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Persone e idee

Itineranza vuol dire...

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Due frati, due cittą

Circa 780 risotti a Venezia, circa 600 pastasciutte a Rovereto. Due città ieri incrociavano i loro destini, sulle orme di due uomini: due sacerdoti. Quella che segue è la veloce cronaca di una addio con tanto di  "petizione".

Si dirà: ci sono ben altri problemi e ben altri appelli vengono proposti in questi tempi di battaglie popolari. Si dirà che molte possono essere le richieste (senza storia) che partono della gente tra forme più o meno spontanee di organizzazione sociale.

Così se un intero quartiere si muove per fare una raccolta di firme affinchè il proprio parroco resti e non venga trasferito, la faccenda al più può entrare tra le brevi di cronaca locale. O magari può sembrare che non sia una notizia. E invece lo è perchè dice l'importanza della realtà parrocchiale in un tessuto cittadino.

E' successo ai Frari di Venezia dove c'è stata una mobilitazione generale quando è stata annunciata la partenza di Fra Nicola, il parroco che del locale patronato ha fatto un centro culturale di altissimo livello dentro una parrocchia-gioiello ricca di tesori e opere d'arte di inestimabile valore.

Ma tant'è: il frate che ha avuto tra i suoi grandi amici il cardinale Scola, patriarca di Venezia (> foto in alto),  e portato molti vip dentro le porte della chiesa, nonostante le firme e l'affetto che la raccolta gli dimostravano, ha mostrato ai "suoi" il volto vero dell'essere sacerdote e frate: cioè l'essere pronto a partire quando viene chiesto di andare.

Ieri ha salutato tutti durante una grande festa. Andrà a Rovereto dove un'altra grande festa d'addio era in corso nello stesso identico momento. Perchè - dalla città trentina - partirà invece padre Franco, che gli lascia il suo posto essendo stato destinato dall'Ordine a Genova. Due missioni nuove, due incognite, due esperienze di fede messe davanti alla sfida del ricominciare da capo.

Fra Nicola è una storia speciale. Entra in seminario adolescente ma esce poco prima della professionale solenne a 18 anni, convinto che la sua vita sia fuori. E fuori resta per 10 anni Anzitutto fa il servizio militare nel Genio Pontieri, poi lavora col fratello come rappresentante di alimenti zootecnici. Per un anno è commesso in farmacia e dal 1991  docente di religione. Nella sua vita sono due le dati cruciali: il 1985 quando esce e il 1995 quando entra.

Nato a Villafranca di Verona nel gennaio del 1961, figlio del macellaio Antonio e di Maria, casalinga (oggi ancora in vita), secondo di otto figli, fra Nicola Riccadona racconta di aver avuto da Novizio la grazia di essere presente alla ricognizione del corpo di Sant’Antonio ed alla visita del Papa Giovanni Paolo II a Padova (1981) ma al termine del quarto anno di teologia, allo scadere dei voti temporanei non se l'era proprio sentita ed era tornato a casa, senza contrasti, tenendo ottimi rapporti con i superiori e i compagni, ma  pensando di chiudere l’esperienza con i frati. E invece cominciava un decennio importante in cui sarebbe maturata la decisione di rientrare. Ai Frari ha rivoltato la parrocchia e fatto del Patronato il cuore pulsante delle relazioni del quartiere.

Anche Padre Franco ( < nella foto a fianco) è entrato giovanissimo in Seminario.

Laurea in pedagogia, a Rovereto era arrivato da Verona. In Trentino ha gestito una fase delicatissima: l'unione di due parrocchie che non è mai una somma algebrica di due entità amministrative ma un delicatissimo lavoro di congiunzione tra le anime di due comunità. Anche con Padre Franco l'oratorio parrocchiale è stato il centro dell'azione pastorale, perchè lì ha preso corpo una catechesi inedita e avanzatissima: fatta alle famiglie e dalle famiglie.

Pieno di impegni, di corsa da mane a sera. Padre Franco è stato apprezzato per la sua semplicità e laboriosità, le grandi doti di ascolto, l'umiltà. I suoi parrocchiani non hanno fatto la raccolta di firme perchè restasse e questo non come segno di minore affetto rispetto ai colleghi veneziani ma perchè hanno accettato con serena fiducia l'inevitabile e periodico distacco che è alla base della regola dell'itineranza per i frati conventuali.

Gli hanno però organizzato una grande festa, con i saluti del sindaco, una mega maccheronata  dopo la messa, e diverse sorprese: tra queste le chiavi di una biciletta elettrica che lo aspetta già a Boccadasse di Genova. Come ci andrà? "Con animo sereno. Conterò ancora una volta sulla fede e sulla mia fiducia. Io so che il Signore è già arrivato lì e mi aspetta" ha dichiarato alla sua gente travolto dalle emozioni, dai sorrisi e dai saluti che in frangenti simili non sono facili per nessuno: nè per chi va nè per chi viene, nè per chi lascia nè per chi riceve.

Corona Perer - 16 settembre 2013

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