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Ambiente

Fermare il degrado della terra: lo dice il Papa

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Enciclica ''Laudato sì''

Invertire il degrado ambientale e creare sviluppo sostenibile rende "indispensabile lo sviluppo di istituzioni internazionali più forti e efficacemente organizzate". Lo afferma l'enciclica, in cui il Papa ricorda la proposta di Ratzinger di una Autorità politica mondiale". Nella enciclica "Laudato si'" appena pubblicata, il Pontefice rivolge un doppio appello, a "proteggere la casa comune", controllando surriscaldamento climatico e altri danni ambientali, ma anche cambiare modello di sviluppo, per i "poveri", e "per uno sviluppo sostenibile e integrale".


La riflessione portante ruota attorno al comandamento 'non uccidere': cosa significa - si chiede Francesco - quando un venti per cento della popolazione mondiale consuma risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere?
Il degrado ambientale che colpisce soprattutto gli "esclusi", sembra una nota a margine nei talk-show. "Ma l'approccio ecologico deve essere anche sociale" afferma Bergoglio che biasima il salvataggio delle banche come questione centrale delle politiche di chi ci governa. Occorre dunque un cambiamento di "stile di vita" per i "poveri", e "per uno sviluppo sostenibile e integrale".
L'appello è dunque rivolto a "proteggere la casa comune", controllando surriscaldamento climatico e altri danni ambientali. Il pontefice non tace il problema di fondo: il modello consumista, che è del tutto disinteressato al "bene comune". Realizzare una "cittadinanza ecologica" invece porta a una serie di "azioni quotidiane" che hanno di mira la cura del creato, e uno sviluppo equo. Cosa fare? L'enciclica fornisce qualche spunto operativo: consumo equo e solidale, minor uso di condizionatori, oculata gestione dei rifiuti. Non manca nell'enciclica il "no" forte ad ogni guerra che - guarda caso - è sempre legata alla gestione delle risorse e causa sempre gravi danni all'ambiente e alla ricchezza culturale dei popoli.

L'Anno Santo 2015-2016 è prefettamente coerente con il pensiero ecologista del Pontefice e anche con la sua pastorale che è espressa nella Esortazione apostolica Evangelii Gaudium: papa Bergoglio affermava che "è vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura. La gioia del Vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno". E questo perchè è incontro con il Dio misericordioso.
Il Papa ha pronunciato parole importanti: ha chiesto "una riforma finanziaria che non ignori l'etica" e "un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici". Chiede rispetto per la vita (tra i deboli da difendere sono i "nascituri").


> foto: C.Perer ( riproduzione riservata)


Sa bene il Pontefice (e lo dice) che la Chiesa viene tacciata di impostazioni ideologica, oscurantista e conservatore. C'è poi il problema dell'individualismo. "Una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l'entusiasmo di fare il bene".
E i moniti non mancano. "Anche i credenti corrono questo rischio, sicuro e permanente. Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua" afferma il Pontefice che chiede ed esorta a tornare alla fonte, e recuperare la freschezza originale del Vangelo.

Ce n'è anche per i parroci e le loro tristi omelie. Ed inoltre il testo pontificio si sofferma su una serie di questioni: la riforma della Chiesa missionaria; le tentazioni degli operatori pastorali; l'inclusione sociale dei poveri; la pace e il dialogo sociale; le motivazioni spirituali per l'impegno missionario.
Il Papa chiede una "trasformazione missionaria della Chiesa", esortando ecclesiastici e cristiani ad "uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo".
Il documento invita la Chiesa a "prendere l'iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi". Di prendere coscienza della "zizzania" non con reazioni "lamentose né allarmiste" e di essere capace di una "evangelizzazione gioiosa", e di "festeggiare".
"Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, - scrive papa Francesco - devo anche pensare a una conversione del papato. Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti".

"Più della paura di sbagliare - afferma papa Bergoglio - spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c'è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: 'voi stessi date loro da mangiare'".
La rivoluzione di Francesco vuole essere nei fatti, non nelle parole. E la paura di sbagliare non fa per lui. Andare in Terra Santa, è stato prendere l'iniziativa: per la Pace. Per tentarla almeno, per lanciare le parole che possono aiutare a costruirla.
www.giornalesentire.it - 2016



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