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Persone e idee

Paolo Contorni, il piccolo minatore

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La memoria del Parco Amiata

La voce si incrina quando deve pronunziare due parole: buio e silenzio. Nel 1946 Paolo Contorni è poco più che un ragazzino quando scopre il “buio nero”. Adesso è una delle guide d’eccezione del Museo delle Miniere dell’Amiata dove mantiene viva la memoria della comunità badenga. La miniera, il lavoro, l'eredità passata di padre in figlio, la fatica, le malattie, i rischi che si correvano, sono le parole più ricorrenti, ma buio e silenzio gli tagliano le gambe e mozzano la voce.

Lui nel buio e nel silenzio, sepolto da una improvvisa frana, ci rimase tre volte. "La prima per 10 ore, la seconda per 32, la terza...per 26 giorni". Quanta angoscia possa aver provato lo sa solo lui che si scusa continuamente per la commozione che sale, regalando a chiunque visiti il Parco Amiata una bella lezione di vita prima ancora che una pagina di memoria. "Dico sempre ai ragazzi che mi ascoltano: studiate e amate la vita. Io quando uscii dalla miniera guardavo tutto con occhi diversi, il sole, i fiori, la famiglia, tutto diventò immensamente più prezioso" racconta, segnalando che la prima cosa che i minatori dovevano imparare era proprio la familiarità con quel buio e quel silenzio.

"Se qualcosa succedeva sapevamo che qualcuno era già alla ricerca di noi, dovevamo solo aspettare"...


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