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Persone e idee

Paolo Moiola, i diritti nelle mani di Golia

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Marco Pontoni

Nelle mani di Golia - i diritti dell'uomo fra Stato e mercato (ai tempi della rete) è il titolo dell'imponente volume (circa 600 pagine), curato da Paolo Moiola, giornalista trentino che da anni fa la spola fra Torino e l'America latina. Edito da Gabrielli, sostenuto solo da piccole sponsorizzazioni, il libro rappresenta un'opera imprescindibile per chiunque si occupi di diritti (e specularmente di doveri).
L'approccio è davvero a 360°: diritti dell'uomo in ogni loro declinazione possibile, quindi, a partire da salute, educazione e lavoro, ma anche, ad esempio, diritto all'informazione, diritti e ambiente, diritti e culture religiose (con particolare riferimento a cristianesimo e islam). Il tutto nell'era della globalizzazione mercantilistica, della crisi sistemica e della rete.
Il testo raccoglie contributi di esperti, docenti universitari, giornalisti, preti "di frontiera", e si apre con le prefazioni di Paolo Pagliai e Giuliano Pontara e chiude con gli interventi di Paolo Farinella e Gianni Minà. Tutti gli ("eventuali", specifica Moiola) ricavi andranno ad un progetto scolastico e sanitario sviluppato a Tablada del Lurín, nella periferia degradata di Lima. Abbiamo intervistato l'autore-coordinatore del poderoso lavoro.

Moiola, come è nata l'idea per questa pubblicazione?
A Rovereto, dove sono nato,  tutto ricorda Antonio Rosmini, ma del filosofo nelle scuole cittadine quasi non si parla. Eppure è lui che nel 1841 scrisse: "La persona è il diritto sussistente". Dunque, l'uomo in sé coincide con il diritto. Come giornalista che si occupa fin dai tempi dell'università di Sud del mondo, ho sempre avuto un occhio di riguardo per i diritti primari, dalla salute all'istruzione, dalla casa al lavoro. In questi anni, mi sono però accorto che questi stessi diritti sono stati ridotti o addirittura negati anche nei paesi del Nord del mondo, a dispetto delle decine di Dichiarazioni delle Nazioni Unite o di altri consessi elaborate su questi temi. Il libro parte da queste premesse.

Il titolo evoca un'immagine nota, Davide. Quale fionda, avrebbe oggi contro Golia, la Globalizzazione?
È evidente che la Globalizzazione neoliberista - soprattutto nella sua attuale versione iper-finanziaria - è la causa prima di questa deriva dei diritti umani. L'individuo è un Davide senza fionda perché non si può vincere contro i mercati elevati a divinità, anche in paesi formalmente comunisti come la Cina, contro il pensiero unico propagandato dalla gran parte dei media, e contro le società multinazionali, ivi incluse quelle finanziarie - si pensi alle società di rating - che dettano le regole a Stati sempre meno sovrani. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha riassunto molto bene il concetto: "Una democrazia conforme al mercato", ha detto la donna più potente dell'Europa e una delle prime nel mondo.

Nel libro troviamo tanto saggi di natura teorica o metodologica quanto esempi concreti di come i diritti sono vissuti - e spesso calpestati - in singole realtà e in singoli paesi del mondo.
Come parlare di una tematica tanto vasta e ostica come quella dei diritti umani senza annoiare e senza fare della retorica? Professori universitari - di Università di varie città, Torino, Firenze, Città del Messico, Città del Vaticano, Lima, Stoccolma, quest'ultima con il trentino Giuliano Pontara - hanno fornito l'apporto teorico, mentre giornalisti, tutti corrispondenti dai paesi di cui scrivono, sacerdoti e altri professionisti, medici, in primis, hanno cercato di descrivere come i diritti si traducano nella realtà quotidiana. Pertanto, non ci si stupisce se - alla fine - dal libro emerge nitidamente una constatazione: per i diritti umani oggi c'è troppa teoria e molta retorica.

Molto spazio viene dedicato alle Americhe. Un quadro d'insieme è forse impossibile, ma qualche evidenza emerge "forte"?
Gli Stati Uniti, ad esempio, primo paese al mondo dove il diritto all'istruzione e alla salute non sono previsti costituzionalmente. Invece - in base al Secondo emendamento - è previsto il diritto di possedere armi. Di America Latina si parla soprattutto con riferimento al Brasile, al Perù, al Venezuela e a Cuba. Il Brasile perché è diventato ufficialmente la sesta potenza mondiale, esaltato da tutti, in primis dai media. Dimenticando che Brasilia sta seguendo una strada di sviluppo di vecchio stampo, con lo sfruttamento scriteriato della natura - come in Amazzonia - e la perpetuazione di diseguaglianze incredibili, si pensi al latifondo. Il contrario di quanto avvenuto per il Venezuela. Giulio Santosuosso, professore ed editore di Caracas, racconta che il paese è divenuto il meno diseguale di tutta l'America Latina, ma - avendo avuto un presidente contrario al neoliberismo e al pensiero unico - ha sempre goduto di pessima reputazione nella stampa internazionale.

La Rete come ha cambiato l'approccio ai diritti?
La Rete ha globalizzato l'informazione, ma di qui a dire che sia un fattore di liberazione ce ne corre. Delle Rivoluzione arabe si disse che erano state favorite dalle nuove tecnologie e dalla Rete. La realtà che finora ne è uscita risulta però alquanto deludente. Il fatto di avere collegamenti internet, tablets, smartphones e quant'altro, ha aumentato la conoscenza e la consapevolezza delle persone? Non ne sono affatto sicuro. Un esempio facendo nomi e cognomi. In Rete si possono scoprire facilmente gli abusi nelle fabbriche cinesi della Apple o quelli della Coca-Cola in Colombia o in India. Eppure, la maggioranza delle persone continua a comprare Apple e Coca-Cola senza porsi problemi etici.

Nel libro si parla anche dei diritti dei popoli indigeni e delle "minoranze sessuali".
Probabilmente costituisce la parte più originale del libro. Va ricordato che nel mondo si contano 400 milioni di indigeni. Mentre sulle minoranze sessuali e sui loro diritti troppo spesso negati il dibattito è attualissimo. Rispetto all'omofobia e al matrimonio gay in Italia ho chiesto un pezzo ad un prete, Franco Barbero, che - proprio a causa delle sue opinioni - nel 2003 è stato ridotto allo stato laicale da papa Giovanni Paolo II.

E i doveri?
Come in tutte le cose, anche per i diritti c'è un'altra faccia, meno conosciuta ma non meno importante. E' la faccia dei doveri. Il dovere nasce quando si riconosce l'esistenza degli altri e quindi di una società. In un'era dominata dalla filosofia individualista e dalla scomparsa dell'idea di "bene comune", i doveri sono diventati secondari e spesso irrilevanti. In questo l'Italia è maestra. Ad esempio, l'assenza del dovere di pagare le tasse ha contribuito in maniera determinante a portare il paese nella situazione economica attuale. Questo è un libro in cui l'indignazione è benvenuta, ho scritto nella premessa. Perché l'indignazione serve.




< Nella foto: Paolo Moiola
in questa pagina immagini di Claudio Nicolodi, Paolo Moiola, Corona Perer (provenienti da Tibet, Sri Lanka, Vietnam, Egitto, Kurdistan)

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