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Storico abbraccio con Kirill

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La storia che cambia

12.2.2016 - L'incontro è stato programmato durante una "tappa" del viaggio verso il Messico e la terra scelta è una sorta di terra di nessuno: Cuba. Un atterraggio e un evento che definire storico è appropriato. Lo scisma che divide la Chiesa d'Oriente da quella di Occidente è scattato nel 1054 con due scomuniche reciproche ritirate soltanto nel 1969 grazie a Paolo VI.

L'aereo con a bordo il Papa e il suo seguito è atterrato a L'Avana (Cuba), dove il pontefice incontra il Patriarca Kirill. E' il primo incontro in assoluto tra un capo della Chiesa di Roma e uno della Chiesa ortodossa russa. "Oggi è un giorno di grazia. L'incontro con il Patriarca Kirill è un dono di Dio. Pregate per noi" il messaggio dei due vertici religiosi che però dalle prime parole si percepiscono come due fratelli.

Alle ore 22.30 (ora italiana) la firma congiunta al documento comune e quindi la dichiarazione ufficiale. Il Patriarca Kirill racconta della discussione di circa due ore: "comprendiamo molto bene la nostra responsabilità verso il nostro popolo di fedeli per il futuro del Cristianesimo e della Civiltà umana. Una conversazione ricca di contenuto che ci ha dato la possibilità di capire le posizioni dell'uno e dell'altro. Le due chiese collaboreranno per difendere i cristiani di tutto il mondo, con una piena responsabilità possiamo lavorare insieme per scongiurare la guerra affinchè sia rispettata la vita umana per rafforzare le basi della famiglia e della società, affinchè attraverso la partecipazione alla chiesa sia purificato il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".

Quindi papa Francesco: "Abbiamo parlato come fratelli, abbiamo lo stesso battestimo siamo cristiani, siamo due vescovi e parliamo delle nostre chiese, siamo convinti che l'unità si raggiunge solo camminando, abbiamo parlato chiaramente e senza mezzi termini e io vi confesso che mi sono sentito molto consolato e appoggiato dallo Spirito Santo in questa conversazione e quindi ringrazio Sua Santità per la sua umiltà, siamo usciti da questo dialogo con alcune iniziative che sono possibili e potranno essere realizzate e per questo ringrazio Sua Santità e i collaboratori per il lavoro svolto".

Il dettaglio: due volte papa Francesco ha detto "Sua Santità" a Kirill. Un appellativo che non ha applicato a se stesso ("siamo due vescovi") dunque un uso assolutamente non casuale, di portata storica in una storica serata racchiusa in 4 pagine di dichiarazioni ufficiali che si sofferma sulle questioni cruciali: la persecuzione dei cristiani, la difesa della famiglia, la manipolazione della vita e molto altro. Se ne parlerà a lungo. Anche per il ruolo dato a Cuba che diventa isola dell'unità e assume di colpo un ruolo internazionale impensabile fino a pochi mesi fa.
12 febbraio 2016 - cperer




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CUBA INTANTO ATTENDE IL VERO CAMBIAMENTO

In occasione della visita di papa Francesco a Cuba (lo scorso 19-22 settembre) Amnesty International ha reso nota la sua valutazione sull’attuale situazione dei diritti umani nell’isola.
Cuba vive un momento di grande apertura nelle relazioni internazionali. Tuttavia, nel campo dei diritti umani, nonostante evidenti progressi (quali il rilascio dei prigionieri politici e la riforma della legislazione in materia di emigrazione, attraverso l’abolizione del visto obbligatorio di uscita), i diritti alla libertà d’espressione, di associazione, riunione e movimento non sono ancora garantiti.

La Cuba di oggi è un paese nel quale non vi sono più prigionieri di coscienza condannati a scontare lunghi periodi di detenzione sotto un duro regime carcerario. La strategia delle autorità è ora quella di promuovere campagne diffamatorie nei confronti dei dissidenti e vessarli con brevi ma ripetuti periodi di carcere.
Secondo la Commissione cubana per i diritti umani e la riconciliazione nazionale, ad agosto vi sono state 768 brevi incarcerazioni per motivi politici, in aumento rispetto alle 674 del mese precedente.

A entrare e uscire dalle prigioni cubane sono attivisti per i diritti umani, giornalisti indipendenti e promotori di manifestazioni pacifiche o di incontri privati. A volte, gli arresti sono eseguiti alla vigilia di annunciate manifestazioni, per impedirvi la partecipazione.
Se in passato per condannare i prigionieri di coscienza si ricorreva soprattutto all’articolo 91 (“atti dannosi per l’indipendenza e l’integrità territoriale commessi nell’interesse di uno stato estero”) e all’articolo 88 (“possesso di materiale sovversivo”) del codice penale, oggi si usano per lo più le norme relative a “disordini pubblici”, “oltraggio”, “vilipendio”, “aggressione” e “pericolosità”: concetti generici, resi ancora più vaghi dalla loro descrizione.

L’articolo 72 ne è un esempio evidente: il testo stabilisce la “pericolosità” di una persona qualora manifesti “inclinazione a compiere crimini”: un’inclinazione “dimostrata da una condotta in palese contraddizione con le norme della morale socialista”. L’articolo 75 prevede poi che la “pericolosità” possa essere sanzionata anche da un agente di polizia.
Lo stato ha il completo monopolio su tutti i mezzi d’informazione, compresi i fornitori di servizi Internet. L’articolo 53 della Costituzione riconosce e limita al tempo stesso la libertà di stampa, proibendo espressamente la proprietà privata dei mass media.

Tutte le associazioni civili e professionali nonché i sindacati che non siano sottomessi al controllo dello stato e alle organizzazioni di massa governative non ottengono il riconoscimento ufficiale. L’articolo 208 del codice penale prevede da uno a tre mesi di carcere per l’appartenenza a organizzazioni non ufficiali e da tre a nove mesi per chi le dirige. Il potere giudiziario è fortemente controllato dallo stato. Presidente, vicepresidente, gli altri giudici della Corte suprema, il procuratore generale e il suo vice sono eletti dall’Assemblea nazionale e gli stessi avvocati difensori sono impiegati statali che raramente osano contestare la pubblica accusa o le prove presentate nei processi dai servizi segreti.

L’abolizione del visto obbligatorio di uscita dal paese ha consentito a molti cubani di recarsi all’estero, con l’eccezione di 15 ex prigionieri di coscienza rilasciati nel 2011 e che a differenza di altri hanno preferito rimanere in patria piuttosto che andare in esilio in Spagna. A nessuno di loro è consentito di lasciare il paese.
Persistono poi i cosiddetti “atti di ripudio”: manifestazioni organizzate dalle autorità, di solito sotto l’abitazione di dissidenti e attivisti, cui prendono parte sostenitori del governo e pubblici ufficiali. La polizia osserva senza intervenire.

All’apertura nelle relazioni internazionali coi governi, non ha fatto ancora seguito quella con gli organismi indipendenti sui diritti umani: l’ultima occasione in cui ad Amnesty International è stato permesso di visitare Cuba risale al 1988. La ripresa delle relazioni diplomatiche tra Cuba e Stati Uniti d’America non ha comportato la fine delle sanzioni finanziarie ed economiche da parte di Washington.

L’Organizzazione mondiale della sanità, l’Unicef e Amnesty International hanno più volte denunciato, nel corso di questi decenni, l’impatto dell’embargo sui diritti economici e sociali della popolazione cubana, tra cui i diritti al cibo, alla salute e all’igiene. Queste sanzioni ormai anacronistiche vanno annullate al più presto

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