni fa, il 19 settembre 1991, non è stato rinvenuto con i suoi indumenti e il suo equipaggiamento, tra cui un’ascia di rame. Lo straordinario stato di conservazione di questa mummia del tardo Neolitico è ancor oggi un fatto sensazionale dal punto di vista archeologico, e la sua storia continua ad affascinare persone, media e scienziati di tutto il mondo.

Un’équipe di ricercatori internazionale, in collaborazione con il paleopatologo Albert Zink e il microbiologo Frank Maixner dell’Accademia Europea di Bolzano (EURAC Istituto per le Mummie e l’Iceman), è riuscita a dimostrare la presenza dell’Helicobacter pylori nel contenuto dello stomaco di Ötzi. Si tratta di un batterio presente in circa metà della popolazione umana odierna. Gli scienziati aspettavano un ceppo batterico europeo, invece ne hanno scoperto uno che attualmente si osserva principalmente in Asia centrale e meridionale. Nel gennaio 2015 l'Istituto per le mummie e l'Iceman dell'EURAC, che da anni conduce le ricerche su Ötzi annunciava che sul torace dell'Uomo venuto dal ghiaccio era stato scoperto un nuovo gruppo di tatuaggi.

Nal luglio 2014 era stata invece confermata la Tac, effettuata nel 2013, secondo cui Oetzi avrebbe sofferto di paradontosi. A chiarirlo un microscopico campione di appena 0,1 grammi prelevato dall'osso pelvico per avere informazioni sulla mummia dell'uomo di 5 mila anni fa esposta al Museo archeologico di Bolzano. I ricercatori dell'Eurac di Bolzano e dell'Università di Vienna hanno trovato traccia del batterio Treponema denticola, responsabile della paradentosi.Le analisi condotte dal gruppo di ricerca Eurac hanno anche mostrato la  distanza genetica dalle moderne popolazioni dell'Europa continentale, ma la vicinanza alle popolazioni insulari del Tirreno. In particolare è stata messa in evidenza la sua appartenenza all'aplogruppo G2a4 del cromosoma Y, che finora è stato trovato a frequenze apprezzabili solamente nelle popolazioni della Sardegna e della Corsica.
L'affinità del genoma dell'uomo venuto dal ghiaccio ai moderni gruppi sardi, osservano gli autori, potrebbe riflettere l'esistenza di un antenato relativamente recente comune alle popolazioni sarde e alpine, forse a causa della diffusione delle popolazioni neolitiche.

Lo studio che ha portato a questi risultati, era stato pubblicato nel 2013 sulla rivista "Nature Communications", è stato realizzato da un gruppo di ricerca coordinato da Albert Zink, direttore dell'Istituto di Mummiologia e dell'Iceman di Bolzano (EURAC).
L'identikit del misterioso cacciatore ha ormai dettagli precisi. Sappiamo che aveva gli occhi castani, era intollerante al lattosio, soffriva di un malattia vascolare ereditaria e aveva perfino contratto la malattia di Lyme. Tutte scoperte che si sono potute ottenere grazie al sequenziamento del suo genoma.

I primi studi sulla genetica di Ötzi avevano riguardato il genoma mitocondriale, ma i tentativi di amplificare il DNA nucleare erano rimasti senza frutto. Ora grazie ai progressi ottenuti nella ricostruzione dei genomi fossili, l'impresa è riuscita grazie al ricorso alle tecnologie di ultima generazione. Al fine di garantire la correttezza delle analisi, queste sono state condotte in tempi e laboratori differenti su svariati campioni prelevati da distinti punti del corpo, che hanno dato risultati concordanti.

Scoperto il colore degli occhi di Ötzi, più sardo che mitteleuropeo, si è appurato  che era intollerante al lattosio, un tratto che ben si conforma ad altri studi di paleogenetica. Sempre con la stessa tecnica si è appurato anche che l'uomo del Similaun soffriva di  carie, di una malattia genetica alla quale si possono far risalire le calcificazioni vascolari che erano state rilevate dagli esami tomografici. Ma i suoi acciacchi non finivano qui: dai campioni esaminati sono emerse chiare tracce del genoma di Borrelia burgdorferi.
Quanto ai suoi progenitori sono stati presi  in esame campioni specifici di 1300 Europei, 125 Nordafricani e 20 del Qatar. La prova diede la presenza di affinità di Ötzi solo nei confronti degli Europei. Ötzi però dà risultati genetici molto vicini a quelli di una popolazione di una zona isolata geograficamente: la Sardegna.

Nello studio si legge ancora: ".....Il confronto con circa 8.000 cromosomi provenienti da trenta regioni europee, ha rivelato ancora che le più frequenti affinità con Ötzi (25% e 9%) si riscontrano nella Corsica meridionale e nella Sardegna settentrionale rispettivamente, mentre in Europa tali frequenze non arrivano all’1%...".
Il che porta a dire che Ötzi risulta imparentato con i Sardi. Chi l'avrebbe mai detto?
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