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Arte e cultura

Lost in Landscape

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perduti nel paesaggio

di Corona Perer - Dentro la mostra del Mart ci si perde per davvero. Silenzi, vastità, natura, metropoli, la Babele del paesaggio, ed anche la sua distruzione ad opera della guerra (emozionante rivedere la Beirut che aveva così ben raccontato Gabriele Basilico), fino al mare che entra al Mart con la sabbia vera e un video sonoro che fa arrivare le onde fino al pavimento del museo di Mario Botta.

Ancora una volta una mostra che consente di toccare con mano la versatilità della struttura architettonica, entro la quale l'achitetto allestitore (Filindeu) dissemina cunicoli, sentieri, tane, e case dove è possibile tanto immaginare il cammino dell'uomo come l'espansione dell'Universo.

"Perduti nel paesaggio/Lost in Landscape", curata da Gerardo Mosquera, è in realtà un grande progetto espositivo che affronta il tema al paesaggio contemporaneo come spazio, ambiente, territorio, luogo in cui si vive e da cui ci si allontana. Il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto ci lavorava da tempo con i suoi curatori Veronica Caciolli e Denis Viva e la supervisione di Cristiana Collu.

Oltre 60 opere di artisti provenienti da tutto il mondo, con una forte prevalenza di arte fotografica. Molti di loro non sono mai stati presentati in Italia. In mostra oltre 170 fotografie, 84 opere pittoriche, 10 video, 4 video-installazioni, 4 installazioni, 4 interventi context specific (Gonzalo Diaz, Takahiro Iwasaki, Glexis Novoa e Cristina Lucas), 1 progetto web specific (Simon Faithful), 1 libro d’artista (Ed Ruscha).

In piazza sotto la cupola di Botta c'è un'installazione luminosa che appare come un totem (foto sotto). L'opera di Gonzalo Diaz è stata donata al Mart dall'autore. Impressionante la mole di opere presa in esame dai curatori.

Ci sono opere (per una volta citiamoli tutti) di Marina Abramović, Tarek Al Ghoussein, Lara Almárcegui, Analía Amaya, Carlo Alberto Andreasi, Massimo Bartolini, Gabriele Basilico, Bae Bien-U, Bleda y Rosa, Fernando Brito, Luis Camnitzer, Pablo Cardoso, Jordi Colomer, Russell Crotty, Gonzalo Dìaz, Simon Faithfull, Fischli & Weiss, Carlos Garaicoa, Emmet Gowin, Carlo Guaita, Andreas Gursky, Rula Halawani, Todd Hido, Huang Yan, Carlos Irijalba, Takahiro Iwasaki, Isaac Julien, Anselm Kiefer, Iosif Kiraly, Hong Lei, Glenda Leòn, Yao Lu, Cristina Lucas, Armando Lulaj, Rubens Mano, Arno Rafael Minkkinen, Richard Mosse, Sohei Nishino, Glexis Novoa, Sherman Ong, Gabriel Orozco, Alain Paiement, Junebum Park, Paul Ramìrez Jonas, Vandy Rattana, Szymon Roginski, Ed Ruscha, Guillermo Santos, George Shaw, Gao Shiqiang, David Stephenson, Davide Tranchina, Carlos Uribe, Agnès Varda, Verne Dawson, Michael Wolf, Catherine Yass, Kang Yong-Suk, Du Zhenjun.

"Non è certo un Eden quello raccontato nelle sale del Mart, e neanche un nuovo genere artistico, bensì uno sguardo appassionato e sofferto sul mondo, che scopre necessariamente anche i suoi angoli più drammatici e contraddittori" spiega Cristiana Collu che ha anche ricordato come tutto quello che "non c'è" nella mostra (cioè il paesaggio trentino) è in realtà "nella" mostra perchè lo si vede, intravede, scorge dalle vetrate delle sale aperte su una valle che diventa essa stessa installazione vivente.

Mosquera ha affermato di essersi ispirato a Calvino e ad una foto dell'Universo per intrecciare nella mostra tre differenti livelli di lettura.

"Anzitutto volevo esaminare la propensione dell'artista e dell'uomo in generale ad appropriarsi dell’ambiente e ad identificarsi e dialogare con esso, che si plasma in qualsiasi rappresentazione del paesaggio. Quindi affrontare il paesaggio non come genere artistico ma come mezzo per la costruzione di un senso. E infine offrire al visitatore un’esperienza al contempo estetica e di riflessione".

Risultato raggiunto: le opere esposte e la loro articolazione nello spazio espositivo è perfetta. Il vissuto artistico si intreccia a quello di chi transita di sala in sala.

La mostra si apre con “The microwave sky as seen by planck” la prima immagine completa dell’universo, catturata nel 2010 con il telescopio satellitare Planck. Si tratta di una rappresentazione che, delineando il paesaggio totale, descrive la più ambiziosa appropriazione dell’ambiente mai realizzata. L’immagine dell’ universo è accostata all’antico Disco Celeste di Nebra (1.600 a.C.) che è invece la prima sua rappresentazione conosciuta.

Mosquera ricorda che il significato del termine "paesaggio" definisce allo stesso tempo "sia la percezione di un determinato luogo, sia la sua rappresentazione", rendendo inseparibili fra loro l’oggetto dal soggetto, l’ambiente dal suo abitante.

Il paesaggio è dunque inseparabile dall’uomo. Infatti, nel percepire, conoscere e descrivere il paesaggio, l’uomo è al tempo stesso oggetto inscritto nella realtà e soggetto esterno e narrante.

Proprio come scrisse Calvino quando fa dire a Marco Polo che il "viaggiatore conosce il poco suo, scoprendo il molto che non è suo e che mai avrà". Il curatore ha fatto propria questa osservazione commentando "...sono anch'io un viaggiatore nomade e mi stupisco sempre come ci si identifichi in ciò che si vede senza mai poterlo effettivamente possedere".

E Cristiana Collu aggiunge "Dall'Eden non siamo stati scacciati. Perduti quindi, nel senso di perdizione, ma anche di perdutamente innamorati perchè a quell'EDen desideriamo tornare. Siamo stati bandìti da un giardino e trattati da banditi. Questa mostra per me è anche un meraviglioso discorso sul senso del limite" dichiara la direttrice.

Un limite che risuona vasto e silenzioso, ma anche pieno di rumori (il passo affaticato nel ghiaccio, il respiro affannoso di un cammino che conduce verso il nulla, lo scrosciare di una cascata, l'acqua che diventa ghiaccio che è anche l'acqua con la quale ci laviamo al mattino....) e pieno di quella ricerca del sè che magnificamente è detta in un video multiframe di Isaac Julien del 2004. Si intitola "North" ed è stato prestato dalla Victyorias Miro Gallery di Londra.

Prendetevi il tempo di fermarvi a guardarlo tutto. Scoprirete che in quel ghiaccio avete camminato anche voi.
Ha ragione Calvino, Ha ragione Gerardo Mosquera.
ultimo aggiornamento: agosto 2014


< foto: l'opera di luce site-specific nella piazza del Mart, vista dal mezzanino del Museo (foto: C.Perer)


PERDUTI NEL PAESAGGIO
LOST IN LANDSCAPE
A cura di Gerardo Mosquera
Mart, Rovereto 5 aprile - 31 agosto 2014

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