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Popoli

Il "pane dei popoli" segno di Pace

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Cooscere l'altro

Chi voglia conoscere un popolo ha una via: conoscerne il pane,  specchio della sua cultura.
Il pane unisce uomini di paesi, lingue culture differenti: è più antico della scrittura, nasce dalla pietra e dalla cenere, ma è intimamente legato all'uomo.

Il pane ha permesso di distinguere nell’antichità i barbari dai civilizzati. I primi mangiavano poltiglia preparata grossolanamente a partire dai cereali selvatici, i secondi coltivavano il grano e sapevano fabbricare il pane.

Un interessante progetto ha preso corpo a Rovereto in occasione del Natale: "Il PANE DEI POPOLI" svoltosi nella giornata internazionale dei Migranti (il 18 dicembre) ha permesso di mettere in fila una trentina di pani diversi, prodotti da diversi popoli o testimonianza di popoli diversi, come occasione per parlare delle culture di cui sono veicolo.

Il progetto messo a punto da Angelo Giovanazzi si è svolto con  la collaborazione della Scuola  Scienze Gastronomiche Alpine  Baldensis, delle Associazioni Per la Pace di Rovereto, della Associazione Goever Produttori cereali, della Fondazione  Alvise Comel e della  Scuola  Alberghiera di Rovereto con la partecipazione dei bambini e delle famiglie dell'Asilo Rosmini ed il convinto sostegno del Comune di Rovereto.

Al momento di riflessione svoltosi nel Centro della Pace di Via Vicenza l'assessore di "Rovereto città della Pace",  Mauro Previdi, ha evidenziato l'importanza di sapere leggere i segni e quindi anche di entrare in contatto con un alimento così umile - e così trasversale nelle culture - come primo approccio per la conoscenza delle culture altre che è poi propedeutico ad elaborare il seme dell'accoglienza.

"Una risposta alla paura e alla diffidenza, per promuovere l'incontro e la relazione" ha detto Previdi. "A questo mondo non servono bombe: serve pane".

Il promeriggio si è savolto tra ricette narranti, storie di pane e di popoli, riflessioni sui rapporti con i territori attraverso un cibo umile e semplice  che ha fornito la trama per conoscere i popoli e facilitarne l'incontro.

In Trentino in realtà manca un pane specifico, ma l'auspicio per un “pane delle alpi” è l'ulteriore esito della giornata che ha visto riunito insieme associazioni per la pace, panificatori, ristoratori e cittadinanza. "Potrebbe essere - afferma Giovanazzi - un pane con meno sale o privo di esso, con farine biologiche e locali, salubri nella composizione, a lievitazione lunga con pasta madre". La sua nascita permetterà di occupare un vuoto e continuare a promuovere col pane anche una cultura della convivenza, di confronto e di rispetto non violento delle diversità.

< nella foto Angelo Giovanazzi promotore dell'iniziativa
"Manca ancora il Pane delle Alpi, ma ci arriveremo"
sotto: un tocco di francescanesimo con alcuni frati
sotto...mentite spoglie

 

Giovanazzi ha pensato anche a predisporre un sacchetto con tre diversi pani di tre diverse nazioni o tradizioni (esempio: occidentale, azzimo e arabo, ma anche albanese, russo, europeo), come simbolo di confronto rispettoso delle diversità. Sono stati messi a disposizione dei partecipanti alla manifestazione per condividerli con altri. A farsi portavoce di questi valori presso i propri clienti anche chi fa ristorazione: Le formichine, Maso Sasso, Le tre Chiavi che hanno aderito al progetto insieme all'Associazione dei panificatori, Eco ristorazione del Trentino e il coinvolgimento delle famiglie dell'asilo Rosmini (più di 100).

La manifestazione si è intrecciata con il presepe in Piazza San Marco da dove è partita una sorta di processione di piccoli ambasciatori del pane multietnico (fatto a casa dalle famiglie dei bimbi dell'asilo).
Davanti al palazzo del Municipio, una sosta simbolica (Rovereto è "città della Pace") per poi proseguire verso via Vicenza e il Centro della Pace, dove invece i tanti diversi tipi di pane sono stati degustati e spiegati e dove si sono tenuti i laboratori di panificazione “narrata”.

Rovereto 21 dicembre 2015

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