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Marco Guzzi ''Pontificato controcorrente e contromano''

Marco Guzzi ''Pontificato controcorrente e contromano''Natalino_Ventrella_Papa_Francesco.jpgPAPA-FRANCESCO.jpggrigio-dida-001.jpgpapa-francesco-commissione-su-ior.jpggrigio-dida.jpgpapa_francesco_bacia_bimbi_san_pietro-5.jpgpapa-francesco-elezione-san-pietro.jpg
di Marco Guzzi*

L’elezione di Papa Francesco ci ha donato un fresco afflusso di speranza,  la speranza che molte cose cambino, e che innanzitutto cambi la classe dirigente,  o meglio, cambi il modo in cui viene da secoli esercitata ogni leadership.
Il Papa in fondo è proprio l’archetipo della leadership suprema, per cui la crisi di questa figura e il suo rinnovamento indicano un travaglio che va ben al di là dei confini della Chiesa cattolica, e coinvolge ogni figura di autorità e ogni forma di rappresentanza.

Questa crisi di credibilità di tutte le classi dirigenti è in realtà planetaria, e procede da decenni (e ancora più in profondità da secoli); ma in Italia appare con un’evidenza e una forza singolari. L’ultimo Rapporto dell’Eurispes (2013) ci dice che ha fiducia nel Parlamento solo l’11,3% degli Italiani, nei partiti un misero 7%, mentre perfino la credibilità della Chiesa scende al 36,6%.

Ma se chiedessimo quale credibilità abbiano non so i magistrati o i filosofi (ammesso che ancora ne sussistano…) o i giornalisti o i professori universitari, quali percentuali raggiungeremmo? In realtà si sta dilatando un vero e proprio Baratro tra le popolazioni e le loro rappresentanze politiche, religiose, e culturali.

Questo baratro ha una storia molto antica, che andrebbe studiata e ricordata e che risale addirittura agli esordi dell’epoca moderna, allorché iniziò a crearsi una spaccatura tra la tradizione ecclesiale cattolica e le culture nuove, scientifiche e politiche; tra religione dei padri e ricerca razionale. Da allora questa spaccatura è andata crescendo lungo i secoli, accentuando da una parte il dominio di un clericalismo antimoderno, e dall’altra quello di un razionalismo sempre più chiuso alla domanda esistenziale di trascendenza e di senso.

Questo divario ha prodotto perciò due caste dirigenti sempre più deficitarie: preti che perdevano di generazione in generazione la loro autorità negando ogni progresso, e politici e scienziati e letterati che perdevano quozienti crescenti di autorità rivolgendosi tecnica-mente a parti sempre più scisse e mutilate dell’essere umano.
 Abbiamo lacerato l’uomo tra un Senso senza vita e una vita senza più Senso.

Da questa storia, e dalla sua drammatica dimenticanza, deriva l’attuale Baratro, l’attuale mancanza di una rappresentanza autorevole delle nostre popolazioni, l’attuale smarrimento e disgusto dei popoli nei confronti di tutte le classi dirigenti. In questo baratro possiamo ricominciare soltanto da una rinnovata integrità.

Abbiamo cioè urgente bisogno di uomini e di donne che sperimentino dentro di sé una nuova unità tra la ricerca di senso e la quotidianità più concreta, tra vita spirituale e progettazione politica, tra cuore e mente, tra anelito alla trascendenza e orientamento economico planetario. Abbiamo bisogno di uomini e di donne che abbiano cioè superato dentro di sé, a livello direi di istinto e di carne, lo scisma moderno tra fede e razionalità, tra conformismo e dogmatismo ecclesiastici ed eterna trasgressione dell’eterno adolescente ribelle (rabbioso e infelice).

E’ definitivamente finito infatti – anche se perdura nella forma zombistica di moltissimi morti viventi - il tempo sia delle rigidezze sacrali del Medioevo, custodite anche oggi in tante espressioni ecclesiastiche, che delle ribellioni, ormai davvero a poco prezzo, di un Novecento che ha fatto dello sberleffo e della distruzione il più piatto e noioso conformismo: una vera e propria dittatura del brutto, del falso, dell’insignificante, e quindi in definitiva del male.
Lo psicoanalista James Hillman in un bel libro sulla leadership (Forme del potere, 1996) scriveva: “Oggi abbiamo bisogno di eroi della discesa e non di maestri della negazione; di maestri della maturità, che siano capaci di reggere la tristezza, che diano amore all’invecchiare, che possano manifestare l’anima senza ironia o imbarazzo. Di maestri, non di capi-claque, di maestri, non di sostenitori o di filistei”.

Si sta faticosamente aprendo un tempo nuovo, in cui il Divorzio tra Tradizione ecclesiale e Modernità si andrà ricomponendo. Questa ricomposizione richiede la fioritura di nuove classi dirigenti, e più in generale di una nuova forma di leadership, che si radichi nel principio spirituale dell’autorità come capacità di donare vita, e di fare crescere le persone.

Papa Francesco per primo ha incominciato a mostrare i segni di questa conversione, ma poi ogni leader, ogni politico e ogni scrittore, ogni giornalista e ogni insegnante, ogni parroco e ogni dirigente sarà chiamato ad abbandonare le forme ormai desuete e autoritarie dell’esercizio del proprio potere, senza rifugiarsi d’altronde nell’irresponsabilità e nell’impotenza postmoderne.

Divenire un leader nel tempo nuovo implicherà infatti la rinuncia ad ogni forma di dominio, di schiavizzazione, e di oppressione nei confronti delle persone a noi affidate, ma al contempo anche una forza straordinaria, capace di orientare in questa notte, di illuminare, di dare vita appunto. E questa rinuncia che dona il vero potere di Dio, come sappiamo, è una sorta di morte, che per i cristiani è indicata nel segno della Croce. Senza questa Croce vivificante, ha detto papa Francesco nel suo primissimo discorso pronunciato durante la Messa nella Cappella Sistina, “non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo vescovi, preti, cardinali, Papi, ma non siamo discepoli del Signore”.

Senza questo rovesciamento iniziatico delle forme della leadership possiamo anche essere Papi, ma non siamo cristiani; possiamo anche essere scrittori famosi o politici di successo, ma non siamo Uomini Veri, e non abbiamo alcuna reale autorità, in quanto non aiutiamo nessuno a crescere nella propria libertà.

Questi concetti sono per davvero rivoluzionari, ma oggi il moto rivoluzionario torna ad essere il dinamismo della storia, purificandosi da tutte le distorsioni moderne, e ricollegandosi alla radice della più radicale di tutte le Rivoluzioni, quella per davvero permanente, quella che sta rovesciando da 2000 anni tutti i potenti dai loro troni imbrattati di sangue, e che i cristiani celebrano come la Pasqua.


*filosofo
(per gentile concessione dell'autore)

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