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Gesti simbolici e politici

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di Corona Perer

(reportage dalla visita in  Terra Santa) -  Terminato il programma in Palestina, Papa Francesco ha preso congedo dall'Autorità palestinese dall’eliporto di Betlemme da dove ha raggiunto il Ben Gurion International Airport in Israele.

Da lì è ripartito per Gerusalemme (da notare che Betlemme dista una decina di chilometri dalla città santa alle tre religioni di Abramo,  el Aviv invece una settantina, ma le autorità israeliane lo hanno fatto  partire dal Ben Gurion per non creare il cordone Betlemme-Gerusalemme: vale a dire 140 chilometri anzichè 20...).

Se a Betlemme aveva voluto sostare al muro dove una scritta gli diceva "Papa, chiediamo giustizia" ed ancora "Papa, siamo anche noi nel ghetto di Varsavia", a Gerusalemme il papa ha voluto compiere un gesto pari e pregare  per tutte le vittime del terrorismo.

Lo ha fatto davanti alla stele che ricorda le vittime ebraiche del conflitto e certamente è stato porre sullo stesso piano i due contendenti. gesto simbolico e politico insieme. "Mai più terroristi nel mondo", ha detto il Papa "Il terrorismo è male perché nasce dall'odio, perché non costruisce ma distrugge". Insomma come dire vale per tutti, parole che faranno riflettere.

Ma già ieri in giornata il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, precisava su Tweeter  che al Papa lui ha spiegato che quel muro (loro la chiamano barriera di sicurezza) ha evitato altre vittime "...che il terrorismo palestinese aveva in programma".

Poi il Papa davanti a quel che resta del muro di sostegno della Spianata del Tempio di Salomone, come il suo predecessore ha lasciato una preghiera tra le pietre sostando silenziosamente in preghiera.

E' sembrato invece citare e parafrasare le parole del filosofo ebraico Martin Buber quando allo Yad Vashem,  museo dell'Olocausto, ha ricordato quella domanda fondamentale per chi ha fede. Non dove sei Dio o perchè permetti queste cose, ma "dove sei, uomo? dove sei finito?" pari alla domanda biblica "Adamo, dove sei?".

Il Pontefice ha tentato la sua risposta: nemmeno Dio è riuscito ad immaginare di che cosa sarebbe stato capace l'uomo. Ed ha concluso: "Mai più Shoah, Signore, salvaci da questa mostruosità".

Lungo l'incontro con il presidente di Israele Shimon Peres sui temi della Pace e sul forte invito all'incontro in Vaticano che il Papa ha rivolto a lui ed al presidente palestinese Abu Mazen, che come Peres ha accettato. La data è stata già decisa: 8 giugno.

La proposta contenta tutti ma nessuno tra i palestinesi si nasconde una verità di fondo: Peres è un presidente a scadenza di mandato che nulla potrà fare e decidere, soprattutto ora che sta per essere sostituito. A quell'incontro dovrebbe realtà andarci il premier Netanyahu che ha potere di decisione e che è l'omolgo di Abu Mazen. Dunque un tentativo tra un asso e (...ci si passi il paragone certanente fastidioso) e un due di picche? Ci si chiede in Palestina: serve a salvare la facciata o a mettere la prima pietra con convinzione sul cammino difficilissimo della pace? Chi vivrà vedrà.

(26 maggio 2014 - C.Perer)




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